Il dolore
Addio interventi chirurgici Tagli dal 50 all’80 per cento
L’allarme di Basile: «Il Covid ha travolto le attività ospedaliere, così non va» Uno dei problemi è la carenza di personale: «Mancano medici e infermieri»
In Italia l’attività chirurgica di elezione (ovvero relativa agli interventi programmati) segna un crollo medio del 50 per cento.
Con punte, in alcune aree, anche dell’80 per cento.
«Il Covid ha travolto le attività ospedaliere, ma non si può continuare così: la ricaduta sulle liste di attesa è pesantissima e il rischio è di far aggravare situazioni inizialmente tutt’altro che problematiche».
A lanciare per primo questo grido d’allarme – ripreso ieri anche dall’Associazione oncologi, cardiologi ed ematologi – è il dottor Francesco Basile, presidente della Società italiana di chirurgia.
Dottor Basile, perché la situazione in Italia è tanto preoccupante?
«È l’altra faccia della pandemia. Praticamente ovunque si registrano posti letto di chirurgia dimezzati, personale infermieristico e medico delle sale operatorie trasferito ai reparti Covid, terapie intensive intere riconvertite per i pazienti Covid, cosa che a volte non permette neppure le operazioni per i pazienti con tumore. In molti casi si è addirittura di fronte al blocco totale dei ricoveri in elezione».
Può farci qualche esempio?
«L’ospedale civile di Baggiovara a Modena dal 30 dicembre fino a oggi ha vissuto il blocco totale per gli interventi di elezione e ha operato solo per urgenze: da domani ripartiranno con circa il 20 per cento dell’attività, poi se tutto andrà liscio e non ci saranno ulteriori imprevisti incrementeranno nelle prossime settimane fino al 50 per cento. Anche a Ferrara l’attività programmata è al 50 per cento, in Toscana si permettono le operazioni oncologiche, le urgenze e gli interventi di classe A, ovvero quei casi non procrastinabili da operare entro 10 giorni. È una situazione diffusa e in alcune aree si riscontrano anche picchi maggiori rispetto alla media del meno 50 per cento».
Di quanti interventi insoluti si parla?
«A livello nazionale, nel 2020 si sono registrati 400mila interventi di elezione rinviati con un notevole e ovvio aumento del numero dei pazienti in lista di attesa. Nel 2021 si è cercato di riparare a questo ingente ritardo dovuto alla prima fase della pandemia, riuscendo a recuperare circa la metà delle operazioni rimaste insolute. Il problema è che nel frattempo è esplosa la variante Omicron: con una crescita tanto vertiginosa dei contagi non solo il processo di recupero si è bloccato ma stiamo di nuovo accumulando pazienti nelle liste d’attesa. Il mio è un allarme preventivo: dobbiamo fare in modo di non ricadere nel caos del 2020».
Si tratta però di interventi non emergenziali: quali sono i rischi?
«L’attesa eccessiva può portare a delle complicanze anche importanti. Ne è un esempio la calcolosi della colecisti: se si attende troppo a lungo si può incorrere in colecistite acuta, perforazione della colecisti, ittero per presenza di calcoli nella via biliare. Queste poi diventano patologie complicate, anche ricadendo nell’urgenza, mentre tutto poteva essere risolto con un intervento banale».
Quali interventi sono necessari per evitare lo stallo delle liste d’attesa?
«L’ideale sarebbe di cercare di rafforzare gli organici delle sale operatorie, soprattutto di infermieri, anestesisti e chirurghi. Se non si riesce a ripristinarli perché il personale serve per l’emergenza Covid, c’è bisogno di nuove assunzioni. Anche temporanee. Oggi stiamo vivendo una carenza di personale davvero preoccupanti: vanno destinati nuovi fondi anche per la salute dei cittadini non affetti da coronavirus».
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