Il Tirreno

Toscana

il ritratto

Era il sorriso dell’Europa Tenace, David Sassoli si è arreso solo alla malattia

Mario Neri
Era il sorriso dell’Europa Tenace, David Sassoli si è arreso solo alla malattia

La formazione lapiriana, il giornalismo, l’impegno civile. Recordman di preferenze e presidente dell’Europarlamento 

5 MINUTI DI LETTURA





Fra gli amici circola ancora una foto di lui giovane che martella il muro di Berlino. No, non era un adolescente. Non un ragazzino preso da chissà quale foga ribellista. David Sassoli però è sempre stato un utopista, uno che ci credeva. Credeva ai sogni di giustizia, democrazia, libertà, fraternità. Sì, fraternità. Era uno dei pochi ad usare ancora questa parola rivoluzionaria. La scelse anche per il suo discorso di insediamento da presidente del Parlamento europeo. Credeva al sogno europeista.

«L’Unione europea non è un incidente della storia – disse il 3 luglio 2019 – Io sono figlio di un uomo che a vent’anni ha combattuto contro altri europei, e sono figlio di una mamma, e anche lei a vent’anni ha lasciato la propria casa e ha trovato rifugio presso altre famiglie. Io so che questa è la storia anche di tante vostre famiglie, e so anche che se ce le raccontassimo davanti a un bicchiere di birra non diremmo mai che siamo figli o nipoti di un incidente della storia, ma diremmo che la nostra storia è scritta sul dolore, sul desiderio di giustizia, libertà, fraternità». E così quella foto del giovane Sassoli, già giornalista della redazione romana del Giorno, in qualche modo oggi spiega tutta la sua vita e la sua carriera. Lì, col ciuffo elegante che solo più avanti diventerà brizzolato, il volto disteso di un uomo «di grande equilibrio» ma determinato, quasi scanzonato ma mai troppo per risultare cinico. E poi, poi quel sorriso stampato in volto come un’epitome. Un riassunto somatico di carattere, cultura, stile. Il sorriso che l’Italia ha imparato a conoscere all’ora di cena, quella del Tg1 delle 20, finché è stato l’anchorman del Paese, per poi diventare il sorriso migliore con cui l’Europa si è presentata ai suoi cittadini. Se n’è andato di notte Sassoli, ad Aviano, nel Centro di riferimento oncologico.

La sua guerra privatissima era cominciata anni fa. Mieloma. Aveva affrontato un trapianto di midollo. Poi a settembre, durante una plenaria, viene colpito da una polmonite da legionella. Si riprende, ma a novembre affronta una nuova ricaduta. È morto per una disfunzione del sistema immunitario. Lascia la moglie Alessandra Vittorini e due figli, Livia e Giulio. «L’ultima volta l’ho sentito sabato – racconta Simona Bonafè, eurodeputata del Pd – Era ricoverato da prima di Natale, eppure continuava a chiamarmi, a parlarmi dei suoi progetti. Non mi ha mai detto niente di dove fosse». Sessantacinque anni, Sassoli era figlio di padre fiorentino e madre pratese.

Figlio d’arte, perché è proprio per gli impegni di babbo Domenico, giornalista, che la famiglia si trasferisce a Roma, dove lui passa la vita, studia al liceo Virgilio, poi Scienze politiche, che non finisce per gettarsi anima e corpo sul giornalismo. Eppure l’aura fiorentina, il coté dossettiano ma soprattutto lapiriano, gli resta addosso per sempre. Babbo Mimmo lo chiama David Maria, come David Maria Turoldo, un frate vicino a padre Balducci e a quel cattolicesimo democratico, di sinistra, che perfino nella Dc più progressista un po’ fa storcere il naso, quasi come uno scandalo, che eppure ora è l’ossatura del Paese, il nocciolo dell’Europa.

Il giornalismo è stato un pezzo di strada, ma mai lontano dalla politica, anche se della politica non è mai stato un professionista. A lanciarlo è Dario Franceschini, nel 2009.

Candidato nella circoscrizione centro, eletto eurodeputato con oltre 400mila voti: un record. Questa doveva essere la sua ultima settimana da presidente dell’Eurocamera.

Dopo aver fatto da capodelegazione dei Socialisti e Democratici, Sassoli era diventato presidente grazie a una maggioranza Ursula, ad un accordo col Ppe. Avrebbe voluto la riconferma anche per la seconda metà del mandato, ma si sarebbe creata «una frattura» con i popolari, Emmanuel Macron non lo avrebbe appoggiato e Sassoli è sempre stato l’uomo dell’unione, non delle spaccature. Ha fatto un passo di lato. Roba da leader d’altri tempi, non di questi pieni di egolatria. Sette mesi dopo, l’Europa viene sconvolta dal Covid e dai lockdown, lui fa di tutto per non chiudere il Parlamento, che per sua iniziativa diventa il primo al mondo a istituire il voto elettronico.

Perché attenzione, Sassoli aveva il sorriso gentile, riservato, va bene, ma nelle sue convinzioni era intransigente. Iper critico con l’Ue troppo lenta, macchinosa e distante dalla gente. Così lui non perdeva occasione di farsi vedere alle feste dell’Unità. Il chiodo fisso dell’espansione degli spazi democratici. Non accettava che si tradisse lo spirito di Ventotene con l’egoismo dei Paesi sovranisti, per questo s’è messo lì a cavillare con i meccanismi comunitari affinché venisse applicata l’interpretazione più severa per bloccare i fondi del Next Generation Eu a Polonia e Ungheria, ostinati e contrari sui migranti.

Lui che porta l’Europa e Ursula von der Leyen sulla spiaggia di Lesbo, simbolo della fragilità europea, lui che ospita a Strasburgo le ong e Carola Rackete, la capitana della Sea Watch finita sotto inchiesta e poi prosciolta per aver forzato il blocco della guardia di finanza e portato in salvo i migranti recuperati nel Mediterraneo. Del resto la sua era la voce ufficiale dell’Europa che raccontava di essersi «emozionato» per aver visto la bandiera europea a Wall Street durante «l’emissione dei bond utili a finanziare la cassa integrazione», che a Sant’Anna di Stazzema quattro anni fa metteva in guardia dal «nazionalismo che si fa ideologia e provoca disumanità», ricordando, nell’estate del Capitano gialloverde e dei porti chiusi, che il razzismo «non è una goliardata».

Insomma, Sassoli era anche uno tosto, capace di lanciare sfide, provocazioni, perfino alla sua parte politica. Come quando nell’autunno del 2020 propone la cancellazione del debito da Covid. Credeva nei sogni, Sassoli. E un pezzo di quell’epica europeista un po’ è riuscita a scriverla, ma molte pagine – ci ha ricordato in un video messaggio postato il 23 dicembre che a riguardarlo oggi sembra quasi una specie di preghiera e profezia – sono ancora vuote: «Abbiamo finalmente realizzato dopo anni che la disuguaglianza non più tollerabile né accettabile, che la precarietà non è umana, che la povertà è una realtà che non va nascosta ma deve essere combattuta e sconfitta. E la nostra sfida è quella di un mondo che rispetta le persone e la natura. E la speranza siamo noi quando non chiudiamo gli occhi davanti a chi ha bisogno, quando non alziamo muri ai nostri confini, quando combattiamo contro tutte le ingiustizie. Auguri a noi, auguri alla nostra speranza».




 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Toscana

Camaiore, addio a Giuseppe Vecoli: conosciuto commerciante con la passione per le moto

di Roy Lepore