Italia
Controlli alleggeriti per i progetti Pnrr, scontro nel Pd sulla legge regionale
Una proposta dei dem li esclude dalle verifiche ambientali e dai vincoli del piano Marson. Monni: «È incostituzionale»
Firenze. Per il Pd toscano è un antidoto all’irrefrenabile taffazzismo con cui l’Italia e la Toscana rischierebbero di buttare al vento «la grande opportunità» del Piano nazionale di ripresa e resilienza e la sua pioggia di miliardi impastoiandola nelle solite sabbie mobili di tecnicismo e lungaggini burocratiche. Per Legambiente è un salto jurassico indietro nel tempo, un ritorno agli anni delle «deregulation di Berlusconi», insomma un colpo di spugna sulle regole per la tutela dell’ambiente.
C’è di certo che la proposta di legge che i dem mercoledì discuteranno in commissione territorio non passerà inosservata. Tecnicamente, è una sorta di “lodo Pnrr”, perché esclude tutti i progetti presentati dai Comuni sotto l’ombrello dei fondi europei dai vincoli fissati in due leggi chiave per il governo del territorio in regione.
Il testo di fatto smonta o assottiglia alcuni dei pilastri della legge 65 del 2014, la cosiddetta legge Marson, una specie di testo unico sul paesaggio toscano all’epoca maturato dopo mesi e mesi di polemiche, ed esonera le varianti urbanistiche presentate in nome del Recovery dalle procedure di controllo come la Valutazione di impatto ambientale (Via), la Valutazione ambientale strategica (Vad) e l’autorizzazione integrata ambientale (Aia) disciplinate dalla legge 10 del 2010.
Basti dire che sta già accendendo uno scontro interno al partito. Promossa dal lottian-gianiano Cristiano Benucci ma firmata da altri quindici consiglieri di tutte le correnti, compreso il capogruppo Vincenzo Ceccarelli, registra già alcune defezioni importanti. La prima, di Giacomo Bugliani, presidente della commissione affari istituzionali, per mesi nono assessore in pectore ma mai nominato per lo scontro interno alla maggioranza sulla proposta di modifica dello statuto toscano con cui Eugenio Giani avrebbe voluto costruire una giunta allargata. Gli altri gran rifiuti arrivano da Iacopo Melio, attivista per i diritti civili, e Francesco Gazzetti, entrambi molto sensibili ai temi ambientali. Ma i mal di pancia non serpeggiano soltanto nel gruppo dei democrat del parlamentino toscano. Perfino nella giunta c’è chi ha alzato il sopracciglio di fronte al testo.
«Non ho remore a dire che sono contraria – dice Monia Monni, assessora regionale all’Ambiente – Non tanto per il fatto di non essere neppure stata interpellata sulla stesura, ma perché, almeno per la parte che mi compete, cioè quella relativa alla valutazione di impatto ambientale, mi pare si vada incontro ad un errore politico. È assurdo eliminare la partecipazione in nome della semplificazione. Per le opere di mia competenza anzi la aumenterò. Il pericolo altrimenti è di ottenere il risultato opposto a tempi più rapidi di realizzazione dei lavori, perché ci ritroveremmo un comitato del no per ogni progetto».
Il Pd rischierebbe poi di incorrere in un intoppo ormai quasi comico per la ripetitività con cui si verifica. Per la terza volta nel giro di due anni, i dem presentano un correttivo a leggi regionali esistenti con un profilo di potenziale incostituzionalità. «Vabbè, suvvia, cercate un collegamento con la legge pro-concerie, qualcosa di losco ci deve essere», ironizza al telefono Ceccarelli rammentando il gran caos suscitato dall’emendamento al centro dell’inchiesta della procura di Firenze poi abrogato in fretta e furia fra l’imbarazzo del partito. «È molto probabile che venga impugnata davanti alla Corte costituzionale – spiega Monni – poiché escludendo le varianti approvate in funzione del Pnrr dalle verifiche ambientali, si cancellano normative europee recepite dalle leggi dello Stato. Peraltro si rischia di ingenerare un paradosso, e cioè di attuare il Pnrr, concepito come un piano di rilancio fondato sulla transizione ecologica e la sostenibilità, alleggerendo gli strumenti di tutela ambientale».
Ovvio, gli iter semplificati riguarderebbero solo le opere finanziate con i fondi del Pnrr. Non è una deregulation tout court. «Le sei missioni del Piano prevedono la conclusione dei progetti entro il 2026 – scrivono i dem nella relazione illustrativa alla legge – e per consentire una tempestiva ed efficiente realizzazione degli interventi è opportuno procedere a uno snellimento delle procedure».
Il testo aggiunge un articolo, il 35bis, alla legge 65 e un comma alla legge 10 del 2010. Escluderà le varianti urbanistiche presentate per il Pnrr dalla conferenze dei servizi e accorcerà da 60 a 30 giorni i tempi dell’iter previsto per quelle che pianifichino l’«impegno di suolo non edificato fuori dal perimetro del territorio urbanizzato», in sostanza nuovi volumi nelle campagne, il grande tabù della legge Marson. «Noi cerchiamo solo di semplificare l’iter per non perdere i finanziamenti – dice Ceccarelli – Dopodiché siamo disposti ad emendare e modificare quella proposta di legge se fosse dimostrato che ha un profilo di palese incostituzionalità. Se c’è uno che non accetterebbe sia stravolta la legge 65 quello sono io».
Non la pensa così, per ora, Legambiente: «Il Pnrr dovrà rispondere alle tante aspettative che la crisi pandemica – hanno dichiarato venti giorni fa Stefano Ciafani e Fausto Ferruzza, rispettivamente presidente nazionale e regionale di Legambiente – Ma quella proposta di legge contiene un principio inaccettabile: che le procedure di valutazione e partecipazione siano complicazioni inutili. Ma questo che vogliamo davvero? Tornare alla deregulation di Berlusconi? E poi, proprio in Toscana, terra di diritti e di partecipazione?»
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