Proteste
Il realismo del bene superiore
Il tempo presente ci mette di fronte a una serie di fatti nuovi che ci costringono ad essere realisti. Primo: dovremo convivere a lungo con il Covid-19; dobbiamo imparare a vivere con esso come abbiamo imparato a gestire l’influenza stagionale.
Non per nulla è un’influenza stagionale e come tale va saputa affrontare, con serenità, spirito di sopportazione e una capacità di adattamento che è tipica di ogni persona umana, per cui occorre valutare con razionalità quali sono le medicine idonee; in primis i vaccini e altri farmaci che stanno arrivando.
Come dobbiamo essere realisti di fronte al Covid e non illuderci che sia semplicemente un evento collocabile nel 2020, massimo 2021 e da dimenticare come una terribile iattura, occorre realismo di fronte a questo tempo che viviamo. La crisi economica provocata dalla pandemia sta avendo tutta una serie di ondate tsunamiche che stanno mettendo in seria difficoltà la nostra ripresa. Il rimbalzo dell’economia ha prodotto un’ascesa esponenziale dei prezzi delle materie prime e delle fonti energetiche, nonché del costo dei traffici marittimi. La nostra ripresa economica non è una marcia trionfale e sta manifestando tutte le sue criticità.
Occorre perseguire una coesione sociale che ci ha permesso di poter affrontare con successo la fine del blocco dei licenziamenti lo scorso giugno. Nessuno si salva da solo: lo abbiamo capito bene in questo tempo difficile. Per questo occorre ricordare che la vera libertà consiste nel compiere gesti che guardino al bene comune.
Con questo realismo dobbiamo però anche dirci che il 25 dicembre è il giorno in cui da secoli i cristiani ricordano la nascita di Gesù Cristo: non è un giorno in cui si festeggia una ricorrenza qualsiasi, ma è la nascita di Cristo! Per cui dobbiamo sì abituarci a vivere in una società sempre più multietnica e multireligiosa, avere un sano atteggiamento inclusivo, ma non scadere in un atteggiamento esclusivo. Dobbiamo abituarci a dire non solo buon Natale, ma anche buon Ramadan o quante altre feste religiose di altri popoli, di altre terre. Una convivenza pacifica in una società multiculturale e multireligiosa non si fa escludendo una festa. Non si può credere di includere escludendo. Il 25 dicembre è il giorno di Natale, il giorno della nascita di Cristo: misconoscere la storia vuol dire prepararsi a giorni incomprensibili. Una Babele dove non ci si riconosce più, né si può più dialogare, perché la comunicazione avviene tra identità accettate, riconosciute e chiare.
Una società inclusiva è una società delle diversità, è una società dove le differenze si armonizzano come in un arcobaleno; stiamo costruendo nuove entità statali dove a fronte del principio di etnia e di lingua comune si sta affermando un nuovo diritto di cittadinanza, basato su una cultura condivisa, frutto di apporti compositi. Se si vuole superare lo ius solis per arrivare ad uno ius culturae lo possiamo fare solo accogliendo le ricchezze che arrivano da tutti i popoli, ma ciò non significa comprimere o espellere l’identità, i valori e la religione del popolo nativo di una terra.
Con questi pensieri nel cuore, colgo l’occasione per fare gli auguri di buon Natale a tutti i lettori di questo quotidiano e a tutta la popolazione del nostro territorio.
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