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Viaggio per la vita dall'Albania al Meyer: Maria a 10 anni ha bisogno del trapianto di midollo
Un viaggio lungo più di mille chilometri per cercare di salvare la vita alla figlia Maria, di dieci anni. Una storia di sofferenza e di speranza che inizia a Korce e continua all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze
FIRENZE. Un viaggio lungo più di mille chilometri per cercare di salvare la vita alla figlia Maria, di dieci anni. Una storia di sofferenza e di speranza che inizia a Korce, una città dell’Albania centro meridionale vicino al confine tra la Grecia e la Macedonia del nord che sta continuando all’ospedale pediatrico Meyer di Firenze. Un padre, una madre e una figlia ammalata di leucemia che si mettono in viaggio perché i medici del loro ospedale hanno indicato proprio il Meyer quale unico luogo di guarigione. Alla famiglia si aggiungerà presto il figlio più piccolo, nove anni, che probabilmente sarà chiamato a donare il midollo per salvare la sorella. Una bambina di 10 anni i cui dolci occhi di un nero brillante raccontano la sofferenza ma anche la speranza di un futuro migliore; un futuro che ai più appare scontato, fatto di corse, giochi, risa, capricci, scuola, amiche e amici. Un domani senza più paura.
Ma l’Albania non fa parte della comunità europea e ai problemi burocratici per arrivare e soggiornare in Italia, si sommano le spese; costi difficili da sostenere per una famiglia che, fino ad agosto, viveva con lo stipendio del padre e la piccola pensione dei nonni con i quali abitavano.
Una vicenda che scuote le coscienze presa a cuore da un’associazione che da anni si occupa di persone e famiglie che vivono in condizioni di disagio economico e sociale. È l’associazione onlus la Sorgente del Villaggio, con la propria presidente Rossella Conforti che ha preso a cuore la storia della piccola Maria e ha lanciato una sottoscrizione.
Tutto ha avuto inizio lo scorso agosto quando la bambina si è sentita male. «Siamo a Natale – dice Conforti – e vorrei raccontarvi la storia di questa bimba chiamandola Maria». Un nome di fantasia scelto non a caso. Un nome antico e allo stesso tempo evocativo. «I genitori – continua la responsabile dell’associazione di Rosignano Marittimo, in provincia di Livorno - hanno portato la bambina all’ospedale del luogo dove le è stata diagnosticata una forma grave di leucemia. E sono stati gli stessi medici a indirizzare la famiglia all’ospedale pediatrico di Firenze. Unico ospedale che poteva dare loro una speranza». Inizia così il viaggio con non poche complicazioni. Prima tra tutte la non conoscenza della lingua italiana. «La seconda di ordine economico – dice Conforti –: il padre della bambina non ha un lavoro fisso e la famiglia vive grazie anche alla piccola pensione dei nonni. E dunque parenti e amici albanesi si sono mobilitati per trovare la cifra necessaria per trasferire madre, padre e bambina a Firenze. Fortunatamente hanno alcuni parenti che vivono nel comune di Rosignano, parenti ai quali hanno chiesto e ottenuto supporto».
Il terzo problema è di tipo burocratico. «Per velocizzare le pratiche e far ricoverare quanto prima la bambina al Meyer – continua Conforti – la famiglia è partita in fretta dall’Albania: tra visite specialistiche e necessità varie devono già pagare circa 2.000 euro. Oggi, attraverso l’interessamento di un giudice minorile, la bambina ha ottenuto la tessera sanitaria».
In questo momento madre e figlia sono al Meyer «in alloggi predisposti dall’ospedale; il padre vive in una pensioncina a Firenze. Ma deve ritornare in Albania a prendere il fratello di Maria; un bambino di nove anni. Una partenza che non può essere rimandata perché la bambina non sta rispondendo bene alla chemioterapia e i medici hanno consigliato il trapianto del midollo».
Una storia di dolore e fiducia nei medici italiani ma anche una vicenda complicata a partire dal fatto che i genitori della piccola non conoscono la nostra lingua. «I parenti della famiglia stanno dando supporto ma le necessità sono molte. Ed è per questo che stiamo pensando a un modo per sostenere, almeno economicamente, questa bambina, e con lei la famiglia, in modo che possa avere le cure e l’affetto necessario per affrontare quanto più serenamente possibile questo periodo».
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