Toscana
Nessun licenziamento per Gkn: fabbrica venduta, vincono gli operai
Dalla notizia con un messaggio al trattamento antisindacale: sei mesi di manifestazioni e alleanze: «La lotta ha pagato ma per brindare è presto: adesso c’è da lavorare alla riconversione»
CAMPI BISENZIO. Niente calici alzati e questa volta, come accadde per la sentenza che dichiarò la procedura di cessazione antisindacale, niente sambuca operaia della lotta. Per brindare e per la gioia incontenibile c’è ancora tempo. Eppure ieri è una data da segnare nel calendario dei diritti dei lavoratori: gli operai di Gkn hanno vinto, non sarà spedita alcuna lettera di licenziamento. L’advisor Francesco Borgomeo ha firmato l’acquisto della società che ora si chiama Qf spa “Fiducia nel futuro della fabbrica di Firenze”. Entro sei mesi si concluderà la riconversione con l’ingresso di uno dei due gruppi, del settore farmaceutico e dell’energia rinnovabile, con cui l’imprenditore laziale, presidente di Confindustria di Cassino, avrebbe trattative a un livello molto avanzato.
La bandiera “insorgiamo” che ha accompagnato i lavoratori di Gkn in ogni angolo d’Italia è pronta per essere ripiegata. Sta per cominciare la fase del “ risorgiamo” per utilizzare la seconda parola chiave dello slogan antifascista di Giustizia e Libertà che gli operai dell’azienda di semiassi di Campi Bisenzio hanno fatto proprio da quel 9 luglio, dal giorno in cui con un messaggio il fondo finanziario Melrose comunicò loro che lo stabilimento, ex Fiat, avrebbe cessato l’attività. E chi se ne frega se ancora c’erano robot da sballare e mai accesi, se si facevano componenti-gioiello anche per la Maserati.
Quando una multinazionale decide di chiudere, chiude. E punto. I 422 lavoratori invece non si sono arresi, hanno cacciato i vigilanti messi a guardia dello stabilimento e si sono riuniti in assemblea permanente. Non hanno mollato un momento, hanno sorriso poco m sono piaciuti tanto ai toscani. «Non abbiamo lottato per salvare i nostri posti di lavoro – commenta Matteo Moretti, rappresentante sindacale Fiom e membro del collettivo di fabbrica –- ma per preservare dei posti che noi abbiamo ereditato e che volevamo lasciare al territorio».
Non hanno mai voluto accettare etichette generiche: «Non siamo i poverini che rischiano di perdere il lavoro. Siamo le prime vittime di un settore, quello dell’automotive, che sarà smobilizzato», dicevano.
Sarebbe facile definirli la storia bella di questo Natale ma loro lo dicono subito: «non siamo uno spot natalizio, la vertenza è ancora in corso», ha aperto ieri la conferenza stampa uno dei leader sindacali della fabbrica, Dario Salvetti.
Eppure hanno vinto. Sono partiti in 422 sono arrivati ad avere un abbraccio di migliaia di persone, di economisti e professori universitari con cui hanno redatto un piano di riconversione immaginando una grande fabbrica statale di mezzi elettrici, di costituzionalisti con cui hanno redatto un progetto di legge contro la delocalizzazione, di semplici cittadini che li hanno salutati dalle finestre incitandoli mentre con le loro marce e le loro canzoni rappresentavano i più deboli, i precari, gli sfruttati.
Davide contro Golia. Guerrieri d’altri tempi che loro malgrado si sono fermati per rivendicare diritti nei confronti di un fondo finanziario potente e, per definizione, senza cuore. Una battaglia lunga sei mesi che si è aperta al territorio ma che ha avuto questo epilogo in conseguenza di una prima vittoria: la condanna per trattamento antisindacale per il ricorso presentato dalla Fiom.
«A differenza delle altre vertenze – dice Moretti – abbiamo aperto la lotta all’esterno, intrecciato vertenze e mondi diversi. Siamo usciti dalla classica soluzione individuale».
Perché Gkn ce l’ha fatta? «Perché eravamo abituati», aggiunge Moretti. «Il nostro motto era “non è necessario essere un delegato sindacale per fare sindacato”. Chiunque poteva partecipare. Le lotte dei lavoratori del subappalto erano le nostre come quelle di chi non aveva il contratto rinnovato . Il loro tavolo era il nostro tavolo. E, quando è toccato a noi, la nostra comunità ha retto. Non siamo i salvatori dei lavoratori ma abbiamo messo in atto e raccontato un modello».
Incontro dopo incontro la vertenza è arrivata al governo, sono stati convocati tavoli istituzionali, la politica ha parlato di Gkn ma è proprio questo il mondo ha delusi i lavoratori. In particolare «coloro che hanno votato un emendamento sulla delocalizzazione che di fatto la legittima, consentendo di chiudere gli stabilimenti pagando una multa, spiccioli, lasciando terra bruciata dietro di sè».
Ancora però non si brinda e non si alzano i bicchieri, sia chiaro. Servono ancora settimane, mesi di confronti, per costruire passo dopo passo la riconversione aprendo la porta ai nuovi investitori. Risorgere: non farsi schiacciare come un vaso di coccio tra i vasi di ferro. «I lavoratori avranno fiducia nel futuro - commentano Michele De Palma e Daniele Calosi, segretari nazionali e provinciali Fiom – sulla base del piano industriale, solido e concreto, che garantisca la continuità occupazionale e il mantenimento dei diritti acquisiti dei lavoratori. Ricordiamo che se chi si impegna nella reindustrializzazione e per qualsiasi motivo economico e di mercato non dovesse palesarsi, spetterà al proprietario Borgomeo presentare un piano industriale con le garanzie e la compartecipazione di Invitalia».
«Ringrazio - ha concluso il presidente della Regione Eugenio Giani – i lavoratori che non si sono mai arresi: è anche grazie a loro se siamo arrivati a questo primo risultato».
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