Sicurezza
Monoclonali "toscani", la sperimentazione va a rilento. La Regione scrive a Draghi
Eugenio Giani vuol sollecitare il consiglio dei ministri a trovare una soluzione per la sperimentazione in corso in Toscana sulla cura per il Covid con gli anticorpi monoclonali
Manderà una lettera ufficiale al governo, il presidente della Regione. Eugenio Giani scriverà a Mario Draghi, per sollecitare il consiglio dei ministri a trovare una soluzione per la sperimentazione in corso in Toscana sulla cura per il Covid con gli anticorpi monoclonali. Il sollecito - spiega Giani - deve servire a velocizzare la sperimentazione. A farla concludere per ottenere la valutazione (e possibilmente) l’autorizzazione di Aifa, l’Agenzia italiana per il farmaco.Senza il bollino di Aifa nessuna cura, nessun farmaco, vaccino può essere messo in commercio in Italia. La sperimentazione per curare i pazienti positivi al Covid-19 con gli anticorpi monoclonali in Toscana, della fondazione Toscana Life Science è una delle più importanti in Europa. È guidata dal professor Rino Rappuoli, lo scienziato al quale si deve lo sviluppo del vaccino contro la meningite B (quella che colpisce i bambini).
«Questa sperimentazione - fa presente Giani - va a rilento, fra gli altri motivi, per alcune affermazioni del Garante della privacy. Il Garante, è comprensibile, impone la tutela dei dati sensibili dei pazienti, compresi quelli contagiati dal coronavirus. Ma questo ha impedito ai medici di sollecitare i pazienti positivi a sottoporsi alla cura sperimentale». La conseguenza - prosegue Giani - è che a distanza di un anno circa dall’avvio del progetto ancora non si è potuta concludere la sperimentazione. Per avere dati attendibili, la cura deve essere sperimentata su 400 volontari. Ma ancora questa soglia non è stata raggiunta «perché - insiste Giani - con le disposizioni del Garante della Privacy i medici non possono sollecitare i pazienti a partecipare alla sperimentazione clinica entro 72 ore dalla scoperta del contagio». Oltre questo termine, infatti, la cura non ha la stessa efficacia. E i risultati non possono essere validati.«Sono mesi - evidenzia Giani - che in Toscana registriamo risultati eccellenti nei pazienti su cui sperimentiamo la cura con i monoclonali (che intercettano il virus, impedendo lo sviluppo dell’infezione nelle forme più gravi, ndr). Eppure non possiamo utilizzarla perché ancora non è stata autorizzata da Aifa. Scriverò, quindi, al governo perché si attivi e velocizzi la messa in commercio di questa cura».
Sperimentata in Toscana a Siena, Cisanello e Careggi, ma anche a Piacenza, Verona, Vercelli, Milano, Parma, Foggia e, soprattutto allo Spallanzani di Roma. Con risultati più che incoraggianti ovunque.Tuttavia la difficoltà a concludere la sperimentazione clinica non è attribuibile solo alle stringenti normi sulla privacy. Ci sono altri elementi che hanno influito. Un fattore - confermano gli esperti - è il tempo, la rapidità con cui un contagiato deve decidere se accettare di farsi curare con gli anticorpi monoclonali: dopo aver saputo di essere positivi, molti hanno bisogno, a livello psicologico, di giorni per assimilare l’informazione e decidere come muoversi. Inoltre, la sperimentazione sulle persone è partita a cavallo tra primavera ed estate, nel periodo di declino dei contagi. Così l’arruolamento dei volontari è andato molto a rilento ed è ripreso con la risalita dell’infezione. «La Regione, comunque - evidenzia la Fondazione Tls - da sempre ha aiutato questo progetto. Sul proprio sito, alla pagina di prenotazione del tampone, ha inserito una piccola informativa sulla possibilità di partecipare (su base volontaria) a questa sperimentazione. È stata una finestra che ha molto aiutato».I.B.
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