La manifestazione
Alla ricerca dell'ordine perduto
«Alla ricerca dell’ordine perduto»: così possono essere letti i molti eventi che nelle ultime settimane scandiscono l’agenda internazionale. Iniziative che tutte indicano, nei diversi promotori, per un verso la consapevolezza di dover superare la condizione di anarchia internazionale suscitata dalla crisi del multilateralismo e per altro verso la ricerca in ciascuno del miglior posizionamento negoziale.
Peraltro proprio i molti conflitti che percorrono lo scenario internazionale - la crisi bielorussa; il rischio che la crisi ucraina precipiti in un conflitto armato; le molte instabilità che scuotono il Mediterraneo; l’aggressività di Pechino nei confronti di Taiwan e della regione indopacifica - rendono urgente la ricostruzione di un sistema di governance del mondo e sollecitano i principali attori internazionali ad agire.
Un’esigenza colta dal Presidente Biden che di fronte al crescente affermarsi di regimi illiberali e autocratici - e anche allo smarrimento prodotto in Occidente dalla conclusione della vicenda afghana - ha avvertito l’esigenza di rinsaldare l’alleanza transatlantica e di chiamare a raccolta i Paesi democratici per riaffermare l’irrinunciabilita’ dei valori liberali, dello stato di diritto e dei diritti umani. E di fronte all’aggravarsi della crisi ucraina, il Presidente americano non ha esitato a consultare i principali leader europei per condividere posizioni comuni. E nella stessa direzione si muove la Nato con la definizione di un “nuovo concetto strategico” capace di far fronte alle nuove sfide che attentano alla sicurezza: i cambiamenti climatici, le guerre ibride, le cyberwar, la militarizzazione dello spazio, le migrazioni forzate, i conflitti per procura.
L’iniziativa americana ha sollecitato a sua volta il Presidente russo Putin a richiedere a Biden - dopo l’incontro di Ginevra di qualche mese fa - un nuovo faccia a faccia, sia pure on line. E in questi ultimi giorni Mosca ha rivolto alla Nato la proposta di un Trattato per un sistema di sicurezza cooperativo. Due fatti che che potrebbero indicare la consapevolezza del Cremlino della necessità di una de-escalation, dopo l’allarme suscitato dalla concentrazione di truppe russe al confine con l’Ucraina.
Al tempo stesso Mosca - come reazione alle sanzioni comminate dall’occidente - ha voluto esibire il suo avvicinamento a Pechino, prima con il rinnovo del Trattato di amicizia e in queste settimane con lo svolgimento di esercitazioni militari congiunte.
Appare evidente l’obiettivo di lanciare un monito all’Occidente, anche se per Mosca un legame troppo stretto con Pechino non è privo di rischi: se oggi i due paesi hanno interesse ad agire di concerto, nel medio lungo periodo la Russia rischierebbe di essere lo sparring partner della Cina, contraddicendo le ambizioni di grandezza e potenza che Putin costantemente evoca. L’avvicinamento di Pechino a Mosca è peraltro parte della strategia globale con cui XI Jinping - forte del potere assoluto conferitogli dal recente Congresso del Partito Comunista Cinese - punta a competere con gli Stati Uniti per la leadership mondiale.
Allarmata per la persistente aggressività cinese verso Taiwan e l’espansionismo egemonico di Pechino, Washington ha reagito rilanciando la Quad - la “Nato del Pacifico” composta da USA, Australia, India e Giappone - e dando vita con Australia e Gran Bretagna all’alleanza AUKUS. E in questo contesto è di questi giorni la decisione di Washington e Londra di boicottare - per ora negli aspetti cerimoniali e non nella partecipazione degli atleti - le Olimpiadi invernali di Pechino. E immediato è giunto l’annuncio di un incontro Putin-Xi Jinping per garantire il miglior successo dei giochi.
Insomma, mosse e contromosse in funzione di nuovi equilibri geostrategici, sapendo che nella fase di instabilità politica che stiamo attraversando ogni attore avanza in una terra incognita, con un combinato disposto di stop and go, in un’altalena di escalation e deterrenza, in cui ciascuno tende a ricercare il miglior posizionamento.
Uno scenario in cui anche l’Unione europea è chiamata a definire la sua collocazione, rinsaldando il rapporto transatlantico e dotandosi di una politica di difesa e sicurezza che rafforzi il pilastro europeo della Nato.
Al tempo stesso l’appartenenza della Russia allo spazio europeo e l’intensità delle sue relazioni economiche che la Ue, sollecitano l’Europa a sviluppare verso Mosca un “confronto critico” che riduca la tentazione di contrapposizione russa all’Occidente, favorisca una evoluzione democratica del sistema politico russo e non agevoli un rapporto organico tra Mosca e Pechino. Peraltro Mosca non ha interesse a contrapporsi frontalmente all’Occidente, condannandosi a un destino di isolamento e rischiando di essere prigioniera dell’abbraccio cinese.
In sintesi: quel che appare e’ che ogni attore punta a modificare gli equilibri a proprio vantaggio, ma nessuno ha interesse ad una destabilizzazione generale e ognuno sa che deve in ogni caso concorrere a soluzioni per assicurare convivenza e coesistenza. Ed è da questo consapevole realismo che può prendere le mosse la costruzione di una governance globale condivisa.
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