Il Tirreno

Toscana

Covid, i consigli del primario di Careggi per le feste di Natale: così possiamo evitare la zona gialla

Luca Signorini
Alessandro Bartoloni
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Alessandro Bartoloni

Il professor Alessandro Bartoloni e le precauzioni da prendere: «Da evitare ritrovi con decine di persone, i no-vax sono uno zoccolo duro a cui è difficile far cambiare idea»

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FIRENZE. Il Natale (come il Capodanno e l’Epifania) dovrà per forza di cose essere blindato. Alle persone è richiesto il buon senso di adottare certi comportamenti, prendere precauzioni e avere massima attenzione nei contatti. «Sono da evitare grandi “raduni” al chiuso, cenoni con decine di commensali, gli inviti dovranno essere limitati ai parenti stretti», dice il professor Alessandro Bartoloni, direttore del reparto di malattie infettive dell’ospedale di Careggi, a Firenze, dove nelle ultime 24 ore ci sono stati sei nuovi ricoveri nel reparto di degenza ordinaria Covid (i posti letto occupati in Toscana sono in totale 390, tra cui 55 nelle terapie intensive). Questo per non vedere salire al massimo la curva dei contagi, da giorni in aumento: nell’ultimo bollettino regionale i nuovi casi positivi di Covid-19 rilevati sono stati 1.227. E per allentare la pressione sugli ospedali, anche questa in crescita. «Inutile nascondere che siamo preoccupati e in allarme – aggiunge – anche perché tutti i nuovi ingressi sono persone non vaccinate, ci preoccupano le loro condizioni cliniche».C’è il rischio che la nostra regione piombi in zona gialla dopo Natale se le ospedalizzazioni dovessero aumentare ancora (la soglia dei posti letto occupati è 750 e 57 in terapia intensiva).

Professor Bartoloni, quali consigli di comportamento può dare alle persone per queste festività?

«Serve massima attenzione da parte di tutti, anche delle persone vaccinate. La trasmissione del coronavirus avviene anche da parte degli asintomatici, la possibilità del contagio rimane in ogni caso».

A quali regole dobbiamo attenerci?

«Sono necessari buon senso e consapevolezza che il virus è ancora tra noi. Per proteggerci, dobbiamo utilizzare la mascherina FFP2 in tutti gli ambienti chiusi, e indossarla bene a coprire bocca e naso. La mascherina è inoltre da indossare subito anche all’aperto quando incontriamo una persona: parlando a distanza ravvicinata, per un caffè o un aperitivo, il virus esce da bocca e naso e può contagiare. Ricordiamoci poi di mantenere il distanziamento di almeno due metri, al chiuso e all’aperto».

Quali sono le precauzioni da prendere durante i pranzi e le cene natalizie?

«Dobbiamo areare bene i locali chiusi, è fondamentale. E limitare al massimo gli inviti al pranzo di Natale e al cenone dell’ultimo dell’anno. Anche il rapporto con i bambini deve essere prudente: dobbiamo proteggere i nonni e le persone fragili, magari rinunciando a vederle, oppure incontrarle in spazi aperti e non in casa».

La Toscana rischia di finire a breve in zona gialla?

«Le previsioni sono difficili da fare ma è una possibilità visto l’aumento dei contagi. Possiamo ragionevolmente pensare che ci sia un picco di casi positivi legato alle feste, un picco che non è ancora arrivato. L’incremento dei contagi potrebbe arrivare fino almeno all’Epifania, come è successo lo scorso anno. Natale, Capodanno e la Befana sono momenti di probabili focolai».

Quanta colpa hanno i no vax per questo boom di casi positivi?

«Hanno una gran parte di responsabilità. Si tratta di uno zoccolo duro che difficilmente cambia idea sul vaccino, un bacino di persone molto impegnativo per noi operatori sanitari. È anche per loro che siamo molto preoccupati».

Ci sono altre ragioni?

«Certamente l’aumentata mobilità delle persone in questi giorni e settimane. Inoltre, le attività scolastiche riprese a pieno regime e la folla tornata sui mezzi di trasporto pubblico nelle città. C’è infine il fattore meteo: le persone in questo periodo tendono a passare molto più tempo negli ambienti chiusi».

Dobbiamo preoccuparci più della variante Delta o della Omicron?

«L’andamento la Delta è sempre la più diffusa, molto contagiosa e attacca il nostro organismo con una certa gravità. Della Omicron dobbiamo capire quale sarà la sua reale dimensione, sembra che possa diventare preminente e che sia anche più trasmissibile. Ma al contempo, dai dati in nostro possesso, possiamo azzardare a dire che le mutazioni abbiano ridotto la virulenza del coronavirus».

Professore, come possiamo arginare l’aumento dei contagi?

«Dobbiamo vaccinarci nella maniera più diffusa possibile. E la terza dose ci consente di contrastare l’impatto delle varianti. Poi, come detto, siamo chiamati a tenere tutte le precauzioni necessarie. Purtroppo c’è ancora uno zoccolo duro senza vaccino, di fronte a queste persone siamo impotenti».

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