La protesta
Picchiati, umiliati, chiusi negli sgabuzzini. L’istituto degli Innocenti: «Con la pandemia bimbi più maltrattati»
Quasi 3.500 minori vittime di abusi in famiglia. La garante: «L’isolamento ha acuito il fenomeno»
FIRENZE. Carlo viene portato al pronto soccorso con un polso rotto. Ad accompagnarlo è il padre, che racconta come una brutta caduta accidentale abbia portato all’infortunio. Il medico di turno nota però dettagli che non quadrano con il racconto del genitore. La permanenza nel pronto soccorso si prolunga mentre viene creato un ambiente sicuro in cui pian piano la verità inizia a venire a galla: la violenza domestica a cui a lungo Carlo (nome di fantasia, ndr) ha fatto da spettatore, il suo vano tentativo di mettersi in mezzo tra il padre e la madre. Il polso rotto è solo l’ultima goccia di violenza che in Toscana col lockdown non ha perso forza.
In regione sono 3.438 i bambini e ragazzi vittime di maltrattamento in famiglia per i quali è scattata la segnalazione all’autorità giudiziaria. Un dato – emerso nell’ambito del seminario “Politiche e interventi a favore dell’infanzia e dell’adolescenza” organizzato da Regione Toscana all’Istituto degli Innocenti di Firenze – che fa riferimento al 31 dicembre 2020 e che risulta in linea con quanto già rilevato nel 2019. Secondo il monitoraggio del Centro regionale di documentazione per l’infanzia e l’adolescenza, il quadro a fine 2020 vede oltre 31mila i minori con cartella sociale aperta, di cui circa 25mila presi in carico dal servizio. Due fenomeni che risultano in calo (rispettivamente del 10 e dell’8 per cento) rispetto al passato ma «le situazioni di disagio sono in aumento – spiega l’assessora regionale alle politiche sociali Serena Spinelli – sia a causa dell’emergenza sanitaria che della condizione di difficoltà economica». Non a caso nel 2020 si è registrato un aumento delle assistenze economiche rivolte alle famiglie con figli minori: +21% rispetto al 2018 e +6% rispetto al 2019 per un totale di 15.910 bambini beneficiari di questo tipo di intervento. «La situazione in tema di infanzia e adolescenza è certamente peggiorata a causa dell’emergenza sanitaria. Si sono acutizzate le criticità già esistenti e sono emerse nuove criticità, come lo stato di salute fisico e mentale dei ragazzi, colpiti dall'isolamento imposto dalla pandemia. Gli effetti negativi li abbiamo visti e li vedremo nei prossimi mesi», dice Camilla Bianchi, garante per l’infanzia della Toscana.
La storia di Carlo non deve fuorviare. Maltrattare un bambino «non significa necessariamente picchiarlo – commenta Augusto Borsi, responsabile della rete di coordinamento regionale Pollicino che gestisce interventi, strutture e servizi socio-educativi a favore di bambini, adolescenti e famiglie – non esiste solo “l’orco”, il genitore cattivo. A volte un ambiente maltrattante si crea per la mancanza di servizi, come la scuola, per la mancanza di spazi di gioco, per la costrizione in spazi ristretti con tutto il resto della famiglia. Episodi accaduti sempre più spesso negli ultimi due anni».
«L’aspetto fondamentale da non perdere è la rete sociale – spiega Rosa Barone, referente per il percorso codice rosa della Asl Toscana Centro e presidentessa regionale dell’ordine degli assistenti sociali – quando, nella prima fase della pandemia, si riscontrò una forte contrazione del fenomeno fu molto preoccupante: il rischio era che si inasprisse l’isolamento e venissero meno quelle occasioni di socialità che possono invece far emergere situazioni di maltrattamento. In particolare per i più piccoli, che hanno molta difficoltà a raccontare a parole un’esperienza simile: solo attraverso i rapporti amicali – spiega Barone – si può agire preventivamente, comprendendo prima la situazione che il minore vive e aiutando la stessa famiglia a venirne fuori». Ne è un esempio la storia di Claudio (nome di fantasia, ndr). A far emergere il suo malessere è stata la maestra, a scuola, un ambiente dove Claudio si mostrava svogliato e isolato. «C’è voluto molto tempo – racconta Barone – perché in questo caso si è dovuto pian piano instaurare un rapporto di fiducia: solo allora, frammento dopo frammento, si è ricostruita la storia di un ambiente familiare in cui il padre spesso se la prendeva con la madre o con il fratellino, altre volte li puniva in maniera eccessiva rinchiudendoli nello sgabuzzino. Una tensione che era diventata per il bambino una sorta di normalità». Nei casi più gravi però avviene l’allontanamento. A fine 2020 sono 1.891 i minori fuori famiglia (mille gli affidamenti attivi, 757 casi accolti in strutture residenziali e 134 in strutture ad alta autonomia).
«Abbiamo 12 ragazzi nella nostra struttura – racconta Elena Bartalucci, della Cooperativa Piccolo Principe che gestisce la comunità di San Martino a Castelfiorentino – a volte arrivano da contesti di maltrattamenti psicologici e fisici e spesso questo causa in loro anche disturbi comportamentali. È fondamentale evitare l’isolamento o l’apatia: per assurdo – spiega – rimanere insieme in comunità durante la pandemia è stato d’aiuto per il loro benessere».
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