Sicurezza
Il virologo Pistello: «Omicron spaventa meno della Delta, con le terze dosi possiamo fermarla»
L'esperto di Cisanello: «Ha più mutazioni delle altre varianti ma grazie ai vaccini il nostro organismo saprà rispondere»
PISA. Nessun allarme per la variante Omicron del coronavirus. «Nel nostro contesto, con oltre l’80% delle persone vaccinate con doppia dose, la nuova variante non è molto contagiosa perché trova avversari forti», sostiene il professor Mauro Pistello, direttore del laboratorio di virologia e microbiologia dell’ospedale Cisanello di Pisa. L’attenzione degli scienziati è comunque massima, nell’ottica di prevenire la diffusione di questa mutazione genetica del Covid-19, che dall’Africa è arrivata in Italia il 29 novembre e in Toscana l’8 dicembre, portata a Siena da una turista inglese asintomatica. C’è tra l’altro una comunicazione regionale che dispone di caratterizzare tutti i nuovi casi positivi al virus in cerca di Omicron.
Professor Pistello, come funziona questa caratterizzazione dei tamponi?
«Nella prima fase dell’indagine i laboratori vanno a ricercare tutte le mutazioni nel genoma del virus per individuare le varianti. Ci fermiamo lì con le analisi se scopriamo quelle già conosciute, come Alfa, Beta, o la variante Delta».
In cosa consiste la seconda fase?
«Abbiamo un sistema di allerta che ci segnala se nel genoma è presente qualcosa di nuovo. A quel punto cominciamo il sequenziamento, ovvero un supplemento di rilevazione per analizzare a tappeto tutte le varianti».
Quanto tempo è necessario per conoscere i risultati?
«Per quanto riguarda la prima fase della caratterizzazione bastano 24 ore, al massimo 48 nei momenti di picco dei contagi. Per il sequenziamento servono da un minimo di tre giorni a un massimo di cinque o sette giorni».
Non c’è il rischio che in questo periodo di tempo un soggetto positivo con Omicron possa sfuggire al tracciamento e contagiare altre persone?
«È un problema che non si pone, perché un caso positivo nelle 24 ore successive al tampone viene messo in quarantena. L’isolamento ha una durata minima di dieci giorni: in questo periodo siamo in grado di rilevare se è stato contagiato con la nuova variante del Covid».
Chi si occupa in Toscana di sequenziare il virus?
«I laboratori di virologia e microbiologia di Cisanello, di Careggi a Firenze e di Santa Maria alle Scotte a Siena, dove è stata scoperta la variante Omicron nella turista inglese. Noi a Pisa sequenziamo una cinquantina di primi casi di Covid-19 al giorno, e analizziamo dagli 800 ai mille tamponi ogni 24 ore».
In che cosa è diversa Omicron rispetto alle altre varianti?
«Si caratterizza per la maggiore quantità di mutazioni della proteina spike, fino a 32. E inoltre queste mutazioni sono posizionate in punti diversi del genoma, che così assume una differente architettura. Per esempio la variante Delta ha circa 50.000 “mattoncini”, alcuni di colore diverso e posizionati in un certo modo. In Omicron, i mattoncini di colore diverso sono molti di più, e hanno posizioni diverse rispetto alle altre varianti che conosciamo».
È più contagiosa?
«Da quello che stiamo vedendo, nel contesto italiano e toscano resta più contagiosa e diffusa la variante Delta. Il vaccino, soprattutto dopo tre dosi, ci protegge da Omicron, che infatti si è sviluppata in un’area del mondo dove i vaccinati sono il 30%. Può anche colpire chi è vaccinato, magari già da tempo e con protezione minore, ma i suoi effetti sono lievi».
Possiamo stare tranquilli?
«Secondo me sì, per due ordini di motivi. Da una parte abbiamo il vaccino, che ci fornisce una protezione importante. Dall’altra, il nostro organismo, nelle persone vaccinate, ormai conosce la sequenza Rna e dunque ci fornisce anticorpi che evitano l’insorgere di gravi ripercussioni dall’infezione».
Come possiamo prevenire la diffusione della variante Omicron?
«In Italia e in Toscana siamo consapevoli che il vaccino è un’arma formidabile ma non l’unica a nostra disposizione. E bene hanno fatto il Governo e le Regioni a mantenere un certo livello di restrizioni, dalle mascherine al distanziamento fino al green pass. È necessario poi investire e potenziare il sistema di tracciamento dei contatti dei casi positivi e le analisi dei tamponi. Inoltre, dobbiamo vigilare sulla popolazione non vaccinata, soprattutto quella scolastica: l’organizzazione di giornate di screening va in questo senso. In sostanza, meno spazio lasciamo al virus meglio è».
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