Sicurezza
Un triangolo per la nuova Europa
Il 2021 si chiude per l’Unione europea con due fatti politici rilevanti che possono aprire una stagione nuova per l’intero continente: il Trattato del Quirinale tra Italia e Francia e il nuovo governo a guida socialdemocratica in Germania.
Due fatti slegati dal punto di vista della loro genesi, ma in realtà interagenti e riconducibili a un comune obiettivo: un salto di qualità del profilo politico, programmatico e strategico dell’Unione europea.
Del Trattato del Quirinale si è scritto molto negli ultimi giorni: rappresenta un elemento di fiducia e stabilità nei rapporti tra le due nazioni, consentendo di superare malintesi e divergenze che negli anni scorsi hanno nuociuto a entrambi.
Draghi e Macron hanno sottoscritto non una dichiarazione di intenti, ma un corposo e impegnativo Trattato - contraignant direbbero i francesi - articolato in 12 capitoli che affrontano tutti i temi dell’agenda politica, dalla politica estera e di difesa alle migrazioni, dalla politica industriale allo spazio, dalle strategie per la formazione e la ricerca ai rapporti transfrontalieri, dalle scelte per il rilancio del processo di integrazione europea alla ridefinizione dei rapporti Ue-Usa, dalle politiche per la stabilità del Mediterraneo e dei Balcani al cruciale tema dei rapporti con la Cina e la Russia.
Un Trattato con cui Roma e Parigi si impegnano a perseguire su tutte quelle materie posizioni comuni e iniziative comuni.
E al Trattato si affianca il Protocollo di cooperazione parlamentare tra Camera dei deputati e Assemblée Nationale, la cui prima attuazione è l’avvio di una "cooperazione strutturata" tra le Commissioni Esteri delle due assemblee.
Il patto tra Roma e Parigi si affianca al Trattato franco-tedesco di Aquisgrana con cui Macron e la Merkel hanno rinnovato la intesa tra Parigi e Berlino varata nel 1963 da Adenauer e De Gaulle con il Trattato dell’Eliseo.
E ci sono dunque tutte le condizioni politiche perché si completi il triangolo Roma-Parigi-Berlino con la sottoscrizione di un’ intesa altrettanto ampia e forte tra Italia e Germania.
Obiettivo peraltro coerente con l’intensità dei rapporti politici ed economici tra i due Paesi.
In questo scenario si colloca il mutamento di guida politica intervenuto in Germania con la formazione di un governo Spd-Verdi-Liberali guidato dal socialdemocratico Olaf Scholz.
Il suo profilo di convinto europeista e di uomo di governo - prima sindaco di Amburgo, poi ministro delle Finanze - certificano della solidità politica di un uomo che vuole una Germania europea e non un’Europa tedesca.
Peraltro il cambio di guida politica a Berlino esprime la consapevolezza dell’urgenza di ridefinire le prospettive della Germania, come ha ribadito Scholz in una recente intervista al settimanale Die Zeit, parlando dell’urgente necessità di nuovo inizio.
Nel programma di governo, infatti, compaiono obiettivi molto ambiziosi come l’anticipo dell’uscita al 2030 - anziché al 2038 - dalla generazione di energia dal carbone, puntando a fare della Germania il Paese d’avanguardia nella lotta ai cambiamenti climatici e per il raggiungimento della neutralità carbonica.
E impegnativi programmi sociali e di promozione di investimenti e lavoro, nonché una nuova e più matura consapevolezza del ruolo della Germania nella tutela dei diritti umani nel mondo a cominciare da situazioni critiche come le relazioni con Russia e Cina.
Con la stessa lucidità il nuovo cancelliere tedesco è consapevole che occorre proseguire nel nuovo corso europeo intrapreso a partire dal 2020, quando proprio l’intesa tra Scholz, Macron e i primi ministri italiani - prima Conte, poi Draghi - ha consentito la sospensione dei rigidi vincoli del Patto di stabilità e il varo di Next Generation Eu che ha messo a disposizione degli Stati cospicui finanziamenti - maggiore beneficiario l’Italia con 200 miliardi di euro - per contenere e superare il Covid19 e le sue nefaste conseguenze sanitarie, sociali ed economiche.
Una politica con cui si è voluta superare la stagione dei "compiti a casa" e dell’austerità finanziaria che ha caratterizzato la vita europea nel decennio che ci sta alle spalle.
Quella stessa intesa tra Germania, Francia e Italia sarà decisiva nei prossimi mesi per affrontare nodi strategici per il futuro dell’Europa: la riscrittura di un Patto di stabilità non più prigioniero del mito degli equilibri di bilancio, ma capace di sostenere crescita, innovazione e creazione di lavoro; neutralità climatica e transizione energetica; una nuovo patto sull’immigrazione fondato su condivisione e comune responsabilità; una politica estera europea più assertiva che disponga di un sistema di difesa che rafforzi il pilastro europeo della Nato; modernizzazione industriale fondata su innovazione tecnologica, digitalizzazione e intelligenza artificiale; un’Europa sociale capace di contrastare le ingiustizie e le divaricazioni di reddito e di opportunità causate dalla crisi economica prima e dalla pandemia poi; il completamento dell’unità europea con l’integrazione dei Balcani; una riforma delle istituzioni europee che le riavvicini ai cittadini.
Insomma la scommessa è varare una terza fase dell’integrazione europea, dopo l’Europa dei Padri fondatori e l’Europa di Maastricht e dell’euro.
E il ruolo che sono chiamati a svolgere, insieme, Scholz, Draghi e Macron sarà decisivo per vincere una sfida collettiva che riguarda l’Europa intera.
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