Ora svolta sui delegati delle regioni
In vista dell’elezione del Presidente della Repubblica merita di essere considerato un aspetto poco conosciuto e dibattuto, ma che potrebbe avere una qualche rilevanza. Mi riferisco all’elezione dei delegati da parte delle Regioni.
Delegati che ciascun Consiglio regionale deve eleggere in numero di tre (ad eccezione della Valla d’Aosta cui ne spetta uno solo), “in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze”. Sul punto non vi sono regole scritte, se non in qualche statuto o regolamento regionale (la Toscana, per avere un’idea, non ne fa cenno né nello statuto né nel regolamento del Consiglio): ragione per cui fino ad ora la prassi ha regolato la materia. E tale prassi ha sin qui visto l’elezione di componenti del Consiglio (di norma, il Presidente della Regione e due consiglieri). Ma la prassi, come si sa, può essere modificata da una diversa prassi.
In ciò si inserisce la proposta del sindaco di Firenze Dario Nardella, il quale ha chiesto alla Regione Toscana di eleggere un sindaco: istanza che era stata avanzata anche da Renzi quando era sindaco di Firenze. Proposta senz’altro plausibile e possibile, nonché coerente con il fine di eleggere un Presidente che è della “Repubblica”, e quindi di comuni, province, città metropolitane, regioni e stato, secondo la previsione dell’art. 114 della Costituzione. Ed allora ci si potrebbe domandare: perché non anche altri soggetti rappresentativi della “Repubblica”? Non essendoci regole tassative, come detto, molte sono le opzioni possibili.
Partiamo da quella politica. Sorprende che il centro-destra, che pure sostiene la candidatura a Capo dello Stato di Berlusconi, non abbia pensato di eleggerlo intanto a far parte del Parlamento in seduta comune come delegato di una Regione (magari quella in cui ha la residenza), così che da quella sede possa più facilmente sostenere la propria candidatura. Come pure meraviglia che i 5 stelle non si impegnino per eleggere tra i delegati Conte, che come noto non è parlamentare. Oppure ancora perché no Draghi? E così via.
Ma tralasciando l’ambito politico, si potrebbero individuare persone capaci di rappresentare la “Repubblica” anche oltre l’ambito politico, e che potrebbero portare un contributo nella scelta del Capo dello Stato. Penso ad esempio ai molti soggetti che onorano il nostro Paese nei campi della cultura, dell’arte, della scienza, dello sport, e così via. Ed ancora: persone che si sono distinte nell’ambito del volontariato e della solidarietà (ad esempio gli “eroi del quotidiano” cui il Presidente Mattarella ha conferito di recente un’onorificenza al merito).
Se infatti, come si sostiene da sempre, il significato della presenza dei delegati regionali è poco più che simbolico (trattandosi di 58 votanti su un totale di più di mille), quale miglior “simbolo” potrebbe essere scelto rispetto a persone che si sono contraddistinte per aver dato un contributo fattivo e positivo alla vita della nostra società? Certo si tratterebbe di rispettare il criterio della “rappresentanza delle minoranze” sancito dalla Costituzione, ma anche questo aspetto potrebbe essere facilmente superato, non essendo specificato – tra l’altro – di quali “minoranze” si debba trattare. Sono convinto che, alla fine, non se ne farà di nulla, e che i Consigli regionali sceglieranno i delegati al proprio interno: ma la soluzione indicata potrebbe essere un bel messaggio che almeno qualche Consiglio potrebbe mandare al Parlamento in seduta comune.
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