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A Camp Darby i bimbi si vaccinano già. Emily è la più giovane in Toscana

Danilo Renzullo
A Camp Darby i bimbi si vaccinano già. Emily è la più giovane in Toscana

Pisa: la base americana anticipa le somministrazioni ai più piccoli

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PISA. «Ho paura delle siringhe, ho il terrore degli aghi, ma questa volta stringo i denti e trattengo le lacrime. Adesso occorre coraggio, è il momento di battere il nostro nemico». Aria Tierrafria ha 7 anni, ma la tempra di un adulto. È la prima bambina in Toscana ad aver ricevuto una dose del vaccino anti-Covid. Figlia di una dipendente civile statunitense della base Usa di Camp Darby, Tierrafria, residente a Pisa, ha inaugurato ieri la campagna di immunizzazione riservata ai bambini tra i 5 e gli 11 anni promossa dall’installazione militare con tre giorni di anticipo rispetto all’Italia, a favore dei figli del personale civile e militare americano impiegato nell’enclave e stelle e strisce. «Questa è l’unica possibilità che abbiamo per sconfiggere il virus e anche noi bambini dobbiamo dare il nostro contributo», dice dopo la somministrazione di una dose pediatrica del vaccino Pfizer-BioNTech prima di stringersi in un lungo abbraccio con la madre per esorcizzare la paura. «Abbiamo subito sfruttato questa possibilità per proteggere la salute di Aria contribuendo a difendere quella di tutta la comunità», sottolinea la madre Karina Tierrafria, addetta al reparto telecomunicazioni della base che sorge tra Pisa e Livorno.

Cerotti colorati e cioccolatini, gli strumenti per alleviare e addolcire il post iniezione dei 26 bambini che hanno aderito alla campagna (la cui conclusione è prevista il 6 gennaio con la somministrazione delle seconde dosi) tutti residenti tra le province di Livorno e Pisa e studenti della Livorno elementary and middle school, la scuola interna alla base. «Sono io la più coraggiosa», esclama con un misto di soddisfazione e protagonismo Emily Mortela, 5 anni, la più piccola toscana ad essersi sottoposta alla vaccinazione. Accompagnata dai genitori, dipendenti civili della base residenti a Vecchiano, è lei a spronare gli altri bambini in attesa del proprio turno. «Dovete farlo per il bene di tutti», sorride. Al “vaccino day” a stelle e strisce ha aderito il 90% degli aventi diritto. Ieri sono stati vaccinati anche 230 adulti in attesa della terza dose. La campagna è parte del programma di immunizzazione contro il Covid dei Centers for disease control and prevention (Cdc) , agenzia federale degli Stati Uniti del Dipartimento della salute e dei servizi umani che lo scorso 3 novembre ha avviato le vaccinazioni a favore di 28 milioni di bambini statunitensi tra i 5 e gli 11 anni dopo l’autorizzazione a fine ottobre della Food and drug administration all’uso del vaccino Pfizer-BioNTech. «Non abbiamo registrato reazioni avverse», sottolinea il sergente maggiore Amanda Ramsey, ufficiale medico del 731st Munitions squadron di Camp Darby, che ha coordinato la giornata di vaccinazione diventandone anche il simbolo. È stata lei a somministrare il vaccino alla figlia di 9 anni, Addisson. Una manciata di minuti, pochi gesti, per un’operazione conclusa con un abbraccio e un bacio sulla fronte per suggellare un momento atteso da tempo. «Il vaccino è volontario, ma quasi tutti hanno deciso di sfruttare questa opportunità perché credono nella protezione individuale e collettiva, e anche per avere la possibilità di viaggiare e spostarsi senza rischi», aggiunge Ramsey, supportata nella campagna vaccinale da altri tre ufficiali medici provenienti dalla caserma Ederle di Vicenza, di cui Camp Darby è satellite, dove le somministrazioni ai bambini sono iniziate la scorsa settimana. «Il governo Usa, come il resto del mondo, comprende che la sfida non è ancora vinta – conclude Robert Chartier, direttore statunitense della base Usa -. Continuiamo a fare tutti gli sforzi possibili per garantire la salute della nostra comunità».

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