La protesta
Bilancio, Giani rassicura gli assessori. Ma è alta tensione col gruppo del Pd
Il presidente: «I tagli? Se qualcuno ha meno budget, gli verrà reintegrato grazie ai fondi europei I dem: se con il piano lacrime e sangue vuole che siamo noi a aumentare le tasse si sbaglia»
FIRENZE. «Nessun allarme. Stiamo semplicemente approvando un bilancio in condizioni di pareggio con la consapevolezza che il bilancio si guarda sempre alla fine», quando ci sarà da stilare il consuntivo. E i conti si faranno a maggio o giugno. Inutile che gli assessori mugugnino, «se vedono alcune poste o alcuni capitoli che ancora hanno una previsione limitata, laddove hanno una importanza da un punto di vista sociale, civile, nessun problema: nelle due-tre variazioni di bilancio che faremo nel 2022 riaccorderemo le risorse».
È arrabbiato Eugenio Giani. Intercettato dai cronisti all’auditorium di Sant’Apollonia, risponde, ma sbrigativo. Parla di indiscrezioni che «non stanno né in cielo né in terra». Non sono piaciute al presidente le anticipazioni giornalistiche sulla manovra, la finanziaria regionale che ha ieri inviato al Consiglio regionale e che prevede tagli per circa 150-160 milioni ai budget degli assessorati per i prossimi tre anni. Un pacchetto di austerity pianificato quasi come una manovra cuscinetto, cautelativa, utile a far fronte al disavanzo cresciuto nei conti della sanità toscana a causa dell’esplosione delle spese per il contenimento dell’emergenza Covid, ma che Giani è sicuro di poter rimettere nel cassetto non appena arriveranno i fondi europei per il prossimo settennato. A Palazzo Strozzi Sacrati si teme che qualcuno nella squadra di governo della Regione e nel gruppo di maggioranza abbia fatto filtrare notizie allarmanti nel tentativo di convincere il presidente a una retromarcia e varare un correttivo sulle tasse. Insomma, che sia più accettabile la leva del fisco rispetto a sacrifici in qualche caso dolorosi, anche dal punto di vista simbolico.
Ma Giani non recederà. In fondo, dice, «anche l’anno scorso varammo due variazioni di bilancio da 130 milioni di euro e così faremo anche quest’anno». In pratica i tagli apportati adesso agli assessorati sarebbero solo temporanei, ipotesi di riduzione di spesa che poi verrebbero spazzate via grazie all’arrivo del Fondo sociale europeo. Sì perché la Toscana riceverà 300 milioni in più rispetto al pacchetto giunto da Bruxelles per il settennato precedente e basteranno a reintegrare i tagli. Non solo. Alcuni voci previste finora in conto capitale possono essere rinviate grazie al Pnrr, che consentirà di finanziare progetti che altrimenti avrebbero dovuto coprire i mutui. Insomma, Giani è sicuro: entro giugno la Toscana avrà le coperture per scongiurare la manovra lacrime e sangue.
Certo, seppure solo ipotizzato sulla carta, il rigore costringerebbe a sacrifici consistenti tutti i settori, alcuni strategici, come le infrastrutture e l’urbanistica, ma anche il turismo, il sociale, l’istruzione, con le borse di studio agli studenti universitari ridotte per i prossimi tre anni, i progetti per le scuole e pure previsioni al ribasso per i bonus libri destinati alle famiglie povere, ma anche capitoli “simbolo” per l’identità della Toscana. Il piano approvato in giunta e trasferito ieri a Palazzo Pegaso azzererebbe anche i fondi per la Memoria, in particolare quelli destinati all’Istituto storico della Resistenza e quelli per il Museo di Sant’Anna di Stazzema. L’Ambiente s’è visto congelare un piano di investimenti per i controlli di Arpat, che ha chiuso il suo bilancio con 6 milioni di utili e ridurre la spesa corrente di 2 milioni. Sacrifici che alcuni assessori e persino nel gruppo dem faticano ad accettare, mentre altri comprendono. «Il disavanzo – spiega un membro della squadra di Giani – non è frutto di cattiva gestione, ma è servito a salvare vite. Siamo la prima regione per copertura vaccinale, la prima nelle terze dosi, una delle più virtuose sui contagi e i ricoveri. Il rigore è perfino motivo di orgoglio».
Ma è chiaro che sul bilancio si giochi anche un partita politica. «Non vorremmo che Eugenio avesse licenziato un bilancio siffatto per evitare di dover essere lui a intestarsi la paternità di un aumento delle tasse. Se crede che sarà il Pd a presentare un maxi-emendamento che istituisce un balzello sull’Irpef si sbaglia», dicono molti dirigenti dem toscani.
In aula il testo approderà il 21 e il 22 dicembre. Ma già martedì 14 dicembre è convocata la commissione per la discussione degli emendamenti. Un calendario che ha fatto infuriare l’opposizione. «Siamo sbaloditi – dice Elisa Montemagni, capogruppo della Lega – Un bilancio approvato già lo scorso 24 novembre viene inviato solo oggi: inaccettabile il comportamento di Giani. Impossibile in così poco tempo analizzare nel dettaglio centinaia di pagine». Ma non c’è solo questo. «Stupisce – spiegano dal gruppo leghista – che nel previsionale 2022 si prevedano minori entrate per 150 milioni dallo Stato e dai tributi regionali immaginandole come effetto della manovra del governo e della crisi, ma non si faccia cenno al deficit in sanità. Si maschera la realtà».
«Giani trasforma il Consiglio in un mero ente di ratifica delle sue decisioni – tuona Alessandro Capecchi di Fdi – chiederemo di fissare una data aggiuntiva». «Il mio compito è garantire che il bilancio venga approvato – dice Antonio Mazzeo, presidente del Consiglio regionale – per assicurare risposte ai cittadini su cultura e sanità. Per questo io sono pronto a far lavorare l’aula anche il 24, il 25 e il 26 dicembre».
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