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Toscana

Stelle e ponti di luce, le luminarie nelle città toscane riaccendono di speranze le vite interrotte dal virus

Mario Neri
Stelle e ponti di luce, le luminarie nelle città toscane riaccendono di speranze le vite interrotte dal virus

Da Firenze a Livorno, torna lo spettacolo delle installazioni natalizie e quest’anno sono il simbolo di “natività” di un futuro post-pandemia 

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Non sono solo luminarie. Non sono solo luci di Natale, non la solita scenografia di un rito consumista. Il Ponte Vecchio che rifulge di viola e lentiggini, il mercato centrale a Livorno che risplende sull’acqua di notte, una costellazione sul Palazzo dei Priori a Volterra come una proiezione dei sogni, l’albero di luce a Grosseto, in piazza Fratelli Rosselli, i ghirigori di bagliori su un corso di Lucca, a Piombino, a Massa, che incoronano le palme sulla passeggiata di Viareggio o sul lungomare di Forte dei Marmi quest’anno sono qualcosa di più dell’effetto ottico che preannuncia la festa.

Ci siamo chiusi nel buio delle nostre paure per quasi due anni, adesso vorremmo illuminare i nostri orizzonti esistenziali di speranze, di gesti semplici, magari banali, come un abbraccio, un bacio dato fra amici che si incontrano dopo troppo tempo. Oppressi da un contagio di solitudine e distacco, un anno fa obbligati a quarantene, a rinunciare a rimpatriate, al pranzo in famiglia, a riabbracciare i nostri cari, adesso vorremmo recuperare il contatto con i nostri pianeti sentimentali, riatterrare sulle nostre vite, ingenuamente riavvolgere il tempo, anche se è più ragionevole prendere possesso di quello nuovo che ci è dato.

Certo, il virus ha preteso un prezzo amaro, tragico. Per qualcuno l’isolamento non finirà mai, perché il Natale in quarantena è stato l’ultimo per padri, madri, fratelli, sorelle, figli. E forse è anche per questo che quest’anno quelle luci raccontano qualcosa perfino di un’altra natività, le guardiamo con malinconia, magari un rimpianto, perché ci immaginiamo a camminare al fianco di chi non c’è più sotto quella scatola di luci, in piazza Duomo a Pietrasanta, come se il pacco regalo che ci hanno offerto la scienza e i vaccini potesse essere un altro pezzo di futuro con loro. Ci arrabbiamo contro chi non capisce cosa significhi non poter scartare il passato che si è perso. Certo, anche un anno fa le vie dei centri storici, le strade dello shopping si riempirono di gente nei fine settimana che precedettero il Natale, e nessuna città rinunciò allo spettacolo delle luminarie. Ma fu un dicembre blindato, costellato di regole e restrizioni. E le folle furono un rischio, in qualche caso perfino un danno. Ora le luminarie di Natale sono fari su un mondo nuovo. Ce lo siamo detti perfino troppe volte: nulla sarà come prima, ma almeno questa volta quelle luci illuminano una strada, non sono fari puntati su un vicolo cieco.

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