Il Tirreno

Toscana

la storia 

Mio figlio e un regalo inatteso nella classe senza frontiere

Maria Lardara
Mio figlio e un regalo inatteso nella classe senza frontiere

3 MINUTI DI LETTURA





Metti che un giorno i Supereroi arrivino in una scuola, la Giusti, una delle più multietniche di Prato. Hanno la leggerezza di un palloncino e tutta l’aria di essere un regalo per un bambino.

Il festeggiato si chiama Giorgio, un bambino di seconda elementare mentre i cancelli sono quelli della primaria Guasti di Prato. Giorgio è compagno di classe di Riccardo, mio figlio. Che il compleanno lo aveva fatto e festeggiato il 14 novembre. Giusto una festicciola in centro, rigorosamente all’aperto. Lì c’era anche Giorgio, con la madre e la sorellina. Il cognome di Giorgio è originario della provincia dello Zhejiang (Cina orientale), quello di Riccardo del Valdarno aretino. I due si conoscono dai tempi della materna ma poi la pandemia li ha allontanati. Poi l’inizio di un nuovo ciclo alla primaria, con lo spauracchio del Covid. In prima Giorgio all’appello non ha mai risposto. Aveva chiesto di fare l’educazione parentale e, dopo aver superato l’esame, è stato ammesso. Lui, come tanti altri bambini di origine cinese "scomparsi" dai radar delle scuole per la paura del virus. Eccoli Giorgio e Riccardo ritrovarsi finalmente sui banchi di seconda, a settembre. Capita poco di frequentarsi fuori ma poi è arrivata l’occasione del compleanno. E se venisse anche Giorgio? Verrà o non verrà? Tentar non nuoce. Provo a mandare un messaggino alla madre su Whatsapp. Si capisce che prima di rispondermi è stato usato Google Translate dal mandarino. Alla fine Giorgio si presenta, insieme ad altri amichetti: Riccardo spegne le sue sette candeline. È finita qui? No davvero. Una nuova puntata della storia viene scritta mercoledì pomeriggio: La scrivono i bambini, grazie ai palloncini. Sì perché all’uscita da scuola la madre e la sorella di Giorgio non si sono fatte trovare a mani vuote per il compleanno del piccolo. Hanno in mano quei due palloncini con i volti di Iron Man e Spider Man. Quando li vede Giorgio cosa fa? Non ci pensa due volte e regala il palloncino di Iron Man a Riccardo. Raggiante di felicità, mio figlio torna a casa e si mette al lavoro per contraccambiare la generosità di Giorgio. Carta e pennarello, vuoi non regalargli un bel disegno di Spider Man? Le scuole pratesi (nel caso specifico, l’istituto comprensivo Marco Polo) sono fatte così. Sono un microcosmo multiculturale dove si creano interazioni, un laboratorio di vita che ricorda anche a noi grandi che, in fondo, esistono gesti e rituali di gratitudine che travalicano i confini. Nella classe di Giorgio e Riccardo sventolano undici bandiere: Italia, Cina, Marocco, Egitto, Romania, Pakistan, Nigeria, Gambia, Nigeria, Bangladesh, Cile. Qui si riesce a far tesoro delle diversità culturali e a far sbocciare la solidarietà reciproca, con spontaneità, grazie al lavoro straordinario delle maestre. Il 60-70% di alunni del Marco Polo è figlio di genitori non italiani. C’è un pregiudizio che ancora oggi hanno alcuni genitori. «E se mio figlio rimane indietro con tutti questi stranieri?». Ah, quante volte si sentono fare questi discorsi fra mamme italiane. È vero, è difficile. Poi però ci sono mamma Hu e mamma Xiao. Pronte a tradurre nella chat di classe ogni comunicazione in mandarino. Nella scuola di mio figlio c’è il mondo ed è questo il mondo che vogliamo per lui.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze