Gioco
Deficit in sanità, Giani al bivio: o le tasse o il taglio ai soldi europei
Il presidente: «L’emergenza ora è il bilancio, non l’edilizia sanitaria». A rischio gli ospedali di comunità
FIRENZE. È tornato lo spettro del bilancio. E questa volta Eugenio Giani si trova di fronte a un bivio amaro: da una parte le tasse, dall’altra una sanità zoppa. Da giorni i contatti a Roma e con Roma per il presidente hanno sempre al primo punto in agenda la stessa priorità: il disavanzo stimato nei conti della Regione, un «deficit tendenziale», spiega una fonte tecnica dell’assessorato, che si aggira ancora intorno ai 400-420 milioni di euro, di fatto scavato per intero dall’impennata delle spese per l’emergenza Covid.
E se un mese fa dal ministero della Salute erano arrivate parole rassicuranti sui fondi che il governo avrebbe stanziato per rimborsare la Toscana, le ultime notizie hanno ricatapultato Eugenio Giani davanti a uno scenario fosco. Che potrebbero costringerlo a una manovra complicata da digerire politicamente da qualunque lato la si guardi: da una parte, appunto, ci sarebbe il rincaro dell’Irpef, dall’altra addirittura un taglio delle aspettative rispetto ai progetti iscritti nel Pnrr, il famoso Piano di ripresa e resilienza concepito per portare il Paese fuori dalla pandemia.
Nella manovra finanziaria, infatti, il governo non stanzierà 2,5 miliardi di euro per i ristori delle spese Covid alle Regioni come chiesto dai governatori, ma appena 700 milioni. Un guaio, perché la ripartizione delle risorse di solito si basa sulle quote con cui viene assegnato ogni anno il fondo sanitario. Se così fosse, in Toscana non arriverebbero più 150-170 milioni, ma appena 40-50 milioni. Troppo pochi per sperare di chiudere in pareggio.
«Purtroppo le ultime notizie che arrivano da Roma non sono buone – spiega Giani – Io però spero di poter evitare il ricorso alla leva fiscale. Abbiamo tempo fino al 31 dicembre per riuscirci. Innanzitutto chiederò al governo che alla Toscana sia riconosciuta una percentuale più alta». In fondo, non sono tutti nelle condizioni della Toscana. Lazio, Lombardia e Veneto, ad esempio, vanno verso il pareggio di bilancio. Emilia-Romagna e Umbria invece arrancano. Difficile però che anche chi va bene rinunci alla sua fetta. Per questo il presidente sta valutando altre ipotesi.
«Una è quella di rateizzare le perdite e chiedere di poter utilizzare parte del fondo sanitario nazionale destinato al 2022 per ripianare i conti del 2021. In fondo il governo stanzierà 2 miliardi in più quest’anno e 3 in più il prossimo. Certo, si tratterebbe comunque di rinviare il problema. Un’altra strada che valuterò con il governo è quella di poter utilizzare una quota dei fondi del Pnrr destinati all’edilizia sanitaria. La vera emergenza adesso è il bilancio, non costruire nuove strutture».
Insomma, una pillola amara. Perché si dovrebbe rinunciare a buona parte dei 450 milioni planati sulla Toscana per costruire case della salute e ospedali di comunità, una rete chiave per potenziare così la sanità territoriale, soprattutto nelle aree disagiate.
Ma le alternative non sono molte. Finora di quei 400 milioni, Giani è riuscito a coprirne circa 200 con varie operazioni sul bilancio, 150 se li aspettava dal rigore delle Asl (ma 100 sono già stati contabilizzati, ne restano al massimo da racimolare 50) e almeno 150 pensava di ottenerli appunto come rimborsi Covid dallo Stato, che però pare intenzionato a assicurarne solo 40-50. Raschiare il barile del Pnrr potrebbe diventare doloroso. Il Pd accetterà di azzopare il piano di rilancio?
Per ora Giani ha licenziato in giunta una legge di stabilità che non prevede rincari sulle tasse, ma è chiaro che lo spettro della leva fiscale e il rincaro dell’addizionale regionale Irpef s’è materializzato di nuovo. Non solo. Il gettito da rastrellare ora sarebbe talmente alto da non consentire una manovra limitata soltanto alle fasce più abbienti, cioè oltre lo scaglione dei 55mila euro di reddito, come ipotizzato dal Pd un mese fa. Le aliquote dovrebbero aumentare per tutti (o quasi tutti) i 2.093.000 contribuenti toscani.
Oggi dall’addizionale arrivano circa 785 milioni. Per recuperarne altri 100 serve un balzello del 13%. «Per ora – dice Giani – è un’ipotesi che non prendo in considerazione». «Un maxi emendamento alla finanziaria regionale con il rincaro? Non sarà certo il Pd a presentarlo – si schermisce il capogruppo Vincenzo Ceccarelli – Vedremo cosa proporrà il presidente. Ma non ci faremo etichettare come il partito delle tasse».
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