Il Tirreno

Toscana

fino all’8 maggio 

Lo splendore del Medioevo. Fra Romanico e Gotico nei capolavori di Pistoia

Eleonora Guzzo
Lo splendore del Medioevo. Fra Romanico e Gotico nei capolavori di Pistoia

A Palazzo dei Vescovi e nelle chiese della città uno straordinario viaggio dai Bigarelli fino a Giovanni Pisano

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Botticelli e Firenze, Lorenzetti e Siena, Piero della Francesca e Arezzo: per alcune città toscane esistono binomi tali da identificarle immediatamente in relazione ad una personalità artistica. Per Pistoia, che pure è stata protagonista nell’ambito della cultura figurativa tardo-medievale, è mancato un artista locale illustre in cui potesse riconoscersi, un maestro iconico che oggi incarnasse in sé e celebrasse la sua ricchissima eredità culturale.

La mostra

La mostra “Medioevo a Pistoia, crocevia di artisti fra Romanico e Gotico” appena inaugurata a Palazzo dei Vescovi a Pistoia (fino all’8 maggio) muove da questa considerazione per mettere in luce come la città, esterofila per tradizione e mossa da ragioni politiche, economiche e religiose, nei secoli che vanno dalla fine del XII all’inizio del XV secolo abbia piuttosto goduto del contributo di molti artisti, svolgendo un ruolo culturalmente rilevantissimo quale vivace laboratorio di esperienze che vanno dall’architettura all’oreficeria, passando per la pittura, la scultura e la miniatura.

Il progetto politico di rendere Pistoia il centro d’incontro fra esigenze commerciali, percorsi cultuali e artistici, avviato dal Vescovo Atto nel 1140 e proseguito per tutto il Medioevo, porta in città i migliori maestri della Penisola, impegnati a realizzare i capolavori ora a confronto nelle sale della mostra. Il «concerto delle arti», come lo definiscono i curatori, permette così alla città di precisare culturalmente la propria immagine, forse sintetizzabile più in un’opera, l’Altare d’argento di San Jacopo, che in un artista, ma soprattutto di acquisire prestigio e autorevolezza rispetto alle più temibili concorrenti italiane ed europee. Aprendosi sia fisicamente sia idealmente al territorio, con una serie di prestiti provenienti anche dal resto d’Italia e dall’estero, proponendo un percorso espositivo dilatato oltre le antiche mura del Palazzo dei Vescovi, nelle sale del Museo Civico e fra gli arredi delle chiese pistoiesi, la mostra fornisce un’inestimabile occasione di confronto critico fra 68 opere organizzate in sei sezioni.

Dai Bigarelli a Nicola Pisano

Il Duecento, un momento in cui la città allaccia strette relazioni commerciali con le principali piazze europee, s’impernia, per quanto riguarda la prima metà del secolo, sulle opere degli artisti lombardi della famiglia Bigarelli: Lanfranco realizza il Fonte battesimale di San Giovanni in Corte, Guido l’altrettanto raffinato pulpito di San Bartolomeo in Pantano.

Alla metà del secolo troviamo a Pistoia il misterioso Maestro della Croce n. 434 degli Uffizi che firma una delle prime tavole agiografiche di San Francesco, tavola adesso visibile al Museo Civico. Il dialogo fra le arti, così fervido in questo periodo, è magistralmente illustrato – nel percorso che ci offre la mostra – dagli artisti che orbitano attorno all’Opera di San Jacopo, come l’orafo senese Pace di Valentino, cui si attribuisce il calice in filigrana detto di Sant’Atto, e soprattutto il ben più noto Nicola Pisano, a Pistoia dopo il 1270, e riferimento principale del pistoiese Jacopo d’Ognabene, probabile autore nel 1287 dell’Altare d’argento di San Jacopo. In questa congerie culturale abbondano cromie suggestive e motivi islamici nelle opere esposte firmate da artisti come Giroldo da Como e Manfredino di Alberto.

Da Giovanni Pisano a Taddeo Gaddi

All’inizio del Trecento, mentre Pistoia è squassata dalle lotte intestine fra fazioni politiche opposte che la indeboliranno fino a farle perdere la libertà, Giovanni Pisano realizza il pergamo nella chiesa di Sant’Andrea: il momento drammatico vissuto dalla città viene trasferito nel pathos dei due crocifissi del maestro pisano, in cui Cristo sembra aver assunto le sembianze di un comune contadino vinto da una guerra fratricida, così come nell’eccezionale Angelo con la testa del Battista, ispirato all’iconografia nordeuropea. La mostra si chiude con la sezione dedicata al processo di assoggettamento politico, commerciale e culturale della città da parte di Firenze, con la presenza del senese Pietro Lorenzetti con una Madonna col Bambino in trono ed angeli proveniente da San Francesco a Pistoia e di Taddeo Gaddi, autore del Polittico di San Giovanni Fuorcivitas, che sancisce il definitivo predominio culturale fiorentino, esteso da Niccolò di Tommaso anche nel campo dell’illustrazione libraria.

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