Sicurezza
Farmaceutica e rinnovabili: due spiragli per salvare Gkn
Il consulente dell’azienda svela le ipotesi per riconvertire lo stabilimento. Orlando: seguiremo i lavoratori. E Nardella chiede l’intervento della spa di Stato
FIRENZE. No ai licenziamenti in Gkn, sì alla riconversione per produrre macchinari per l’industria farmaceutica oppure componenti per energie rinnovabili. L’imprenditore Francesco Borgomeo, consigliere nominato dall’azienda, si sarebbe anche detto disponibile a rilevare la fabbrica (per poi cercare altri soggetti). Indiscrezioni e manifestazioni di interesse, alle quali le Rsu dello stabilimento si avvicinano con i piedi di piombo. I due spiragli per i 422 dipendenti sarebbero emersi durante un incontro con sindacati e istituzioni, convocato nel pomeriggio di ieri dopo che l’azienda aveva riavviato l’iter per i licenziamenti collettivi («Seguiremo i lavoratori di Campi Bisenzio e cercheremo di contrastare comportamenti contro il lavoro», è intervenuto il ministro del Lavoro Andrea Orlando) e poi – durante la notte di martedì – il tavolo istituzionale programmato per l’indomani mattina era stato fatto saltare (il segretario generale Cisl Firenze-Prato, Fabio Franchi, ha smentito le «strane trame e strane voci» che attribuivano un ruolo di responsabilità alla Confederazione); sempre con una email.
Oggi, in un confronto in remoto convocato dal Ministero per lo Sviluppo Economico alle 18, potrebbero arrivare conferme. «Un’altra giornata di lotta per le lavoratrici e i lavoratori di Gkn sotto la pioggia, fradici di orgoglio e di dignità, ancora una volta in lotta per rimandare e per annullare i licenziamenti», commenta il delegato Rsu Dario Salvetti, che tuttavia precisa: «La vertenza è ancora in piedi, lo dobbiamo al territorio che è insorto per noi. Continuiamo a chiedere un percorso chiaro di ripartenza della fabbrica, che prevede un mandato di vendita chiaro, un passaggio di società in continuità produttiva e occupazionale portandosi dietro posti di lavoro e diritti, e lo Stato a garanzia di questo ponte verso un’ulteriore soluzione. Continueremo – conclude – a verificare questo percorso aperti alla discussione ma allo stesso tempo fermi nella dignità e nella lotta».
Prima del tavolo, Salvetti e Matteo Moretti, l’altro rappresentante Rsu, sono saliti a parlare con il prefetto Valerio Valenti. Ma alla vigilia dell’incontro si respirava aria di rabbia e sfiducia. Per i lavoratori in lotta dal 9 luglio erano troppi i precedenti negativi a livello nazionale, da Embraco a Whirlpool, troppe le aspettative già tradite nonostante la vittoria dell’Articolo 28.
All’incontro hanno partecipato l’assessora regionale al lavoro Alessandra Nardini, il sindaco di Campi Bisenzio Emiliano Fossi, una delegazione del Collettivo di Fabbrica e il direttore generale della Regione Paolo Pantuliano, e ancora il consigliere del presidente della giunta regionale per le crisi aziendali Valerio Fabiani e il capo di gabinetto del presidente Paolo Tedeschi, l’assessora al lavoro del Comune di Firenze Benedetta Albanese e Giovanni Bettarini per la Città Metropolitana di Firenze; dichiarandosi «uniti a difesa di lavoratrici e lavoratori e del sito produttivo di Campi per cui è necessaria una seria e reale prospettiva di reindustrializzazione». In trincea con i lavoratori anche Michele De Palma, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile del comparto automotive, e Daniele Calosi, segretario Fiom di Firenze, Prato e Pistoia. «Mi risulta che ad Invitalia siano state date altre priorità di altri siti industriali del Paese», commenta il sindaco fiorentino Dario Nardella, auspicando un decreto di urgenza anti-delocalizzazioni. Magari proprio il disegno di legge scritto da Nicola Fratoianni insieme al Collettivo di Fabbrica e depositato nelle scorse settimane alla Camera e al Senato. In favore dei lavoratori il segretario nazionale di Sinistra Italiana ha infine lanciato un nuovo «appello a tutte le forze progressiste in Parlamento».
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