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Toscana

I mufloni del Giglio sono salvi: stop alla caccia, saranno trasferiti

Giovanna Mezzana
I mufloni del Giglio sono salvi: stop alla caccia, saranno trasferiti

È l’effetto di un accordo firmato ieri dal Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, Lav e Wwf: i dettagli

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ISOLA DEL GIGLIO. È scritto nero su bianco, adesso: sono salvi i mufloni “gigliesi”, che erano stati condannati a morte da un progetto di levatura europea – Life LetsGo Giglio – perché “colpevoli” di essere una specie non autoctona, e quindi “nociva” per la biodiversità isolana. Abbassano i fucili i tiratori esperti che dal 22 novembre erano approdati sull’isola e – su mandato del Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano – avevano messo nel mirino le miti pecore selvatiche dalle corna ad ariete. Gli abbattimenti dei mufloni sono stati sospesi. Non momentaneamente, come deciso “in corner” il 27 novembre dopo la battaglia condotta a tamburo battente dall’associazionismo animalista e non solo: lo sono per sempre. Saranno trasferiti dal Giglio, questo sì, ma per vivere altrove.

TRE FIRME

È l’effetto di un accordo che è stato firmato ieri dal Parco nazionale dell’Arcipelago Toscano, Lav e Wwf, rappresentati rispettivamente dai tre presidenti Giampiero Sammuri, Gianluca Felicetti e Donatella Bianchi. È stato l’ente Parco a scegliere i propri interlocutori e a invitarli a un incontro online durato quasi due ore (in cui ci sono stati correzioni e aggiustamenti): soltanto due – il Wwf per la quota “ambientalista” e la Lav per quella “animalista” – rispetto al composito e variegato mondo – di associazioni, comitati cittadini come Save Giglio, e studiosi – che ha battagliato pro mufloni. Il risultato è però arrivato e coincide con ciò che tutti volevano: risparmiare le grandi pecore il cui sguardo sembra così tollerante verso il genere umano, e che rappresenteranno anche una minaccia per i muretti a secco dei viticoltori “eroici” del Giglio ma a cui gli isolani stessi si sono affezionati.

L'ACCORDO

L’accordo ha cinque punti: ecco quelli cruciali. Primo: sono sospesi gli abbattimenti. Secondo: sono intensificate le catture – ancora non è certo quanti siano gli esemplari, se poche decine o fino a un’ottantina – finalizzate al trasferimento altrove, «con modalità che tengano conto del benessere degli animali». Terzo, si creerà «un gruppo di lavoro di esperti e tecnici designati da rappresentanti delle associazioni firmatarie» che avrà anche il compito di accogliere proposte e disponibilità per le future maison dei mufloni.

L’INTERROGATIVO

Ma dove andranno, dunque, le miti pecore? C’è chi temeva che, pur non uccise, una volta lasciata l’isola, sarebbero state destinate ad aziende faunistiche venatorie. «Assolutamente no – assicura Massimo Vitturi, responsabile Area animali selvatici di Lav – Non c’è alcun interesse del Parco di darli in pasto ai cacciatori. E noi vigileremo. Anche sulle destinazioni, che dovranno garantire ai mufloni una tutela fino al fine-vita»; insomma come i purosangue del Savoia Cavalleria, in Maremma, chiusa la carriera si godono il meritato riposo fino all’ultimo dei loro giorni, i mufloni, pur lontani dall’arcipelago toscano «si godranno – dice Vitturi – lo scampato pericolo».

IPOTESI IN CAMPO

«Per esempio – aggiunge ancora Vitturi – già da febbraio l’associazione Vitadacani, che fa parte della Rete dei Santuari di animali liberi e su cui noi confidiamo molto, si era proposta di ospitarli in rifugi»; anche Lorenzo Bani, presidente del Parco regionale Migliarino San Rossore Massaciuccoli, ancora per esempio, si era offerto di ospitare una ventina di mufloni.

L’APERTURA

Per volere di Lav e Wwf l’accordo siglato ieri è aperto: nel senso che se altre associazioni vorranno, potranno firmarlo. «Eravamo in due – conclude Vitturi – ma è la vittoria di tutto il fronte animalista che va dalle associazioni al singolo. Oggi si realizza un sogno: per i mufloni. E speriamo in futuro lo possa essere anche per altre specie».

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