Il Tirreno

Toscana

LA LINEA DELL’EX PRESIDENTE DEL CONSIGLIO 

Prodi tifa per Draghi a Palazzo Chigi: «Serve continuità ma deciderà lui»

Martina Trivigno
Prodi tra il senatore Andrea Marcucci e il direttore Luciano Tancredi
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Prodi tra il senatore Andrea Marcucci e il direttore Luciano Tancredi

Il Professore: io e Berlusconi fuori gioco per il Quirinale e sul premier: «Non è tipo da farsi tirare la giacchetta»

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BARGA (LU). Continuità. Per il professor Romano Prodi è questo ciò di cui ora ha bisogno l’Italia. Cioè, tradotto dal politichese, di Mario Draghi a Palazzo Chigi. Ed è proprio su questo principio – per lui inviolabile - che dovrebbe giocarsi la partita per la corsa al Quirinale. Con il nome di Mario Draghi che è ancora in lizza per la corsa al Colle: unico avversario sembra essere la quarta ondata del Covid, che suggerisce una prosecuzione dell’azione di governo e un bis di Sergio Mattarella. «Deve scegliere se sia meglio un anno di potere diretto (a Palazzo Chigi, ndr) o sette di autorità al Quirinale», ha spiegato ieri Prodi, durante la presentazione dei suoi due libri – “Strana vita, la mia” e “L’Europa” – all’auditorium del resort “Il Ciocco” di Castelvecchio Pascoli, in Lucchesia.

Ospite del senatore Andrea Marcucci (Pd) e intervistato dal direttore del Tirreno, Luciano Tancredi, l’ex presidente della Commissione europea per due volte presidente del Consiglio, lo ha detto in modo chiaro: «Il presidente della Repubblica non è colui che riceve più voti, ma chi ha meno veti». È la partita più delicata di tutte, un passaggio politico rilevante come non mai, soprattutto nel momento storico che stiamo attraversando. E i nomi si rincorrono, uno dietro l’altro, in una caccia serrata al successore di Sergio Mattarella. «La regola d'ingaggio è evidente da settimane – sottolinea il senatore Marcucci – : il prossimo presidente della Repubblica deve essere un uomo o una donna di coesione nazionale, al di sopra delle parti. Mi sembra che oggi questa consapevolezza sia diventata patrimonio di tutti i leader». Un pensiero condiviso da Romano Prodi. «Credo che né io né Silvio Berlusconi potremmo esserlo – aggiunge Prodi – e il motivo è semplice: ognuno di noi ha rappresentato una parte politica, in passato. Il presidente della Repubblica sta sopra le parti. È un arbitro e non un giocatore».

«E lei crede di essere un arbitro?», incalza il direttore Tancredi. «Sì, credo di esserlo – risponde Prodi – ma la verità è che non sono considerato tale. Non sono un uomo di parte, ma ho rappresentato una parte. E poi, l’anno prossimo, compirò 83 anni. La matematica non è un’opinione: 83 più sette fa novanta. Sarebbe un azzardo nei confronti della provvidenza. Deve scegliere Mario Draghi, ma voglio ricordare che un Paese, prima di tutto, ha bisogno di continuità, la politica vive anche di rapporti personali. Quando vinsi le prime elezioni era il 1996 e ricordo che poco dopo andai in Germania. Fu una bella visita, mi trattenni con il mio omologo tedesco per un paio d'ore. Poi, prima di andare, mi disse: "È stato piacevole, ma chi viene la prossima volta?". Per questo dico: la decisione è nelle mani di Mario Draghi, ma serve continuità». Una scelta decisiva, da cui dipenderanno gli equilibri futuri dell’Italia. Primo fra tutti: chi occuperà, al posto di Draghi, lo scranno più alto di Palazzo Chigi? Chi riuscirebbe a tenere insieme il Movimento 5 Stelle e Pd da una parte, Forza Italia e Lega dall'altra senza il rischio della fine anticipata della legislatura? Che, tra l’altro, pochi deputati e senatori gradirebbero visto che, con il taglio dei parlamentari, non oltre il 15 per cento di loro potrà essere rieletto. «È difficile dire come andrà a finire questa partita – conclude Prodi – ma una cosa è certa: Mario Draghi non è tipo da farsi tirare per la giacchetta. Da nessuno. È sempre stato così, anche nel 1974. Quando lo conobbi, ero professore all'università di Harward e lui uno studente all'ultimo anno. No, non è tipo da farsi convincere se davvero non lo vuole. Neppure allora, e infatti diceva: “Lasciami la giacchetta, devo andare per la mia strada”».

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