Il Tirreno

Toscana

Il tedesco torturatore del Cile è a casa: «Liberato per errore dieci ore prima»

Matteo Leoni
Rehinard Doring Falkenberg, di nuovo in libertà
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Rehinard Doring Falkenberg, di nuovo in libertà

La Corte d’Appello di Firenze contro la questura di Lucca: anticipando la fine della misura cautelare ha vanificato l’estradizione

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FIRENZE. Tra pochi giorni si sarebbe dovuta celebrare l’udienza per decidere della sua estradizione in Cile. Ma qualcosa nel meccanismo della giustizia italiano pare essersi inceppato. E così Rehinard Doring Falkenberg, il 75enne tedesco arrestato il 22 settembre a Forte dei Marmi (Lucca) su mandato di cattura internazionale spiccato dal Cile, che lo accusa di essere un criminale complice dei crimini di Pinochet, è tornato libero. Adesso si trova nella sua casa a Gronau, in Germania, nella Renania settentrionale. Dal 22 settembre al 18 novembre è stato detenuto nel carcere di Lucca. Poi, per motivi di salute, è stato sottoposto alla misura dell’obbligo di firma giornaliero in questura.

Il termine per la presentazione della domanda di estradizione da parte del Cile scadeva il 22 novembre. L’istanza è arrivata in tempo utile, il 19 novembre. Ma quando, alle 17 del 22 novembre, i giudici della Corte di appello di Firenze hanno prorogato la validità della misura dell’obbligo di firma a suo carico, la questura di Lucca alle 13.45 gli aveva già comunicato la cessazione delle restrizioni. Un vuoto di circa tre ore, che è bastato a Falkenberg per tornare in Germania. Quando il pensionato tedesco si è presentato in questura per ottemperare all’obbligo di firma, i poliziotti gli hanno detto che era libero per scadenza dei termini cautelari. Un errore, quello fatto dalla polizia, secondo la lettura dei fatti data dal presidente della Corte di appello fiorentina Alessandro Nencini: i poliziotti, notificando al 75enne tedesco la cessazione della misura cautelare a suo carico alle 13.45, avrebbero anticipato di circa 10 ore il termine della scadenza della mezzanotte previsto dall’ordinanza. Nel provvedimento con cui proroga la misura cautelare a carico di Falkenberg, la Corte di appello prende atto anche del fatto che gli era già stato comunicato di essere libero, e oltre all’Interpol avvisa la polizia di frontiera perché vigili affinché non lasci l’Italia. Ma ormai era troppo tardi. Il pensionato era già sulla strada di casa.

In Cile Falkenberg è accusato del sequestro del fotografo italo-cileno Juan Maino Canales, militante del Mapu, partito politico della sinistra cilena. Maino fu sequestrato a 27 anni insieme a due colleghi e amici, dagli agenti della Dina, la polizia segreta cilena. I tre non fecero più ritorno. Dopo il rapimento il fotografo fu trasferito nella "Colonia Dignitad", conosciuta anche come "Villa Baviera" e trasformata ai tempi di Pinochet in un centro di tortura e sterminio degli oppositori politici. In questo periodo Falkenberg sarebbe stato uno dei dirigenti della Colonia, e sarebbe stato uno dei pochi a essere in contatto diretto con agenti della polizia segreta cilena. L’insediamento era stato fondato nel 1961 da emigrati tedeschi guidati da un ex medico delle SS.

La notizia della liberazione del 75enne, considerato in Cile tra i dieci criminali più pericolosi, ha creato forte malcontento nell’opinione pubblica locale. E ancora di più tra i parenti del fotografo Maino: «Il governo del Cile - affermano in un post su facebook - deve chiedere spiegazioni alle autorità italiane su quanto è successo». E poi un appello allo stato tedesco affinché lo consegni: «Facciamo un nuovo appello alla coscienza etica del governo tedesco, che concede rifugio ai criminali della Colonia Dignidad impendendo l’estradizione».

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