Il dolore
Green pass su bus e treni, caos controlli in Toscana
L’assessore Baccelli: «Verifiche a campione solo sulle tratte regionali». La Cgil: «Gli autisti rischiano minacce e ritorsioni»
FIRENZE. La Cgil Trasporti ha già chiesto un incontro urgente al prefetto di Firenze. Le aziende che gestiscono il trasporto pubblico – Trenitalia e Autolinee Toscane per i bus – sono al lavoro per interpretare il decreto legge annunciato l’altra sera dal presidente del Consiglio Mario Draghi ma non ancora pubblicato in Gazzetta ufficiale.
Circola una bozza e la questione si tinge di giallo. Perché dal testo sembrerebbe escluso l’obbligo di esibire il Green pass dal 6 dicembre per i passeggeri che vogliono salire su un pullman urbano o che esaurisce la propria corsa all’interno della città metropolitana (l’area fiorentina è l’unica così classificata in Toscana).
«Da quello che leggiamo, i controlli a campione sarebbero obbligatori soltanto sui treni regionali e sui bus che fanno tratte regionali e interregionali – afferma l’assessore ai trasporti della Regione Toscana, Stefano Baccelli – ma per qualsiasi valutazione dobbiamo aspettare la pubblicazione del decreto». Sono le prefetture, tramite i Comitati provinciali per l’ordine e la sicurezza pubblica, a coordinare i controlli, «anche a campione, avvalendosi delle forze di polizia e del personale dei corpi di polizia municipale». Autolinee Toscane, che gestisce il trasporto pubblico su gomma in tutta la regione, fa sapere che «in assenza del controllore, che non è più presente a bordo dei bus dall’inizio dell’emergenza sanitaria, l’autista può soltanto invitare i passeggeri a rispettare le norme anti-contagio e non può effettuare controlli non essendo un agente di pubblica sicurezza».
Aggiunge l’azienda: «Aspettiamo il decreto e le indicazioni operative dalle prefetture, ma l’ipotesi più probabile è quella dei controlli a campione agli scambiatori e agli snodi principali delle città».
Trenitalia già conosce la materia: l’obbligo del Green pass è in vigore da settembre sui treni a lunga percorrenza, Frecciarossa e gli altri. Viene verificato dal capotreno insieme al titolo di viaggio, in alcuni casi sono effettuati controlli a terra aggiuntivi. Nel caso una persona ne sia sprovvista, viene avvertita la Polizia ferroviaria che ha la competenza di elevare la sanzione (da 400 a mille euro) e il passeggero dovrà scendere alla prima fermata utile. «Stiamo definendo le modalità operative per capire come svolgere questa attività anche sulle tratte regionali – dicono da Trenitalia – tenendo conto che il decreto prevede la modalità degli accertamenti a campione». Quello dei controlli è un tema che fa discutere.
Così Monica Santucci, segretario generale della Cgil Trasporti Toscana: «Secondo noi l’unico modo possibile è prevedere dei controlli prima che i passeggeri salgano sul mezzo pubblico, sulle banchine delle stazioni e agli scambiatori per i bus. Nel caso dei treni, non è pensabile una verifica a tappeto quando i convogli si fermano ogni dieci minuti, questa responsabilità non può essere a carico del solo capotreno. Sarà poi un caos per quanto riguarda i pullman, che hanno il solo autista a bordo. Un’ipotesi potrebbe essere quella di far tornare sul mezzo i controllori. Il problema, inoltre, è che questi lavoratori saranno sempre più esposti a minacce, ritorsioni e discussioni».
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