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Toscana

Un risveglio con il terremoto a Livorno

Mauro Zucchelli
Un risveglio con il terremoto a Livorno

Prima scossa di magnitudo 3,5 con epicentro a 15 chilometri da Calafuria, poi altre avvertite su tutta la costa

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Mauro Zucchelli

livorno. Una scossettina di avvertimento era arrivata sei minuti prima, ma non l’aveva sentita nessuno se non gli strumenti dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv): praticamente stesso epicentro, una quindicina di chilometri al largo di Quercianella, davanti alla torre di Calafuria e al ponte di Calignaia.

Ore 6,21, magnitudo 3,5, 13 chilometri di profondità: appena prima dell’alba Livorno ieri è stata svegliata da un terremoto che ha fatto più paura che danni. Dal quartier generale dei vigili del fuoco segnalano: una sfilza di telefonate, qualche sopralluogo ma niente danni rilevanti. Gli edifici hanno retto bene. In molti l’hanno sentito anche in altre zone della costa e nell’entroterra pure da Montecatini e anche più a est verso Firenze. Le scosse si ripeteranno anche in seguito: quattro nel giro di poco più di mezz’ora (con magnitudo da 1, 7 a 2, 1) e una nel pomeriggio, poco prima delle 19, appena al di sopra di magnitudo 2.

CHIUsE le scuole

Scuole chiuse a tambur battente dal sindaco Luca Salvetti con un post sulla propria pagina Facebook alle 7, 13 e in tandem la vicensindaca Libera Camici avverte tutti i presidi, che a cascata girano l’avviso sulle chat dei singoli istituti via Whatasapp. Inutile dire che, di fronte a tutto questo trambusto, lo spiritaccio livornese non ha alzato bandiera bianca: d esempio, sui social di Livornogramm compare l’immagine di un barista (stufo di rispondere ai clienti?) che ha appicciato sulla schiena un cartello per dire che «sì, l’ho sentito il terremoto». Quattro passi, ed ecco David Calò, box 63 nel mercato ambulante di via Buontalenti dall’anima popolare doc, ha scherzosamente messo in offerta «a soli 22 euro» a fine mattinata la «tuta in pile per terremoto dormi e scappa».Stavolta si sorride ed è un modo per lasciarsi alle spalle la paura. Se a Livorno è scattata la “macchina” delle grandi emergenze (con il sindaco che dieci minuti dopo la scossa ha allertato la giunta, la comandante della polizia municipale e il dirigente della protezione civile) , è perché brucia ancora la ferita dell’alluvione che nel settembre di quattro anni fa stese al tappeto una città intera: salvata nella coscienza collettiva solo dalla straordinaria mobilitazione dei “bimbi motosi”, i ragazzi e le ragazze che a migliaia si rimboccarono le maniche per salvare la “loro” Livorno. Finalmente sentendosi protagonisti e non spettatori.

Pericolo moderato

In effetti, Livorno è una zona di moderata pericolosità sismica: sta di fatto però che nell’arco degli ultimi 35 anni l’Osservatorio nazionale terremoto dell’Ingv ha in lista per la zona tutt’attorno a Livorno qualcosa come 192 sismi di piccola e piccolissima entità. Gli ultimi due il 9 ottobre e l’11 settembre scorsi, ma nessuno li ha neanche lontanamente avvertiti: con magnitudo 1,2 e 1,3 sono risultati rilevabili solo dal sistema high tech acchiappa-scosse, l’uno poco prima di mezzanotte con epicentro 7 chilometri a nord di Livorno e l’altro partito nel cuore della nottata da 6 chilometri di profondità nei fondali marini quattro spanne al largo, davanti alle torri della Solvay a Rosignano. Del resto, in gran parte di questi quasi duecento casi l’epicentro è in mare, in una fascia entro 7-8 miglia dalla costa che va da Marina di Pisa a Castiglioncello, a partire dalla metà degli anni’80.

I precedenti

Bisogna risalire appena più indietro per inciampare nel ricordo dell’ultimo terremoto di una certa rilevanza: non esiste livornese sopra i quarant’anni che non ricordi il sisma del 1984. Nella memoria collettiva è rimasto come il “terremoto di Pasquetta”, invece la prima scossa era arrivata nel tardo pomeriggio della domenica. Prima dell’ora di cena un altro doppio scossone: sesto grado della scala Mercalli, si diceva allora (magnitudo 4,02) . Con tre morti d’infarto. A distanza di due secoli e mezzo si aggiungevano ai quattro che si erano registrati nel più grave cataclisma di questo tipo: a fine gennaio 1742, quando c’era ancora il granduca e Giuseppe Garibaldi era ancora di là dall’Atlantico a liberare l’America Latina.

Era il 1984

Limitato il numero di vittime ma indelebile l’impronta sulla storia sociale della città: le cronache raccontano d’un terremoto talmente forte che si è ritenuto potesse essere di magnitudo 5,2 (4,87 secondo altre stime: ovviamente non sulla base di sistemi di rilevazione bensì contando su ricostruzioni successive a distanza di secoli). Trasformato presto in maremoto: i marinai parlarono di una tempesta con un anomalo innalzamento del livello del mare che, a prestar fede alla tradizione, scaraventa una enorme ondata fino a piazza Grande davanti al duomo. Possibile che uno tsunami del genere costi appena quattro vittime? A dirla tutta, qualche dubbio c’è. Fatto sta che da allora ogni 27 gennaio la città – anche negli anni in cui il Pci era sopra il 50% e il governo locale era monocolore rosso – offre al santuario di Montenero la cera per la Madonna di Montenero e mette una corona di fiori attorno all’icona sacra che guarda dall’alto la piazza del duomo. Non solo: da allora anche la città più irriverente si mette il saio e fa cominciare il carnevale in ritardo rispetto a tutte le altre (e la maschera locale è davvero minimal: “Puce”, un lenzuolo mezzo in testa con due buchi all’altezza degli occhi) . Ma anche questo terremoto è tutt’al più al 72° posto nella classifica delle scosse che hanno colpito la Toscana nel corso dei secoli, dall’anno Mille in poi. I più gravi? Poco dopo la Grande Guerra: nel settembre 1920 in Garfagnana (magnitudo 6,53), 15 mesi prima nel Mugello (6,38). Ma per trovarne uno negli ultimi dieci anni bisogna scendere fino alla 16ª posizione: è il sisma del 21 giugno 2013 in Lunigiana (5,36) con bis due giorni più tardi (4,63, 126° posto) e tris prima della fine del mese (4,77, 103° posto). Nello stesso anno terribile, a fine gennaio si registra un altro terremoto in Garfagnana (5,01, 58ª posizione) . Cinque terremoti nel 2013, quattro l’anno seguente e tre nel 2015 fra le 330 scosse più tremende con cui abbiamo dovuto fare i conti noi toscani.

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