Il Tirreno

Toscana

il caso che divide il giglio 

Rifugio per salvare i mufloni Domani arrivano le doppiette

Giovanna Mezzana

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Giovanna Mezzana

isola del giglio. C’è una chance di salvezza per i mufloni – condannati a morte – che abitano la seconda isola più grande dell’Arcipelago Toscano, che rischia però di finire alle erbacce. E sono rimaste 24 ore prima che si inizi a sparare.

Al Giglio le pecore con le corna da ariete non possono più stare: secondo un progetto di status europeo, Life LetsGo Giglio, sono una minaccia per la biodiversità dell’isola, soprattutto quella vegetale, tant’è che è dal 2009 che si punta a ridurre il numero degli esemplari “isolani”, che oggi sono circa una cinquantina. Dal 2009 al 2020 è stato abbattuto un centinaio di mufloni. Poi dal 2021 le doppiette non sono più state caricate e si è proceduto alle catture finalizzate, per lo più, al trasferimento: da maggio, sono stati una trentina i mufloni catturati e venti sono stati trasferiti nel Grossetano e nel Pisano. Va da sé che la cattura al posto dell’abbattimento ha rincuorato – in questi ultimi mesi – le associazioni animaliste. Poi la doccia fredda. La Lav ha alzato il velo sul mandato che il Parco nazionale Arcipelago Toscano ha affidato a un gruppo di professionisti che cominceranno a sparare ai cheti bestioni da domani. Il presidente del Parco Giampiero Sammuri, ha replicato alla Lav, ricordando che i mufloni vengono abbattuti dal 2009 e che è l’Unione internazionale conservazione della natura a sostenere che sono una specie pericolosa per la biodiversità, e che non è sufficiente la cattura per eradicarli. Mentre la Lav si appella ministro della transizione ecologica Roberto Cingolani «perché fermi la mattanza» e Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’Intergruppo parlamentare per i diritti degli Animali e della Lega italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente, chiede al governo-tutto di disarmare i fucili, la battaglia per la salvezza dei mufloni si arricchisce di un nuovo capitolo che sa di beffa. Si scopre che da mesi l’associazione Vitadacani si è offerta di trasferire i mufloni dall’isola, a proprie spese, distribuendoli nei rifugi che gestisce in Italia con la Rete dei santuari di animali liberi. E si scopre anche che l’associazione aveva da mesi intrapreso un percorso interlocutorio-collaborativo con il Parco per far diventare questa ipotesi realtà. «A febbraio quando sembrava che da lì a poco dovessero iniziare gli abbattimenti – spiega la presidente Sara d’Angelo – ho contattato il presidente Sammuri facendogli presente la nostra disponibilità a trasferirli; gliel’ho rinnovata in estate; poi gli ho fatto presente la nostra preoccupazione. Scoperta l’email in cui Agrofauna, il soggetto incaricato dell’abbattimento, informa i propri collaboratori su come dal 22 novembre devono procedere all’uccisione dei mufloni, ho tentato di dissuadere il Parco, poi ho inviato all’ente una Pec di diffida, a cui non ho avuto risposta. È un progetto cruento e folle, il cui unico obiettivo è quello di accedere ai fondi europei». L’associazione invita chi lo voglia a inviare una lettera di protesta alle istituzioni: per farlo, basta visitare www. vitadacani. org.

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