Il Tirreno

Toscana

L’AZIENDA DEI SILURI DI LIVORNO 

Wass, coro contro la vendita. «Guai a cederla agli stranieri»

Ilenia Reali
Wass, coro contro la vendita. «Guai a cederla agli stranieri»

Pressing sul governo di Cgil, Cisl e Uil, parlamentari di Pd e Lega, istituzioni locali. «Con Oto Melara è un’azienda strategica per il Paese. E c’è un’offerta italiana» 

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Ilenia Reali

LIVORNO.È una delle aziende più corteggiate della Toscana. Già nel 2012 un player straniero si era candidato ad acquistare la ex Wass, 350 dipendenti, uno dei tre stabilimenti italiani a Livorno, utili da capogiro, ma soprattutto una delle aziende strategiche, senza possibilità di interpretazioni, del Paese. L’antica Whitehead, fondata a Fiume nel 1875, produce siluri e droni subacquei e negli anni ha sempre schivato passaggi di proprietà scomodi per il Paese. Ora Leonardo, con la produttrice di cannoni e mezzi corazzati Oto Melara, l’ha ufficialmnte messa sul mercato e al centro di un risiko europeo per la spartizione della produzione di armamenti. Le due aziende sono diventate merce di scambio con Francia e Germania per l’ingresso dell’Italia nella produzione del carro armato europeo ma con la conseguente perdita della possibilità di creare un polo per la produzione di navi militari che potrebbe nascere se l’acquirente fosse l’italiana Fincantieri.

LA VENDITA

A candidarsi all’acquisto delle due società c’era da mesi solo Fincantieri mentre da qualche giorno si sta parlando di una possibile offerta anche del consorzio franco tedesco Knds (unione tra la francese Nexter e la tedesca Krauss-Maffei Wegmann): il colosso europeo in base a prime indiscrezioni avrebbe offerto per entrambi gli asset 650-700 milioni di euro, circa 200 milioni in più della proposta italiana. Le offerte definitive sono attese per la fine del mese .

LA LEVATA DI SCUDI

In gioco non ci sono solo i posti di lavoro ma anche il timore che gli investimenti (una volta acquisite le società) possano migrare all’estero e, soprattutto, che l’Italia possa perdere un centro di innovazione e produzione nevralgico sia per usi militari sia civili. I sindacati locali si sono già sentiti con il sindaco di Livorno Luca Salvetti e l’assessore Gianfranco Simoncini con l’obiettivo di sventare la vendita a Knds preferendo Fincantieri. Una partita di giro che farebbe rimanere in Italia società considerate per il mondo politico, dal Pd alla Lega: «aziende incedibili».

Per Simoncini ci sono tre tipi di problema in caso di cessione a un gruppo straniero. «Il primo è legato ai posti di lavoro: le società hanno rapporti con l’indotto e con gli stabilimenti di Leonardo dell’area fiorentina fornitrici di strumentazione ottica. In caso di vendita quindi non si rischierebbe solo la perdita di un’azienda innovativa a Livorno ma ci sarebbero contraccolpi enormi anche nel resto della regione dal momento che le collaborazioni sarebbero decise sul mercato internazionale e non da rapporti collaudati. Secondo: Livorno perderebbe la possibilità di un potenziamento dell’economia del mare che invece con Fincantieri, già presente sul territorio, sarebbe scontato. Terzo e non ultimo: stiamo pensando di vendere stabilimenti di un settore delicatissimo senza che ci sia stato un confronto tra ministeri per trovare una soluzione condivisa e positiva per l’Italia».

Il Comune, per evitare una decisione troppo repentina, ha chiesto al presidente della Regione Eugenio Giani di seguire la vicenda e di contattare i ministri interessati. «Non si tratta di una posizione nazionalista fine a se stessa – interviene Andrea Romano, parlamentare livornese del Pd – ma della difesa di asset strategici. L’ex Wass è un’assoluta eccellenza dal punto di vista tecnico ed ha un grande valore per il Paese e per il territorio. Sono fiducioso che il ministro Lorenzo Guerini e il premier Mario Draghi abbiano messo a fuoco la vicenda con l’idea di preservare questa ricchezza. Non dimentichiamo che abbiamo la legge Golden Power, introdotta nel 2012 e rinnovata nel 2020, con cui possiamo mettere un veto sulla vendita a gruppi di altri paesi di aziende di valore strategico. Il governo sarà chiamato, quindi, a decidere».

Stessa posizione del parlamentare leghista Manfredi Potenti. «Alienare due marchi storici così a stretto contatto con l’industria militare sarebbe incomprensibile e sto preparando un’interrogazione. Non si può perdere come Paese ricchezze industriali in settori come quelli dell’armamento». Un coro anche dai sindacati locali che uniti hanno presentato un documento al Comune di Livorno chiedendo un incontro.

L’INCONTRO COI SINDACATI

A livello nazionale, invece, i sindacati durante un incontro già fissato per oggi con i vertici di Leonardo per il consueto Osservatorio strategico nazionale, chiederanno chiarimenti per capire se ci sono trattative e a che punto siano. «Ci aspettiamo – commenta Cora Prussi, Fim Cisl – che l’azienda ci dica cosa intende fare con chiarezza. Ma ci chiediamo: si può cedere una valore come quello delle due aziende a un altro Paese?».

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