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l'intervista

La storia di Aurelio, 50 anni sui libri per prendere sette lauree

Sabrina Chiellini
Aurelio Pellegrini
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Aurelio Pellegrini

Aurelio Pellegrini, ex docente ed ex sindaco di Montescudaio, si è laureato per la settima volta pochi giorni fa a 70 anni

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MONTESCUDAIO. Festeggia le nozze d’oro con l’università regalandosi la settima laurea. Aurelio Pellegrini, insegnante per 25 anni prima di dedicarsi alla politica, già assessore provinciale a Pisa per 14 anni, sindaco di Montescudaio e presidente del Teatro Politeama di Cascina, ha al suo attivo un piccolo primato. Sette diplomi di laurea ottenuti con impegno, passione per lo studio e tanta curiosità.

Nella vita non si smette mai di imparare, neanche la pandemia ha fermato l’ex sindaco che l’altro giorno ha conseguito la settima laurea Magistrale in Filosofia e Forme del sapere con 110 e lode all’università di Pisa.

Come è arrivata questa “collezione” di lauree?

«Dopo avere smesso di insegnare, quando ho cominciato ad occuparmi di politica, ben presto mi sono reso conto che stavo diventando arido dal punto di vista del sapere. Così mi sono iscritto per la seconda volta all’università. Con il tempo ci ho preso gusto. Ora però mi fermo davvero e spero di poter riprendere a viaggiare, altra mia grande passione».

Non solo tanti diplomi di laurea ma anche studi in varie università. Come ha scelto i corsi?

«La prima volta mi sono laureato nel 1975 in Filosofia a Pisa. La seconda laurea è del 1989 in Storia, la terza è arrivata nel 1991 in Lettere con una bella tesi su Alessandro Manzoni e come relatore il compianto Piero Floriani, poi diventato sindaco a Pisa. In pratica mi sono iscritto all’università per la prima volta nel 1971 e poi non ho mai smesso di studiare. La quarta laurea in Storia dell’arte è del 2012 all’Università di Urbino».

Come mai si è iscritto a Urbino avendo a portata di mano un prestigioso ateneo come è quello di Pisa?

«Semplice: avevo visto che nelle classifiche che vengono stilate sulle università quella di Urbino è molto quotata nelle discipline della storia dell’arte. Mi sono incuriosito e questo ha determinato la mia scelta. Così come poi ho seguito un altro corso, il quinto, a Viterbo, all’università degli studi della Tuscia, dove ho conseguito la laurea in Archeologia».

Per le ultime due lauree è tornato a Pisa.

«La sesta laurea magistrale era in Storia e Civiltà. Avevo fatto un voto alla Madonna. Ho preparato una tesi su due statue del Seicento che raffigurano la Madonna e sono molto venerate a Montescudaio. Nelle celebrazioni si canta il “Dio vi salvi Regina” che è una canzone popolare nella cultura della Corsica, considerata come l’inno nazionale. Mi sono così appassionato che ho ricostruito come è nata questa tradizione, legata a un abate che era fuggito dalla Corsica e si era stabilito a Montescudaio. Uno studio affascinante per tanti aspetti, legati al territorio.

Ha detto che ora si fermerà, basta iscriversi all’università. Perché?

«Sette è il numero perfetto. I sette peccati, le sette piaghe, i sette giorni della creazione. Ora mi posso fermare. Avrei preferito laurearmi in presenza. Sono vaccinato anche con la terza dose, invece l’ultima laurea è arrivata a distanza. Il giorno della tesi gli altri studenti avevano scelto di laurearsi a distanza e così mi sono adeguato. Ma in presenza è tutta un’altra storia».

Su cosa aveva preparato la tesi?

«Su un argomento a me caro, antropologia culturale, legato al mio paese Montescudaio. Sono andato a ritroso nel tempo, intervistando la gente del posto. Nei secoli Montescudaio è stato legato alla terra e alla mezzadria. La festa del vino, nata nel 1967, ha cambiato la storia del paese e ha segnato l’origine dell’identità locale, legata oggi alla produzione del vino».

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