Sicurezza
Come Greta, Carmen cammina e raccoglie i rifiuti
Vive a Pistoia: «Ci tengo a tenere pulita la città che mi ha adottato, per me e i miei figli»
PISTOIA. C’è il “bla, bla, bla” dei potenti che parlano ma poco fanno per rispondere al grido d’allarme per la salvaguardia del pianeta e chi ogni giorno fa la sua parte per difendere ambiente e natura. Come Carmen Toderascu, giovane mamma romena di nascita ma pistoiese d’adozione, che potrebbe essere una perfetta testimonial per quel “nessuno è troppo piccolo per fare la differenza”, mantra della paladina ambientalista Greta Thunberg. «Voglio una città più bella, soprattutto da quando sono diventata mamma sto ancora più attenta al rispetto dell’ambiente», racconta, spiegandoci la sua attività volontaria e spontanea di pulizia di parchi e aree pubbliche di Pistoia portata avanti da mesi e documentata sui social. Dove fotografa il desolante “bottino” raccolto spesso nelle passeggiate all’aperto con la famiglia, dove spesso il marito e le figlie l’aiutano a ripulire spazi comuni invasi dai rifiuti. «Sono sempre stata attenta alla natura- spiega Carmen -: a casa facevamo la raccolta differenziata ben prima che anche il Comune la introducesse, educo le mie figlie a ridurre al minimo gli sprechi. Dopo il lockdown, tornando a stare fuori all’aperto, mi è parso evidente che dobbiamo rispettare di più la natura. E così ho iniziato a raccogliere la spazzatura nei giardini pubblici e lungo le strade che percorro».
Il lavoro, ahinoi, non le manca. Nella classifica dei rifiuti più abbandonati da distratti e poco educati concittadini, c’è un po’ di tutto. Cartacce, succhi di frutta, bottiglie. Il primato però negli ultimi mesi spetta alle mascherine. «Mi è capitato di pulire la mattina al Parco della Rana o al Parco di Monteuliveto – continua la mamma ambientalista che ormai esce sempre munita di guanti e pinza raccogli-oggetti – e di tornare il pomeriggio, trovando nuovi rifiuti. Intorno ai giochi per i bambini ci sono le situazioni peggiori: i genitori dovrebbero educare i figli a non gettare le cose a terra. Io dico alle mie bimbe di portare a casa il succo finito o il sacchetto delle brioches se in giro non ci sono cestini . Ognuno deve essere responsabile: un giorno camminando lungo il viale Adua ho raccolto ben 33 mascherine in una mattinata».
Anche le istituzioni potrebbero fare di più, Carmen lo dice con gentilezza ma anche con determinazione. «Ogni sindaco dovrebbe fare delle iniziative decise per punire chi sporca – dice – ma va detto che in certe zone, non ci sono cestini. Abito vicino a via Dalmazia e per tutto il corso della via non c’è un cestino. Mentre in piazza Mazzini, i cassonetti sono tutti chiusi e mi sono vergognata a portare a casa i sacchetti che ormai avevo fatto». Uno dei rovesci della medaglia dei sistemi porta a porta o con cassonetti apribili solo con la chiave da parte dei cittadini residenti, è proprio la diminuzione dei cestini di raccolta per tutti. Ma, dice Carmen, il vero problema resta il poco controllo verso l’abbandono dilagante. «Io pulisco perché mi sento di farlo – chiude –: alcuni mi dicono “brava”, altri mi aiutano, qualcuno mi prende in giro. Ma io penso che se la gente trova pulito un posto, poi ci pensa due volte prima di sporcarlo. Invece se è già pieno di rifiuti, pensano… uno più, uno meno, che vuoi che sia».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
