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l'intervista

L'assessore Nardini: «Ora i consumatori potranno scegliere le aziende etiche»

Alessandra Nardini
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Alessandra Nardini

Dodici mesi di trattative che hanno portato alla stipula di un accordo che, sul tema, non ha precedenti in Italia. E che presenta la Toscana come regione pioniera in quello che potrebbe essere un cammino virtuoso percorribile, un giorno, anche dal resto del Paese

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FIRENZE. A fare da collante tra Regione, sindacati, aziende e associazioni di consumatori per arrivare alla sottoscrizione del protocollo per la tutela dei diritti dei rider è stato l’impegno dell’assessora regionale al lavoro Alessandra Nardini.

Dodici mesi di trattative che hanno portato alla stipula di un accordo che, sul tema, non ha precedenti in Italia. E che presenta la Toscana come regione pioniera in quello che potrebbe essere un cammino virtuoso percorribile, un giorno, anche dal resto del Paese.

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Assessora Nardini, un anno di lavoro per arrivare alla firma di questo documento: cosa cambia da oggi in Toscana?

«Nella nostra regione si è finalmente compiuto un passo importante nell’ottica della tutela dei rider. Tutto è partito su spinta dei sindacati confederali che già nella scorsa legislatura avevano sollecitato un percorso in questa direzione. In questa legislatura da subito ci siamo posti l’obiettivo di arrivare a inquadrare questi lavoratori come subordinati. Un inquadramento che consente loro di avere una serie di tutele, anche superando il concetto del cottimo. Oggi si è andati perfino oltre, affermando i diritti alla sicurezza, alla formazione, all’informazione e all’inclusione sociale anche dei lavoratori stranieri».

Mancano però tra i firmatari i grandi brand del food delivery: Uber Eat, Deliveroo, Just Eat e tante altre piattaforme che operano sul piano nazionale.

«Alcuni si sono seduti a discutere con noi. Per quanto riguarda “Just Eat”, di fatto già applica tutto quanto è inserito nel nostro protocollo, avendo anche raggiunto un accordo con i sindacati. Con altre aziende nazionali, invece, l’accordo non c’è perché non hanno voluto convergere sull’inquadramento contrattuale, soprattutto sul tema della subordinazione dei rider che, per noi, rappresenta invece la pietra angolare dell’accordo, sulla quale non abbiamo mai pensato di cedere».

Con così pochi ad aderire questo protocollo non rischia solo di scalfire il problema?

«No, il protocollo riguarda centinaia di lavoratori toscani: non mi pare affatto poco. Vuole essere un primo passo, era importante compierlo e come Regione ne siamo orgogliosi. La strada da percorrere è questa e noi l’abbiamo aperta: ci auguriamo che questo protocollo possa non solo coinvolgere sempre più aziende del settore in Toscana ma che possa anche essere di esempio per altre regioni e aiutare il dibattito aperto a livello nazionale».

Come fare a coinvolgere altre realtà imprenditoriali nell’accordo?

«Garantendo servizi ed incentivi: ad esempio per quanto riguarda la formazione e l’utilizzo dei centri dell’impiego per facilitare l’incontro trasparente tra domanda e offerta di lavoro. I consumatori, grazie al protocollo e al marchio etico potranno così compiere una scelta consapevole, premiando le aziende che hanno deciso di tutelare il lavoro dei propri rider e facendo quindi un acquisto eticamente sostenibile».

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