Sicurezza
Furia balneari: «Imprese tradite, ora rischiamo di perdere tutto»
Monta la protesta degli imprenditori sulla costa toscana: «I giudici si sono spinti oltre, c’è lo spiraglio per il ricorso»
FIRENZE. C’è rabbia e sconforto, tra gli operatori del mare, dopo che il Consiglio di Stato ha tirato indietro l’asticella delle concessioni balneari al 2023, togliendo la possibilità della proroga. Perché, dicono, c’è chi in quei metri quadrati di sabbia ha investito la propria vita. E ora ha paura di perdere tutto. Così qualcuno potrebbe rinunciare ad aprire gli ombrelloni già dalla prossima estate. La politica, sostengono alcuni imprenditori, non ha provveduto a riformare il settore. Perciò siamo arrivati a questo punto. E, anche se c’è chi vede uno spiraglio tra le righe della sentenza, è l’amarezza il sentimento prevalente. «Il Consiglio di Stato peraltro non può essere né un organo che legifera né abrogativo – dice Stefano Gazzoli, presidente regionale Fiba Confesercenti –. Invece si è spinto oltre le sue competenze sostituendosi al governo nel decidere le date di termine delle concessioni, le modalità di rinnovo e le proroghe».
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«C’è lo spazio per nuovi imprenditori del mare»
PIOMBINO. C’è un passaggio nella sentenza che vale uno spiraglio sul futuro per i balneari piombinesi. L’invito è a scendere in spiaggia. Su 19 chilometri di litorale solo tre sono assegnati in concessione a una varietà di 16 imprese. Il dato lo mette in luce il sindaco di Piombino Francesco Ferrari richiamando la relazione che aveva motivato la decisione dell’ente di prorogare le concessioni in essere al 2033, salvo la sentenza del Tar che ha accolto il ricorso dell’Autorità garante della concorrenza. «Il Consiglio di Stato condivide la linea del Comune: la nostra decisione di applicare la legge nazionale era motivata dall’insussistenza delle criticità, a cui risponde invece la Bolkestein, legate agli equilibri tra le spiagge libere e quelle in concessione – dice –. Il massimo giudice ha tenuto conto di questa caratteristica, anche se poi supera questo concetto abbracciando comprensibilmente l’interesse nazionale più ampio». Un punto sottolineato anche da Fabrizio Lotti, vicepresidente nazionale Fiba Confesercenti e presidente del Consorzio balneari Costa Est. «Non c’è una situazione di scarsità, ci sono gli spazi per garantire gli attuali imprenditori nel nuovo piano spiaggia».
«Un favore ai poteri forti dopo anni di sacrifici»
MARINA DI CARRARA. C’è chi nello stabilimento balneare di famiglia ci ha investito molti soldi e lavorato per anni per rendere la struttura più appetibile. E ora l’incubo aste rimette in discussione tutto. Per alcuni una vita intera. Tra questi l’imprenditrice Fiorenza Puccetti del bagno Nettuno beach club a Marina di Carrara. Fiorenza a quel bagno che ha da 37 anni ci tiene. L’ha completamente ristrutturato all’inizio dell’estate facendo un grosso investimento. E ora ha pura: «Il grosso problema è la concorrenza con i privati stranieri. Le multinazionali estere, per intenderci, da queste ci dobbiamo salvaguardare, perché possono entrare in libera concorrenza. Se aste ci devono essere ci siano, ma si tenga conto degli investimenti fatti per migliorare le imprese. Noi abbiamo sempre investito e creduto in questa forma di turismo, al punto di allargare la stagionalità e offrire un servizio più ampio. Dispiacerebbe che tutto questo finisse in mano a persone che si troverebbero un prodotto già confezionato, senza neppure aver investito nelle idee». Rabbia anche in Versilia: «Ci hanno dato due anni di vita, non ce lo aspettavamo – dice Marco Daddio, presidente dei balneari di Lido di Camaiore –. Ed è un colpo durissimo per il nostro settore».
«Ora alcuni potrebbero rinunciare a riaprire»
GROSSETO. Sembrava fatta. Nemmeno l’Antitrust, che ha censurato l’operato di tre comuni costieri su sette, era stata percepita come una minaccia per i rinnovi delle concessioni al 2033. E invece anche la Maremma è punto e a capo. Circa 200 stabilimenti – da Follonica a Capalbio, passando per il gioiello della costa, Castiglione della Pescaia, per le sterminate spiagge di Marina di Grosseto, per i popolari lidi di Orbetello e per le calette chic dell’Argentario – si vedono rimessi in discussione. E in un territorio dove, in assenza di grandi industrie, l’economia del mare alimenta una gran fetta del Pil, la preoccupazione è forte.
«Purtroppo la politica non ha potuto, o voluto, fare una riforma quadro del settore – dice Simone Guerrini, presidente dell’Associazione balneari di Marina e Principina – Quello è il problema». Ma la questione non è solo economica. I “bagnetti” sono per lo più a gestione familiare. Spesso portano il nome del loro fondatore, nonno o bisnonno degli attuali titolari. «Alcuni imprenditori – dice Luciano Cruciani, presidente del consorzio Il Cormorano di Castiglione – potrebbero rinunciare ad aprire la prossima estate».
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