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L'ingegnere: «Non vado in sede, uso il tempo per prendere la seconda laurea»

L'ingegnere: «Non vado in sede, uso il tempo per prendere la seconda laurea»

Edoardo Ciambelli, 44 anni, ingegnere addetto al controllo per Baker Hughes è in smart working dal marzo del 2020. «La qualità della mia vita è molto migliorata»

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Un’ora, quando va bene, per percorrere gli otto chilometri casa-lavoro, la possibilità di assentarsi durante la giornata per fare delle commissioni, indossare la tuta e in cinque minuti ed essere pronto per allenarsi.

Edoardo Ciambelli, 44 anni, ingegnere addetto al controllo per Baker Hughes è in smart working dal marzo del 2020. A casa ha una stanza attrezzata a studio, ha una fidanzata a Roma che può andare tranquillamente a trovare trattenendosi anche nei giorni di lavoro e i genitori in Garfagnana che, dal dopo pandemia, vede più spesso degli anni precedenti. «Di fatto posso lavorare da dove preferisco. La qualità della mia vita è molto migliorata anche se sono in un’azienda che garantiva orari flessibili già da prima del Covid. Farei molta fatica a dover tornare in ufficio ogni giorno», commenta Ciambelli che senza muoversi di casa si è anche iscritto all’università e sta prendendo una seconda laurea in scienze biomediche.

«Ho sempre avuto numerosi interessi – racconta – e non mi manca la socialità data dal posto di lavoro. Comprendo chi ha difficoltà a lavorare da casa ma per me riuscire a separare nettamente il tempo dedicato al lavoro da quello per gli hobby e il relax senza perdere tempo è una ricchezza. Per il momento possiamo rimanere a casa fino al 31 gennaio, se lo stato di emergenza sarà prorogato a Baker Hughes c’è un accordo che il rientro avverrà un mese dopo. I sindacati sono al lavoro per arrivare a un accordo per un rientro al 50%. Già oggi non ci sono più le scrivanie per tutti e per andare in azienda è necessario prenotare la scrivania con un’apposita app».

A essere cambiato non è però solo la qualità della vita di Ciambelli e degli altri ingegneri del “Nuovo Pignone” ma anche quella del lavoro. «La pandemia ha cambiato la mentalità», aggiunge. «Ci sono molti manager che non vedevano di buon occhio la non presenza in azienda, chi lo faceva veniva considerato poco volenteroso. È invece emerso che la produttività è più alta e quindi le valutazioni sono cambiate».

Un fenomeno tutto italiano quello di considerare “scansafatiche” chi sceglie il lavoro agile. «Ho amici del Nord Europa – conclude Ciambelli – che già dieci anni fa lavoravano anche quando venivano in Italia a trovarmi, senza dover prendere le ferie. Sacrificare la propria vita non significa rendere di più. Tutt’altro».



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