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Toscana

l'intervento

Noi e il fisco, competenza e conoscenza

VINCENZO BRANCATISANO
Uno dei tanti cantieri con le gru. Una scena frequente nelle città italiane
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Uno dei tanti cantieri con le gru. Una scena frequente nelle città italiane

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La riforma fiscale in atto è un buon laboratorio scolastico per discutere di conoscenze e competenze. Tra il sapere e il saper fare i pedagogisti prediligono oggi le competenze facendo arrabbiare gli insegnanti più tradizionali.

Ma mai come in questi mesi saranno determinanti le conoscenze in materia di tributi. Conseguire un diploma sapendo compilare un 730 consentirà di lavorare subito presso un Caf. Ma se non conosci l’Abc del fisco, potrebbe in astratto succedere che con la riforma, che sulla carta si schiera a favore di chi finora guadagnando di meno ha pagato di più, in contrasto con il principio costituzionale della capacità contributiva, costui paghi un giorno ancora di più senza che se ne accorga.

Già don Milani nel ’67 scriveva, nella sua Lettera più famosa, come certe indolori e insapori (l’Iva) colpiscano i poveri senza che se ne accorgano, visti gli effetti regressivi delle imposte indirette sui consumi. Ma basterebbe pensare alle detrazioni uguali per tutti (“Nulla è più ingiusto che far le parti uguali tra disuguali”) e agli oneri deducibili, che consentono ai ricchi, rispetto ai più poveri, di sottrarre al fisco fino al doppio della base imponibile soggetta all’Irpef. Un conto è infatti salvare parte del proprio reddito dall’aliquota del 43 per cento, altra storia è sottrarla a quella del 23 per cento, o da nessuna aliquota se incapienti. Molti portano a casa lo scontrino della farmacia o la fattura del dentista che però non potranno mai scaricare perché incapienti, cioè poveri.

Se le spese mediche fossero addirittura deducibili, invece che detraibili, sulla stessa fattura medica da 10mila euro il milionario potrebbe risparmiare 4mila 300 euro attraverso la deduzione, mentre l’operaio solo 2.300, il povero di prima addirittura zero.

Era così fino agli anni ’90, poi le spese mediche sono diventate detrazioni, almeno questo. Tuttavia l’agevolazione, che premia i ricchi e colpisce i poveri, è ancora oggi riservata alle spese mediche e di assistenza nei casi di grave e permanente invalidità sostenute dai disabili (o dai propri parenti) e deducibili dalla base imponibile. Molti sono competenti nel riportare utilmente questo premio nel 730, ma quanti sanno di cosa si tratti? È sufficiente saper fare? Ai miei studenti insegno che da detrazioni, deduzioni e incapienza passa il rispetto del principio di equa distribuzione del carico fiscale e segnalo che l’agevolazione accordata agli uni è scaricata sulla collettività. E indico dalla finestra le gru del bonus 110 con cui chi non ristruttura casa sta finanziando il cappotto e gli infissi nuovi dei condomini più intraprendenti. E che dire delle imposte sui prestiti che chi non ha soldi – tanto da doverli chiedere – paga all’atto della concessione del finanziamento? Che ricchezza è un mutuo?



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