Gioco
Inchiesta Open, 130mila euro anche da Di Lorenzo «per avere i fondi per una tv scientifica»
La Procura: le donazioni alla fondazione legata a Renzi per sbloccare leggi e finanziamenti. Ma il progetto poi naufragò
Le donazioni a Open, la fondazione nata per sostenere le iniziative politiche di Matteo Renzi (come la Leopolda), sarebbero state anche un mezzo per smuovere modifiche legislative e anche finanziamenti pubblici. È quanto ipotizza la guardia di finanza nelle informative inviate al procuratore aggiunto Luca Turco e al pm Antonino Nastasi, titolari dell’inchiesta. Uno dei casi sotto le lente degli inquirenti è quello del denaro finito nelle casse della fondazione da parte di imprese e persone riconducibili all’imprenditore laziale della sanità Pietro Di Lorenzo. In base alle indagini, l’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente di Open, sfruttando le relazioni con Luca Lotti, all’epoca dei fatti sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e segretario del Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), si sarebbe fatto dare dall’imprenditore 130.000 euro, versati sul conto di Open.
L’oggetto della mediazione era l’erogazione di finanziamenti pubblici per realizzare una tv scientifica su piattaforma digitale in favore del consorzio Collezione nazionale di composti chimici e centro screening (Cnccs), partecipato dal Cnr, dall’Iss (Istituto superiore di Sanità) e dalla società Irbm, riferibile allo stesso Di Lorenzo. Per questi fatti Bianchi è indagato per traffico di influenze in concorso con Di Lorenzo. I finanziamenti non andarono in porto e i progetti della tv non venne mai realizzato. In una delle informative finite agli atti delle indagini, la finanza parla esplicitamente di “natura economica” dell’accordo tra l’avvocato e l’imprenditore. A supporto di questa tesi si cita un appunto sequestrato tra le carte di Bianchi. Nella sua agenda del 2017 l’ex presidente di Open aveva annotato un appuntamento a Roma con l'imprenditore. In un promemoria, annotato sempre da Bianchi e datato 12 aprile 2017, si evincono gli argomenti trattati nell'incontro: «Di Lorenzo» si legge nell’intestazione del foglio scritto a mano. «Miur ok, Mise passato al Cipe». E poi «Basta che capo dip. Cipe dica sì». «Per O (Fondazione Open, ndr), 100 entro 30.6», «30 subito», «altri 100 almeno entro 31.12». Dal tenore dell’appunto, gli investigatori desumono che per l’interessamento ai finanziamenti da parte del Miur (ministero dell’Istruzione) e del Mise (ministero Sviluppo economico), la fondazione Open avrebbe ricevuto 100.000 euro tra aprile e il 30 giugno 2017, di cui 30.000 subito. Dalla documentazione sequestrata, risulta che tra marzo e giugno del 2017 persone e società riconducibili alla sfera dell’imprenditore versarono nelle casse di Open 100.000 euro, così frazionati: il 31 marzo 30.000 euro da Irbm spa; il 9 maggio 30.000 euro sempre da Irbm spa; sempre il 9 maggio altri 20.000 euro da una persona vicina a Di Lorenzo; il 19 giugno 20.000 euro da altre due persone vicine all'imprenditore. A ottobre 2016 nelle casse di Open erano arrivati altri 30.000 euro da Irbm Science Park spa. Sempre dagli appunti sequestrati a Bianchi, emerge come dopo l’incontro di Roma Bianchi si sia interessato all’iter dei finanziamenti per realizzare la tv scientifica. A questo riguardo, a saltare agli occhi delle fiamme gialle è stato un altro appunto di Bianchi, dell’8 maggio 2017, anche questo intitolato “Di Lorenzo”: «Se non si sblocca roba al Miur è un problema».
Nello stesso appunto Bianchi ipotizza di parlare della cosa con uno stretto collaboratore di Lotti che, sentito poi dalla guardia di finanza, ha dichiarato che «Bianchi era un punto di accesso al Governo», in quanto persona «della sfera di fiducia di Renzi e Lotti». La procura di Firenze contesta a Open, di aver ricevuto donazioni per 3,5 milioni di euro tra il 2014 e il 2018 in violazione delle norme sul finanziamento ai partiti. Tra gli indagati ci sono 11 persone e 4 società. Il senatore Renzi, ritenuto dagli inquirenti il direttore di fatto della ex fondazione, è accusato di finanziamento illecito ai partiti in concorso con l’ex presidente di Open Bianchi, e con i componenti del cda, Marco Carrai, Luca Lotti e Maria Elena Boschi.
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