La manifestazione
Compressi da ansia e rabbia, l’effetto lockdown sui giovani. Il parere dell'esperta sulla mala movida
La psicologa Gulino spiega come la pandemia abbia avuto «grande influenza sui comportamenti anti-sociali dei ragazzi. Ha aumentato il malessere»
FIRENZE. Come chiusi in una gabbia. E una volta fuori, una volta tornati alla vita sociale, la ripresa delle abitudini interrotte può assumere anche forme violente. Perché l’ira e l’aggressività esistevano anche prima della pandemia, «ma non possiamo negare che l’emergenza Covid abbia avuto una grande influenza sui comportamenti antisociali e sulla rabbia dei giovani». La dottoressa Maria Antonietta Gulino, presidente dell’Ordine degli psicologi della Toscana propone un’analisi del disagio giovanile e dell’aggressività che spesso sfocia in violenza.
Dottoressa, sempre più spesso assistiamo a episodi di violenza che hanno come protagonisti i giovani. Il Covid e il lockdown hanno un ruolo?
«Episodi di aggressione erano presenti anche prima, ma certamente il Covid ha aumentato il malessere e ha esasperato i ragazzi. I giovani hanno bisogno di fare esperienze fuori di casa e in questi due anni tutto ciò che non è stato vissuto ha creato compressioni, ansia, rabbia e disagio. Oltre a una disattivazione relazionale».
E tutto questo che conseguenze ha avuto comportamenti dei giovani?
«Spesso negli adolescenti c’è disorientamento. È come se un’energia non positiva avesse tarpato loro le ali. Adesso sono fuori e possono fare ciò che in questi due anni è stato loro negato. Ma il rischio è che ci sia una ripresa in negativo delle abitudini interrotte. E che possano anche fare del male agli altri».
Tutto ciò riguarda sia i ragazzi che le ragazze? O c’è una differenza?
«La rabbia non ha genere. È un sentimento che fa parte dell’universo maschile come di quello femminile. Capita però più spesso di assistere a episodi di autolesionismo nelle donne, aggressività autodiretta. Mentre i ragazzi tendono a far male agli altri oltre che a loro stessi. Ma, ripeto, la rabbia è rabbia».
Come bisogna agire nella prevenzione di comportamenti aggressivi? Cosa consiglierebbe ai genitori degli adolescenti?
«Di intercettare i bisogni, anche se è complicato in questa fascia d’età. I genitori devono mantenere sempre la possibilità di dialogo senza apparire insistenti. Devono saper essere una presenza costante, presenti ma non troppo. Il non mangiare, per esempio, il non frequentare amici, il chiudersi in camera e il non voler andare a scuola sono avvisaglie di un disagio. È vero che anche i genitori sono stressati dalla pandemia, ma gli adolescenti hanno bisogno di relazioni».
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