Il Tirreno

Toscana

LA STORIA

Mara si riconosce nella foto scattata dal soldato nel '45

Marco Sabia
Maria Ciarini e la foto scattata dal soldato  americano: è la prima a sinistra in prima fila
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Maria Ciarini e la foto scattata dal soldato americano: è la prima a sinistra in prima fila

Dopo l'appello del militare americano a San Miniato

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La vita l’ha messa dinanzi a prove molto dure ma anche a istanti struggenti, all’affrontare la guerra e tutto ciò che comporta, al diventare una maestra amatissima che - nonostante sia in pensione da tantissimi anni - è ancora nel cuore dei suoi ex alunni.

Ma mai, sicuramente, Mara Ciarini avrebbe immaginato di riconoscersi in una foto scattata da un soldato americano tra il 1944 e il 1945, quando era di stanza a San Miniato. Quel soldato oggi è un ultranovantenne e si chiama Edward Roethel; con l’ingiallirsi della carta d’identità ha maturato dentro di sé la voglia di scoprire chi fossero quegli otto bambini fotografati in piazza Duomo, sperando che fossero ancora vivi, così da poterli salutare: oggi una videochiamata annulla tutte le distanze. La foto da lui fatta arrivare all’amministrazione comunale, ha scatenato una "caccia al tesoro", dove i tesori erano otto ed erano quei bambini (quattro maschi e quattro femmine); le segnalazioni hanno iniziato subito a fioccare, alcune documentate e altre no. Una che si è riconosciuta - grazie alla curiosità della nipote Lucia Capecchi - è Mara Ciarini, nata nell’aprile 1938 e sanminiatese doc.

Una donna che ha vissuto un’esistenza intensissima: oltre ad essere una di quei bambini (la prima da sinistra nella fila in basso, all’epoca aveva 6 anni), ha avuto la casa minata dai tedeschi, è sopravvissuta alla Strage del Duomo di San Miniato e ha avuto la fortuna di riabbracciare il padre sommergibilista che era finito prigioniero a Dachau. Ne ha viste di bellissime e di bruttissime. Siamo andati a trovarla nella sua casa nel centro storico della città della Rocca e Mara ci ha aperto il suo (lunghissimo) libro dei ricordi, partendo dalla vicenda della foto: «A quei tempi - racconta - con mia zia Vittoria andavo spesso al Duomo, dove quella foto è stata scattata. Io non ne ho ricordi, perché ero piccola come mia sorella Loredana. Però solo felice che quel soldato ci cerchi e mi farebbe piacere salutarlo e dirgli che sto bene». La madre di Mara - Maria Vensi - in quei giorni era sola, perché il marito era prigioniero e solo casualmente la donna aveva saputo che era diretto a Dachau perché aveva lanciato un biglietto dal treno su cui era stato caricato forzatamente. La madre faceva la sarta e la sua famiglia aveva un negozio di generi alimentari, che gli ha consentito di non soffrire la fame.

Ma non è stato tutto rose e fiori: «I tedeschi ci minarono la casa - continua Mara - che era accanto a quella dei fratelli Paolo e Vittorio Taviani, ma noi con delle passerelle provvisorie riuscimmo a sfruttare le uniche stanze rimaste utilizzabili. Un giorno passò un uomo in moto che urlò a mamma che gli aveva riportato babbo Osvaldo. Lei sul momento si arrabbiò, perché pensava che la prendesse in giro. Io invece - che stavo giocando fra le macerie - scesi in piazza Bonaparte e in un negozio trovai un uomo vestito di stracci che pesava 40 chili e che riconobbi essere mio padre. Gli saltai in collo e gli dissi: "Babbo sono Mara e sono brava a scuola". Lui mi abbracciò e mi disse: "Ciao pulcino mio". Capii subito che era papà perché mamma ogni sera ci faceva vedere una sua foto quando pregavamo che potesse ritornare». Molto emozionante, davvero. Mara - come detto - è sopravvissuta anche alla Strage del Duomo, che costò la vita a 55 persone e che fino al 2004 è stata attribuita ai tedeschi (e non a una granata americana che sbagliò bersaglio): «Noi eravamo al convento di San Francesco, perché i miei nonni dicevano che le chiese erano più sicure perché non venivano bombardate. Però il 22 luglio 1944 vennero a prenderci le SS, ci misero in fila e ci condussero al Duomo, dove fummo chiusi. Eravamo sicuri che ci avrebbero uccisi, ma nel frattempo ci riparammo in una sorta di corridoio; poco dopo e non lontano da noi ci fu l’esplosione. Passando tra i morti tornammo a casa, fu terribile». Oggi Mara è felicemente in pensione dopo una vita da insegnante, vive col marito Agostino Agnesi e con la badante Natya, a cui vuole bene come una figlia. Nella sua casa ci mostra orgogliosa una foto scattata l’anno scorso con un gruppo di suoi ex alunni, perché Mara ha cresciuto almeno un paio di generazioni di ragazzi e ragazze tra Pontedera e San Miniato. Di una cosa siamo sicuri: alla prossima cena con la maestra Mara i suoi ex alunni vorranno sapere tutto della storia dell’ex soldato americano. E la maestra - così come ha fatto con noi - aprirà di nuovo il libro dei ricordi e lascerà sgorgare liberi i suoi racconti. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web