Finanza
Quanto pesa il debito mondiale
Un’organizzazione creata da banche di tutto il mondo, l’Institute of International Finance con sede a Washington, ha di recente calcolato che il debito mondiale ha toccato i 296 trilioni di dollari, vale a dire poco meno di quattro volte il reddito globale. Grosso modo un terzo del debito era a carico degli Stati o altri enti pubblici, un altro terzo dalle imprese non finanziarie, un quinto da istituzioni bancarie e il residuo decimo dalle famiglie. Si tratta di un rapporto tra debito e prodotto nazionale che non ha precedenti: prima della crisi finanziaria del 2009 era inferiore di circa un terzo.
Sembra ovvio che ci si debba preoccupare. Tuttavia a ben guardare la situazione è molto diversa da zona a zona e anche nell’ambito delle stesse non tutto è eguale. Chi più di tutti ha aumentato i debiti sono stati i cinesi, Stato, imprese e famiglie. Negli Stati Uniti, invece, solo il primo e il terzo di questi soggetti hanno aumentato i propri debiti perché le aziende preoccupate dall’incertezza hanno quasi bloccato gli investimenti e, quindi, il ricorso a prestiti.
Certo, i massicci programmi di Joe Biden faranno mutare radicalmente la situazione. Notano, per altro, gli ottimisti che tutte le banche centrali hanno tenuto i tassi d’interesse così bassi che chi li deve pagare non si preoccupa e tira avanti. Certo questo ha dato luogo anche a speculazioni. Quelle, verificatosi nel mercato immobiliare cinese, hanno provocato danni economici e inciso profondamente sulla fiducia oltre che degli operatori anche dei cittadini. Tanto più perché sembra crescere l’opinione che un rimedio sia l’inflazione. Fenomeno, quest’ultimo, che colpisce soprattutto chi, anche senza essere palesemente povero, non dispone di proprietà immobiliari o aziendali. Poiché nei Paesi civili tali soggetti rappresentano la maggioranza dei cittadini, nei sistemi democratici è politicamente difficile, per non dire impossibile, sponsorizzare l’inflazione.
Ci sono, inoltre, stati abbastanza di recente una cinquantina di casi i in diversi Paesi e regimi, in cui, per produrre pace sociale o internazionale, si è arrivati al punto di cancellare i debiti. Lo ha proposto di recente il presidente dell’Europarlamento David Sassoli che ha sottovalutato il pericolo che le banche centrali, avendo perso il loro capitale, siano costrette a provocare inflazione. Molto meglio tenere bassi i tassi d’interesse e far crescere l’economia in modo che il debito divenga sopportabile.
Non è certamente una strada facile, ma la sola percorribile. La via sarà meno dura se ci ricorderemo che le generazioni che ci hanno preceduto ci hanno lasciato, assieme ai debiti, tante cose belle e spesso anche buone.
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