La manifestazione
Coronavirus in Toscana, in una settimana contagi aumentati del 29,8 per cento
FIRENZE. La curva che piega verso l’alto. Ancora una volta alla vigilia dell’inverno. Magari quest’anno in ritardo, con meno vigore, ma abbastanza da preoccupare gli esperti e la task force regionale che sperava in una gestione ordinaria dell’epidemia, in un falsopiano di contagi. Invece, come tutto il resto d’Italia, anche la Toscana vive giorni di preoccupazione per l’aumento dei casi. Nell’ultima settimana il numero dei positivi è aumentato del 29,8 per cento. La curva è cresciuta di un terzo e la nostra è la regione che registra il settimo peggior andamento del Covid.
Dal 25 al 31 ottobre la Toscana, infatti, ha registrato 2.126 nuovi casi, la settimana precedente si era chiusa con 1.638 contagi, quella ancora prima con 1.415. Quello è stato l’ultimo dato settimanale in discesa. Poi l’epidemia ha ricominciato a macinare contagi. Gli esperti negli ultimi giorni guardano soprattutto ai focolai esplosi nelle scuole.
L’incidenza settimanale è salita a 57,96 casi su 100mila abitanti. Vanno peggio la provincia di Trento, Lazio, Veneto, Campania, Friuli, e provincia di Bolzano. Da noi le province con l’incidenza più alta sono Siena (96), poi Pistoia (69)e Pisa (60). Sono 270 i ricoverati, erano 248 una settimana fa. Ventotto le persone ricoverate in terapia intensiva, con un rapporto di nove a dieci fra non vaccinati e vaccinati. «La partita non è chiusa – dice Francesco Menichetti, primario di Malattie infettive a Pisa – In ospedale continuano a venir ricoverate ormai quasi esclusivamente persone non vaccinate. E sono tre i temi da prendere in considerazione e uno è la vaccinazione sotto i 12 anni, che insieme ai ventenni sono i protagonisti della diffusione dell’infezione. Laddove diano il via libera le agenzie regolatorie, dovremo rifletterci. Sappiamo che per contenere la diffusione del virus il vaccino non è uno strumento perfetto, la protezione si attesta intorno al 70-75%, ma rimane la più importante». Poi, dice il prof, l’obiettivo resta quello di convincere gli over 50 che ancora non hanno risposto all’appello della campagna vaccinale neppure per la prima dose; infine, «rinvigorire e rinfrescare la risposta immunitaria dei vaccinati che lo sono da oltre sei mesi, partendo dai più anziani». Dunque, terza dose. «È una strategia necessaria per non far tornare i nostri ospedali a doversi occupare solo di Covid».
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