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Fiesole, calciatori aggrediti a fine partita. Il dirigente: «Faremo i nomi dei responsabili»

Mario Neri
Lo stadio Poggioloni a Fiesole
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Lo stadio Poggioloni a Fiesole

Dopo una gara juniores i giocatori della Rondinella sono stati colpiti con mazze e caschi. C'è una indagine in corso

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FIESOLE. Due giocatori finiti in ospedale, una mamma buttata a terra nel caos dei tafferugli, un dirigente aggredito. «Erano una quarantina, disposti in due ali. Hanno aspettato i ragazzi fuori dai cancelli. Ci hanno chiusi in una morsa e poi è scattato il putiferio. Ci hanno aggrediti con bastoni e caschi, era tutto organizzato». Sì, c’era ancora un’aria pesante a fine partita. In campo gli animi si erano surriscaldati per quel rigore concesso al novantesimo, ma nessuno si sarebbe aspettato un «raid». Così Lorenzo Bosi, presidente della Rondinella, definisce l’aggressione subita da suoi giocatori scattata sabato pomeriggio al campo sportivo Poggioloni alle Caldine, comune di Fiesole, pochi chilometri fuori da Firenze al termine di una partita (vinta) dagli juniores della società dell’Oltrarno sui padroni di casa del Fiesole calcio.

Un episodio di violenza che scuote il mondo del calcio giovanile. Un blitz che Dario Nardella definisce «un episodio di delinquenza, che non ha niente a che fare con lo sport» e su cui adesso indagano i carabinieri. Ieri i militari hanno ascoltato le testimonianze di molti dei presenti. Per ora non ci sarebbero indagati. Ma si tratta di ore. Sono una ventina i giovani fra i 18 e i 23 anni nel mirino degli investigatori.

A scatenare la violenza sarebbe stato un gruppo di “tifosi” amici dei giocatori del Fiesole, giovani che avrebbero assistito alla partita e, una volta finita, si sarebbero scagliati contro gli avversari. Ma secondo alcune versioni al pestaggio avrebbero partecipato anche alcuni giocatori del Fiesole calcio. «Una pagina nera per lo sport e la nostra società – racconta Bosi – un gruppo di delinquenti ha aggredito, con violenza inaudita, i nostri atleti accompagnati dal mister e dai genitori. Due sono finiti in ospedale e altri sono stati colpiti a più riprese. Perfino una madre è stata gettata a terra».

Succede tutto a gara chiusa. Turno di campionato degli juniores provinciali. La formazione dell’Oltrarno fiorentino è appena uscita dagli spogliatoi, dopo aver strappato una vittoria col Fiesole calcio. In campo c’è stata più di qualche scaramuccia. Ma è fuori che la situazione precipita. Il gruppo comincia con offese, sputi, poi arrivano le botte, i colpi con i manici di scopa trasformati in mazze. C’è perfino chi usa i caschi. Uno dei giovani della Rondinella viene colpito al volto, l’altro a un ginocchio. Al Poggioloni arrivano volanti della polizia e dei carabinieri, ma il branco ormai s’è dileguato.

«Sono stati atti vergognosi, riprovevoli, che condanniamo senza mezze misure – dice il direttore generale del Fiesole calcio, Jacopo Silei – Esprimo la mia vicinanza e il mio dispiacere alla società, ai ragazzi e ai genitori della Rondinella. Ma fra le parti lese ci siamo anche noi, questa aggressione macchia il nome del Fiesole calcio, di cui stiamo cercando di rifondare il settore giovanile. È ingiusta però la caccia alle streghe contro i miei ragazzi. Sono volate parole grosse, ovviamente erano lì, stavano uscendo dagli spogliatoi, ma nessuno di loro è stato protagonista del pestaggio. Li ho redarguiti, alcuni non giocheranno per un bel po’, ma gli unici responsabili sono questi amici-tifosi, un gruppetto di delinquenti, i responsabili sono in tutto sei o sette, non 40. Ecco, questi non entreranno mai più al campo. E faremo i loro nomi agli inquirenti. Ma i nostri ragazzi non c’entrano, alcuni hanno fatto da pacieri».

Anna Ravoni, sindaca di Fiesole, ora è pronta ad organizzare un monitoraggio con vigili e forze dell’ordine alle partite casalinghe degli juniores: «Un episodio gravissimo, da condannare. Ma senza criminalizzare il calcio e il mondo che gli ruota attorno, dobbiamo puntare il dito contro i facinorosi che hanno vigliaccamente sporcato una bella giornata di sport. Monitoreremo con le forze dell’ordine questi eventi. L’immagine della città non può essere infangata dai violenti».

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