Italia
Saviano vuole riprendersi la sua libertà: «Più volte hanno tentato di uccidermi»
Lo scrittore a Lucca Comics & Games con la sua autobiografia. «Terribili le scene dopo il voto sulla legge Zan»
LUCCA. La metafora della libertà, per Roberto Saviano, sta nel tappeto verde del gioco del Subbuteo, nei giocatori con il piedistallo basculante, nel fiato sospeso prima di quel tiro che decide tutta la partita. Era questo il gioco preferito che faceva da bambino con il fratello. Poi il piccolo Roberto è diventato “Saviano”, il giornalista e scrittore che denuncia le mafie. Da quando vive sotto protezione non ha più visto il fratello, che fa l’infermiere e si è trasferito in una regione diversa dalla Campania, dove sono nati. Adesso, a 42 anni, Roberto Saviano ha un desiderio: uscire dalla gabbia, riprendersi la sua libertà, giocare di nuovo a Subbuteo con il fratello.
È questo il messaggio forte che esce da “Sono ancora vivo”, graphic novel realizzato con testi suoi e illustrazioni del fumettista israeliano Asaf Hanuka, libro che ha presentato a Lucca Comics & Games.
Saviano, perché ha scritto questo libro, perché ha voluto raccontare la sua vita?
«Il libro è l’autobiografia della prima parte della mia vita, è tutto quello che non ho mai detto. È il racconto di come si possa sopravvivere nella mia condizione. Mi sono chiesto più volte come poter andare avanti: il libro è la risposta».
Da quella mattina di settembre del 2006, quando andò in una scuola di Casal di Principe a parlare del suo primo libro, “Gomorra”, le cominciarono ad arrivare minacce di morte e lei finì sotto protezione. Cos’è cambiato da allora?
«Dopo quella mattina ebbi la sensazione di avere perso tutto. So che non è così, ma è quello che sento. È come se mi fosse stato impedito di intraprendere la mia strada, di compiere errori, di fare una vita normale».
Nel libro dice di sentirsi come in un acquario: guarda le persone dal vetro e le persone guardano lei.
«È vero, è così. Vivo nella costrizione. Per la fama e la protezione. La fama è una bestia terribile, è il prezzo che paghi perché la tua opera sia diffusa, perché il tuo pensiero sia condiviso. Vivere in un acquario significa essere giudicato senza essere valutato. Arrivi quasi a coincidere con i tuoi delatori. Mi sento un impostore, perché la mia esecuzione non è avvenuta e perché io sono sempre qua»
Quante volte hanno cercato di ucciderla?
«Più volte, ma quando e come l’ho scoperto solo durante il processo. Una volta un’informazione è uscita dal carcere attraverso la moglie di un criminale napoletano, un’altra c’è stata una lettera anonima in cui con molti particolari si spiegava dove si trovavano le armi per uccidermi. Sono solo alcuni episodi di cui sono venuto a conoscenza. Quest’anno, dopo quindici anni di dibattimento, un boss e il suo avvocato sono stati condannati per avermi minacciato».
Rifarebbe tutto quello che ha fatto?
«No, non così. Non mi sarà mai data la possibilità di tornare indietro, di impedire che la mia vita venisse distrutta. Molte cose le rifarei, ma con tanta prudenza».
Lei cita Stéphane Charbonnier, direttore di Charlie Hebdo ucciso nel 2015 nell’attentato alla sede del suo giornale, che diceva «preferisco morire in piedi piuttosto che vivere in ginocchio». È anche il suo motto?
«Ho una visione della vita governata dall’onore, dall’essere fedele al proprio codice. Questo romanzo a fumetti nasce per cambiare passo, per reinventarmi la vita».
Ha scelto lo stile del graphic novel anche per raggiungere un pubblico giovane?
«La mia volontà è arrivare al pubblico delle scuole, di far conoscere tutta la solitudine e il dolore che c’è nella mia vita. Forse qualcuno potrà anche riconoscersi in quello che racconto».
Il fatto che il libro si chiuda con la frase «fine della prima metà della mia vita» è una sfida?
«Sì, una sfida con me stesso, per iniziare una seconda parte della vita contrassegnata da un’unica parola: libertà. Devo riuscire a trasformare la vita che faccio, devo mettere un punto».
Lei è sempre molto presente sul tema dei diritti. Cosa pensa delle scene di esultanza in Senato quando è naufragato il disegno di legge Zan?
«È stato terribile vedere quelle scene. Il disegno di legge Zan è perfettibile, ma simbolicamente necessario. Vedere rifiutata una legge che cerca di arginare una limitazione di diritti è uno spettacolo doloroso. Credo che il disegno Zan sia stato bocciato per sabotare una visione che avrebbe offerto una grande occasione. I contrari ne hanno fatto una bandiera tradizionalista, parlando di utero in affitto, ma non era vero niente, il contenuto della legge non era questo».
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