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l'impresa

A 58 anni scala quindici volte il Monte Serra pedalando per venti ore: «È il mio Everest»

Roberta Galli
Sirio Calvetti durante la sua “impresa” sul Monte Serra
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Sirio Calvetti durante la sua “impresa” sul Monte Serra

Pisa: Sirio Calvetti è pensionato Enel e atleta della squadra amatoriale di ciclismo: «È stata una gioia immensa e indescrivibile»

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PISA. Scalare l’Everest non è sicuramente un’impresa semplice, anche se si decide di non andare fino all’Himalaya per affrontarla, ma di compierla con le due ruote sul Monte Serra. È quello di cui si è reso protagonista Sirio Calvetti, 58 anni, pensionato Enel, originario di Badia San Savino di Cascina, atleta della squadra amatoriale di ciclismo “Bike Band”, che in sella alla sua bici, tra sabato e domenica scorsi, pedalando consecutivamente per venti ore, è riuscito a centrare una delle sfide più difficili presenti nel mondo delle due ruote: l’Everesting, che consiste nello scalare il dislivello dell’Everest in una sola seduta e utilizzando una sola salita.

Il Monte Serra è stata la sua palestra, una salita molto ripida e difficoltosa, percorsa partendo dal paese di Calci e arrivando fino in vetta dove si trova il ristorante “I Cristalli”, un percorso che Calvetti ha dovuto ripetere per ben 15 volte consecutive, essendo l’Everest alto 8.848 metri. Nonostante le difficoltà e la fatica, sia di tipo fisico che di tipo psicologico, l'atleta non si è fatto scoraggiare, né dal freddo, né dal buio della notte e alle 5.30 del mattino di sabato 23 ottobre si è messo in marcia iniziando la sua scalata verso la cima più alta del mondo sotto il monitoraggio continuo degli amici che per questa occasione si sono trasformati in dei veri e propri angeli custodi.

Grazie alle bici con pedalata assistita Cosimo Mimmo Rivela e Fabio Calzolari lo hanno scortato e rifocillato nelle brevi pause che l’atleta si è concesso per arrivare a compiere la sua impresa. «È stata una gioia immensa e indescrivibile», così ha commentato Sirio che ha voluto dedicare quella scalata faticosissima e un'impresa al limite delle forze umane alla moglie Gemma. «Soprattutto alla sua pazienza – sottolinea Calvetti – per aver sopportato per mesi i miei allenamenti durissimi e continui, fino a sette-otto ore al giorno in sella alla mia bici su e giù per le strade della provincia di Pisa e lungo le pendici del Monte Serra per affinare la tecnica e il fiato».

Sirio Calvetti era da tempo che voleva mettere a segno questo record, ma era necessario prepararsi tanto e anche bene. E così per mesi le sue giornate sono state scandite da un rigoroso e duro lavoro di gambe, sulla sua inseparabile bici, sua compagnia di viaggio da ormai tanti anni. «Ho iniziato venti anni fa – racconta l’atleta – montando per caso su una due ruote e mi sono innamorato di questo sport. Pedalare all’aria aperta apre la mente e lo consiglio a tutti. Prima di compiere questa impresa mi allenavo tre giorni a settimana con una media di nove ore in sella, poi con l’avvicinarsi dell’Everesting tutti i giorni, anche sette, otto ore di fila».

La scalata dell'Everest pisano è avvenuta nel fine settimana scorso: sabato 23 e domenica 24 ottobre. Due giorni consecutivi, durante i quali Sirio Calvetti ha pedalato tantissimo, per ore di fila, riuscendo a centrare il suo obiettivo e unendosi così alle altre 1.005 persone che in Italia c'erano riuscite prima di lui. Il Monte Serra è infatti da sempre un luogo molto frequentato per chi ama andare in bicicletta e mettersi alla prova. Le salite soprattutto nella zona dei Tre Colli sono molto faticose e non alla portata di tutti. E così quella strada di montagna si è trasformata per Sirio nel traguardo più bello della sua vita.

L’ascesa è cominciata la mattina presto di sabato e si è conclusa alle 6.30 di domenica. «Praticamente ho trascorso venti ore in sella alla mia bici – afferma ancora Calvetti –. Mi sono fermato solamente per mangiare e per riposare, grazie a chi mi ha aiutato nell’impresa e che aveva allestito un piccolo campo base all’inizio della salita a Calci, dove due miei amici e collaboratori si sono presi cura di me. Mi sono alimentato con barrette energetiche, ma non è mancato neanche un bel piatto di pasta. Nelle salite e nelle discese non sono mai rimasto da solo, i miei compagni di viaggio con le bici a pedalata assistita mi hanno supportato e tenuto d'occhio anche di notte, sopportando il freddo e il vento». Al settimo cielo anche gli amici Cosimo Mimmo e Fabio. A celebrare l'impresa non sono mancati naturalmente un bel video e un brindisi di rito.

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