Il dolore
L'altra Italia oltre l'Atlantico
Scriveva il giovane Luigi Einaudi «non si comprende perché l’Italia abbia voluto cercare un impero in Africa, quando bastava volger lo sguardo oltre l’Atlantico per scoprire che l’Italia un impero l’aveva già».
Era il 1911. L’Italia aveva intrapreso la guerra italo-turca per il controllo di Cirenaica e Tripolitania e divenire così potenza imperiale. L’“impero oltre Atlantico” evocato da Einaudi era l’America Latina, verso la quale a partire dal 1870 e si erano orientati ingenti flussi migratori dall’Italia, proseguiti intensi fino agli anni ’50 del ’900. Così come analoghi flussi si diressero per decenni verso l’east coast di Stati Uniti e Canada. Una vera epopea migratoria ben rappresentata da Edmondo De Amicis in “Dagli Appennini alle Ande” uno dei racconti più popolari del libro Cuore.
Insomma, aldilà dell’Atlantico un’altra Italia, costituita da milioni di italiani e di italodiscendenti, che senza smarrire le loro radici si sono integrati in quelle società, come dimostra l’infinito numero di persone e famiglie dal cognome italiano.
I flussi migratori dall’Italia continuarono intensi anche nel dopoguerra e a partire dagli anni ’60 la ripresa di un forte rapporto con l’America Latina è stato uno degli assi della politica estera italiana. Ne è testimonianza l’Istituto Italo-Latinoamericano (Illa), di cui sono soci istituzionali l’Italia e tutte le nazioni dell’America Latina. Né vanno dimenticati gli intensi rapporti coltivati dalle principali forze politiche con i partiti omologhi latinoamericani, a cui si espresse sostegno e concreta solidarietà quando l’America Latina fu oppressa dalle sanguinarie dittature militari di Pinochet e di Videla. E, infine, la forte cattolicità del continente e la presenza diffusa di ordini e istituzioni religiose hanno anch’esse favorito le relazioni con il nostro Paese.
Legami che oggi vedono l’Italia essere tra i principali partner europei dell’America Latina. Diffusa è la presenza del sistema imprenditoriale italiano e in costante crescita l’interscambio commerciale e gli investimenti diretti.
E sul piano politico la presenza di Brasile, Messico e Argentina nel G20 ha rafforzato la cooperazione con l’Italia sui temi cruciali dell’agenda globale: regole del commercio internazionale, cambiamento climatico, diritti umani, lotta alla criminalità internazionale, multilateralismo. E, infine non va dimenticato il ruolo svolto dalle comunità italiane nel promuovere intense relazioni tra il nostro Paese e il continente latinoamericano.
Di tutto ciò è testimonianza la Conferenza biennale Italia-America Latina e Caraibi, che celebrerà martedì prossimo la sua decima edizione, preceduta da analogo Forum Interparlamentare.
Insomma l’Italia è un naturale partner dell’America Latina in grado di svolgere una funzione di ponte con l’Unione Europea, due continenti che condividono storia, cultura, valori e interessi concreti, con un altissimo livello di integrazione economico-commerciale e di cooperazione. Intense relazioni che appaiono oggi ancor più necessarie alla luce delle sfide globali.
Il più immediato e urgente fronte di cooperazione è il contrasto a Covid19 che sta rapidamente espandendosi in America Latina con conseguenze drammatiche. Lo stanziamento europeo di circa 1 miliardo per sostenere la lotta alla pandemia in America Latina, deve continuare con un comune impegno per garantire libera accessibilità ai vaccini per tutte le nazioni.
Un secondo fronte è il contrasto alla incombente grave recessione, con stime di riduzione del Pil latinoamericano, perdita di esportazioni, espansione della povertà a milioni di persone. Uno scenario in cui decisivo è il ruolo dell’Unione Europea primo investitore diretto nella regione, terzo partner commerciale e con accordi di associazione, di libero scambio o politici e di cooperazione con 27 dei 33 paesi dell’America Latina e dei Caraibi. Strategico è il negoziato in corso per l’Accordo di Associazione UE-Mercosul che prefigura la nascita di un’area atlantica di libero scambio per una popolazione complessiva di 780 milioni di persone. Altrettanto importanti il Global Agreement siglato dalla Ue con il Messico e l’Accordo di associazione Ue-Cile.
E qui si apre un terzo fronte strategico di cooperazione: l’azione comune sulle grandi sfide globali, dal cambiamento climatico – che ferisce duramente lo straordinario patrimonio forestale, idrico e ambientale dell’America Latina – alla lotta alla criminalità organizzata, dalle migrazioni ai diritti umani, da una governance democratica della globalizzazione alla ricostruzione del multilateralismo.
In questo quadro vanno rilanciate le relazioni con le numerose istituzioni di cooperazione regionale – come la Cepal, il Patto Andino, il Gruppo di Lima, la Pacific Alliance, le istituzioni caraibiche (Sica, Cariforum, Caricom) e la recente ProSur – che tutte possono trarre beneficio dalla esperienza di integrazione dell’Unione Europea. Così come l’Unione Europea può offrire un contributo per la stabilizzazione democratica in Paesi segnati da criticita‘ politiche, come il Venezuela, Cuba, Nicaragua.
In conclusione, stanno di fronte a Europa e America Latina sfide ardue e complesse, ma proprio per questo è indispensabile un’alleanza strategica e una cooperazione a tutto campo tra i due continenti, con la consapevolezza che a problemi comuni si devono dare soluzioni comuni.
*presidente della commissione Affari esteri della Camera dei deputati
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google