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I virologi: serve la terza dose: contagi in lieve risalita

I virologi: serve la terza dose: contagi in lieve risalita

Gli esperti sono concordi su efficacia e necessità della terza dose. «Dovrebbero farla tutti se non vogliamo che accada quello che stiamo vedendo in Gran Bretagna»

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Non un’ondata ma una risalita. I dati dell’andamento della pandemia in Italia certificano come i contagi siano in crescita. Nelle ultime ventiquattro ore ne sono stati registrati 2.535 con 30 decessi e un tasso di positività dell’1,1 per cento. Lo scorso lunedì i casi erano stati 1.597 e il tasso di positività stazionava allo 0,7 per cento. L’aumento dei casi, a oggi, impatta in maniera molto leggera sui ricoveri in area medica e per nulla su quelli in terapia intensiva ma la situazione è piuttosto fluida.

INCOMPARABILE AL 2020

Certo che rispetto all’anno scorso, quando non c’era lo scudo dei vaccini, lo scenario è molto diverso: allora i decessi quotidiani erano abbondantemente sopra quota cento, ieri in Italia sono morte trenta persone. Anche tutti gli altri indicatori, dai ricoveri al numero quotidiano di nuovi casi positivi, sono incomparabili. Ma è vero che proprio un anno fa l’escalation che portò a far scattare l’allarme rosso in tutta Italia iniziò proprio a ottobre. Per questo, sottolineano i virologi, bisogna mantenere alta la guardia. L’indice Rt infatti viaggia ormai sulla fatidica soglia di 1, segnale di un momento di espansione dell’epidemia.

VENTI GIORNI PER CAPIRE

Se e quanto l’aumento vertiginoso dei tamponi dovuto all’obbligo del Green pass sia il responsabile principale del nuovo scenario è ancora troppo presto per dirlo. «È chiaro che possa aver influito ma il quadro sarà più chiaro a metà novembre», argomenta Giovanni Maga, direttore dell’istituto genetica molecolare del Cnr. «In questa stagione c’è una circolazione più intensa di tutti i virus respiratori e il Covid non fa eccezione - spiega ancora - mi aspetto che se continueremo con la campagna di immunizzazione l’impatto non sarà forte. Una ripresa importante non sembra essere all’orizzonte».

TERZA DOSE NECESSARIA

Per scongiurare scenari vissuti in passato l’arma principale resta quella della vaccinazione. A tal proposito gli esperti sono concordi su efficacia e necessità della terza dose. «Dovrebbero farla tutti se non vogliamo che accada quello che stiamo vedendo in Gran Bretagna», è il pensiero netto del virologo Andrea Crisanti. «Gli anziani e i fragili sono la priorità», gli fa eco Giovanni Maga. I dati che si stanno accumulando sul campo dimostrano infatti come dopo sei mesi la protezione tenda a scendere, un problema che diventa molto serio per la terza età e gli immunodepressi.

LO SCENARIO VEROSIMILE

Per questo il presidente dell’Istituto superiore di sanità Silvio Brusaferro ieri ha definito «scenario verosimile» la possibile estensione della terza dose a tutta la popolazione. «È comunque sempre importante - ha aggiunto parlando a margine di un convegno a Venezia - acquisire dati, monitorare, valutare la persistenza della risposta immunitaria in tutta la popolazione. Quando avremo evidenze scientifiche queste verranno declinate in chiave operativa». Richiamo rapido per J&JIl coordinatore del Comitato tecnico scientifico che supporta il ministero della Salute, Franco Locatelli, ha invece sottolineato in particolare come «il vaccino Johnson and Johnson abbia ottenuto l’approvazione della somministrazione monodose; in queste ore c’è notizia di una revisione da parte dell’agenzia regolatoria del farmaco americana e forse arriverà anche dall’agenzia europea del farmaco, per la somministrazione di una seconda dose con un vaccino mRna. Anche somministrandolo oltre due mesi non inficia l’efficacia» ha spiegato.

VACCINI AI BAMBINI

Locatelli poi ha negato perplessità o timori sui vaccini anti-Covid per i bambini più piccoli, «anche perché il giorno in cui Pfizer ha dato notizia dell’efficacia del 91 per cento, l’agenzia del farmaco americana ha chiaramente detto che i benefici derivanti dall’immunizzazione superano di gran lunga qualsiasi potenziale rischio. E ricordiamo che nella fascia 5-11 anni si è impiegato un terzo della dose di quella che abbiamo ricevuto noi». Anche MatteoBassetti, professore ordinario all’Università di Genova e direttore della Clinica Malattie Infettive Ospedale Policlinico San Martino, rimarca l’importanza di vaccinare i più piccoli. «Avere la vaccinazione per bambini tra 5 e 11 anni vorrebbe dire proteggere tutta la fascia di studenti che frequenta le scuole, dalle elementari alle medie - ha detto - le società scientifiche di pediatri e infettivologi si sono già espresse, e hanno detto che è bene che i bambini si vaccinano. Se un genitore non vuole vaccinare il figlio, secondo me sbaglia perché quello contro il Covid è un vaccino persino più sicuro rispetto a altri».

OBIETTIVO 90 PER CENTO

Per tenere sotto controllo il Covid nei mesi invernali, Gianni Rezza, direttore della Prevenzione del ministero della Salute, ha indicato un obiettivo: «Dobbiamo raggiungere la soglia del 90 per cento di vaccinati». «Siamo tra i Paesi con l’incidenza più bassa in Europa e nel mondo, grazie alla campagna di vaccinazione e all’uso della mascherina al chiuso - ha concluso - la situazione è molto buona ma non ottimale perché abbiamo ancora alcuni casi e tra 30-40 morti al giorno».

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