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Mps, il sindaco di Siena ci crede: «Le alternative non mancano»

Il sindaco Luigi De Mossi
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Il sindaco Luigi De Mossi

Rottura con Unicredit: Lega e M5s esultano, i sindacati invece temono contraccolpi 

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SIENA. «Se le indiscrezioni fossero confermate sarebbe confermato anche che l’operazione Unicredit avrebbe creato una macelleria sociale a spese dello Stato». A dirlo è il sindaco di Siena Luigi De Mossi, che crede nel futuro. «Credo ancora ci sia la possibilità di trovare strade alternative per dare un futuro solido alla banca più antica del mondo. Da parte nostra continueremo a perseguire quelli che erano e rimangono punti irrinunciabili: la tutela del marchio, dell’occupazione, il radicamento della banca al territorio, anche attraverso il mantenimento della direzione generale a Siena e la tutela del patrimonio artistico e immobiliare. Mi attendo anche che le promesse in campagna elettorale siano mantenute da chi è stato eletto in Parlamento come espressione di questo territorio e ha dichiarato a più riprese di volersi impegnare concretamente per la comunità senese. Noi lo abbiamo fatto e continueremo a farlo».

La Lega canta “Vittoria! ” «La svendita di Mps a Unicredit è saltata – dice il deputato della Lega Guglielmo Picchi –. Merito anche della Lega che ha denunciato l’irrazionalità economica e sociale dell’operazione. Felice che da soli siamo riusciti a bloccare il sacco di Siena con la svendita di Mps e macelleria economica e sociale connessa con l’operazione». Ed esultano anche i deputatidei Cinque Stelle in commissione finanze: «Accogliamo con soddisfazione la posizione del Tesoro. Ora auspichiamo che la trattativa torni su binari normali e che si torni a discutere per trovare la migliore soluzione possibile per il Monte dei Paschi: è necessario pertanto ottenere prima di tutto una proroga dei negoziati per capire se c'è spazio per una mediazione».

Nessun segnale dal Pd. Invece parlano i sindacati. La Fabi teme che il possibile naufragio dell’operazione possa ricadere sui lavoratori. «Vedremo se è saltata o meno la trattativa, così come vedremo se ci saranno sei mesi di proroga, rispetto al 31 dicembre 2021, per l’uscita dello Stato dal capitale di Mps, che qualcuno dovrà ufficialmente chiedere e che sia l’Unione europea sia la Bce dovranno accordare – dice Fabio Sileoni, segretario generale Fabi –. E vedremo pure se tutto questo bailamme è solo una prova di forza. Comunque vada a finire, non deve passare per la testa a nessuno l’idea che il cerino possa restare in mano al sindacato. Non accetteremo tagli di personale se non attraverso prepensionamenti volontari e ci opporremo a qualsiasi tentativo di macelleria sociale». Intanto la First Cisl chiede di «tornare al piano industriale che prevede la ricapitalizzazione della banca da parte dello Stato».

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