Sicurezza
Blocco assunzioni, pronto soccorso ko e medici in agitazione: in Toscana è rivolta in corsia
Esplodono le proteste per le carenze di personale. Anestesisti contro l’Asl: noi trasferiti senza spiegazioni
Firenze. La sanità toscana è in subbuglio. Gli anestesisti rianimatori parlano di «transumanza». Succede che nell’Asl Nord Ovest, ma presto potrebbe accadere anche nelle altre due aziende sanitarie (Centro e Sud Est), questi professionisti vengono trasferiti dal Dipartimento di emergenza urgenza a quello medico-chirurgico-oncologico. «Una decisione che ha poco senso – dice Luigi De Simone, presidente regionale del sindacato di categoria Aaroi Emac e primario a Pisa – la nostra specialità non ha relazione col nuovo Dipartimento, potrebbero esserci ripercussioni sulle prestazioni erogate e sulle liste di attesa». Poi i medici di medicina generale lamentano di essere sotto organico e chiedono di potenziare «i livelli organizzativi per garantire ai cittadini livelli omogenei di cura». E ancora, la Funzione pubblica della Cgil per la Toscana Centro denuncia «il sovraffollamento e il caos organizzativo» al pronto soccorso del San Giuseppe di Empoli, dove in 24 ore sono stati visitati 190 pazienti e una quarantina ha “soggiornato” per più di due giorni sulle barelle e ancora ieri il reparto di emergenza era nel caos con decine di ambulanze incolonnate in attesa di trovare un posto per i pazienti. Nel frattempo la Cisl Firenze-Prato organizza per oggi (dalle 9) un incontro all’auditorium Cisl di Firenze sul tema della riorganizzazione della sanità nel post Covid.
STATO DI AGITAZIONE
Non bastava lo stato di agitazione dei professionisti della sanità (medici, infermieri e oss) proclamato contro il blocco di 2.000 assunzioni. Stop al turnover che l’assessore alla sanità Simone Bezzini definisce «una falsa notizia». «Da agosto – dice – abbiamo fatto più di mille assunzioni, e lo scorso anno c’erano oltre 4.000 dipendenti in più». Adesso anche gli anestesisti rianimatori aprono un altro fronte. Colpa della direzione dell’Asl Nord Ovest (Lucca, Pisa, Livorno, Massa-Carrara), che ha riorganizzato le aree operative inserendo questi medici «in un Dipartimento che è un grande calderone, con tante necessità e diverse specialità, difficile da gestire. Mentre noi siamo prevalentemente deputati all’emergenza urgenza», sottolinea De Simone. Aggiunge il segretario toscano (ed ex presidente) dell’Aaroi Emac, Fabio Cricelli: «I Dipartimenti dovrebbero essere omogenei nei professionisti e nei tecnici, questo medico-chirurgico-oncologico non lo è. La scelta aziendale è inspiegabile. Per la nostra categoria potrebbero cambiare prestazioni e budget. Non viene minimamente riconosciuto il nostro impegno durante la pandemia nelle terapie intensive, in pronto soccorso e nell’emergenza».
NESSUN CONFRONTO
I rianimatori sono pronti alla battaglia e lamentano l’assenza di dialogo con l’Asl. «I colleghi sono molto arrabbiati – ribadisce De Simone – abbiamo scritto all’azienda senza ricevere risposta. Non escludiamo iniziative di protesta». Lo stato di agitazione riguarda 250 anestesisti rianimatori dell’area vasta, in Toscana sono in totale oltre un migliaio. Secondo le stime, mancano in organico tra i 150 e i 220 dottori (e una cinquantina andranno in pensione entro l’anno).
ALLARME MEDICI DI BASE
La Federazione dei medici di medicina generale della Toscana ha scritto al presidente della Regione Eugenio Giani e a Bezzini. Viene chiesta «l’immediata apertura del tavolo tecnico di trattativa regionale per dare attuazione agli obiettivi definiti dall’accordo fra la nostra regione e le organizzazioni sindacali. Accordo necessario per far fronte sia alla situazione emergenziale determinata dalla carenza dei medici a livello territoriale, sia alle ulteriori problematiche che si dovranno affrontare per superare una pandemia non sconfitta». Per la Fimmg «l’accordo deve fare perno sulle precedenti intese sulle case di comunità da edificare con i finanziamenti del Pnrr, che non si trasformino in cattedrali nel deserto».
CAOS A EMPOLI
A denunciare la situazione del pronto soccorso empolese è la Cgil. «Potrebbero essere attivati fino a 16 posti letto di incharge room – scrive – da utilizzare per posizionare pazienti che hanno terminato il loro percorso diagnostico-terapeutico e che sono in attesa di ricovero». Per il sindacato, «la drammatica situazione di lunghe attese e pazienti parcheggiati in barella» coinvolge tutti i pronto soccorso dell’Asl Centro.
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