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Influenza, in Toscana meno vaccini e in ritardo

Mario Neri
Influenza, in Toscana meno vaccini e in ritardo

La Regione riduce l’acquisto di dosi rispetto al 2020 ma spende di più. «I tempi? Calibrati meglio sulla malattia stagionale»

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Firenze. Meno dosi e in ritardo rispetto a un anno fa. La campagna vaccinale contro l’influenza stagionale quest’anno slitterà di quasi un mese rispetto a quella che la Toscana programmò l’anno scorso per scongiurare una pericolosa sovrapposizione fra la più comune delle malattie invernali e una delle crisi pandemiche più gravi affrontate dall’umanità.

Così, mentre il 5 ottobre 2020 prese il via la somministrazione del vaccino contro l’influenza che avrebbe garantito l’immunizzazione a 1 milione e 350mila toscani, questa volta si parte venti giorni dopo, il 25 ottobre, e con circa 400mila dosi in meno. Sono 1 milione e 77 mila quelle acquistate quest’anno a circa 11 milioni di euro, furono 1 milione e 468mila nel 2020 e costarono 8,2 milioni. Esatto, la Regione sconta perfino una beffa: i vaccini costano di più, quasi il doppio. Gli unici due gruppi farmaceutici che li producono, Sanofi e Gsk, hanno aumentato i prezzi dopo aver rilasciato sul mercato vaccini quadrivalenti che garantiscono copertura immunitaria su quattro ceppi influenzali e non più solo su tre. Ma perché la Regione si è accaparrata meno dosi di quelle necessarie a raggiungere il livello di richieste di un anno fa?

Intanto, l’eccezione è stata il 2020. Un anno fa la campagna venne anticipata di un mese rispetto ai tempi standard degli ultimi anni per evitare sovrapposizioni col Covid e che la patologia stagionale si confondesse con i sintomi del coronavirus, spingendo inutilmente in ospedale persone che a quel punto si sarebbero trovate molto più esposte al rischio del contagio, sovraccaricando per di più un sistema sanitario già sotto stress. Non andò così perché poi abbiamo scoperto che distanziamento e mascherine hanno contribuito ad abbattere la diffusione dell’influenza, quasi azzerando i casi. Un effetto che gli esperti credono possa ripetersi anche quest’anno. Ma soprattutto a questo giro ci sono i vaccini anti-Covid.

Per questo in Regione pronosticano che non si ripeterà il boom di richieste. Non ci si aspetta, dunque, un’adesione massiccia. Molti, dopo essersi sottoposti all’iniezione contro il Sars-Cov-2 potrebbero rinunciare a quello per la malattia di stagione. Anzi, si stima che il vaccino anti-influenzale potrebbe tornare ad essere una scelta per 750-800mila persone, più o meno la platea dell’era pre-Covid. Non solo. Se la campagna slitta è per effetto di un rischio calcolato. Da ieri i medici di famiglia, a cui è affidata la somministrazione, possono cominciare a prenotare le prime dosi in farmacia. Si comincia con 285mila dosi di quadrivalente adiuvato che sarà destinato agli ultrasettantenni con due o più patologie. Poi nei primi giorni di novembre la somministrazione scatterà anche per gli anziani delle Rsa e, anche se a rilento, dal 3 novembre per il resto della popolazione, a cui verrà destinato un quadrivalente normale.

Certo, la possibilità di poter fare contemporaneamente la terza dose e il vaccino anti-influenzale potrebbe convincere molti anziani. Ma il tempo c’è. «Negli ultimi anni l’epidemia di influenza esplode a fine dicembre e prosegue fino a gennaio. Il vaccino è efficace dal quattordicesimo giorno e per circa tre o quattro mesi. Farlo troppo in anticipo rischierebbe di lasciare scoperti gli anziani a gennaio e febbraio, i mesi clou», dicono dalla Regione. Ovvio, verrà distribuito gratuitamente solo a categorie precise: gli over 60 o le persone con patologie croniche, (asma, diabete, cardiopatici, immunodepressi ecc.), disabili, donne in gravidanza, al personale sanitario e ai bambini da zero a sei anni. E se ce ne fosse necessità – ricordano dall’assessorato alla sanità – resta comunque il “quinto d’obbligo”, cioè un incremento della fornitura che le aziende farmaceutiche sono obbligate a garantire per contratto.

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