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Il commercio globale e le difficoltà

FRANCO ALFREDO GRASSINI
Il commercio globale e le difficoltà

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Per molti anni, ma soprattutto dopo l’ultima guerra mondiale, il commercio internazionale è stato un fattore di crescita per quasi tutti i Paesi. Vendere oltre il proprio mercato consentiva economie di scala e, quindi, maggiore efficienza, oltre a creare nuova occupazione. Certo vi erano Paesi, si pensi all’autarchia fascista, che non si fidavano degli altri ed erigevano barriere doganali.

Fortunatamente le potenze vincitrici nel 1945 erano profondamente convinte dell’opportunità di un mondo aperto e possibilmente cooperante. Così nel 1948 venne firmato un primo Gatt, in italiano Accordo generale sulle tariffe ed il commercio cui seguì nel 1995 la creazione del Wto ( Organizzazione mondiale del commercio) che ha il compito di emanare regole sugli scambi internazionali di beni e servizi e farle rispettare con procedure di tipo giudiziario.

Molto significativamente nel 1999 anche la Cina è entrata nel Wto e, per ottenerlo, si è impegnata a ridurre dal 21% al 17% la media delle tariffe doganali. In parte per forza propria ed in parte per effetto delle nuove regole le esportazioni di beni che, all’inizio della ripresa dopo l’ultimo conflitto, rappresentavano il 5% del reddito mondiale nel 2019 erano salite al 25%.

Numerosi studi mostrano che, contrariamente a diffuse opinioni, i Paesi poveri sono quelli che hanno beneficiato di più dei maggiori scambi internazionali. Purtroppo gli stessi sono scesi al 20% del reddito mondiale lo scorso anno. I fattori di questa contrazione sono molteplici, ma i principali sono essenzialmente due. Il primo è ovviamente il Covid-19 che ha stimolato la creazione di barriere tra Paesi, tanto più elevate quanto maggiori erano le distanze non solamente fisiche. Il secondo, e il meno notato sino a ora; sono state le politiche sul commercio internazionale adottate dall’ex presidente Usa, Donald Trump. Lo stesso ha cominciato con il bloccare la nomina dei componenti dell’organo giudicante del Wto, ed è andato avanti alzando le tariffe doganali nei riguardi della Cina. Ha, inoltre, minacciato di farlo anche per altri Paesi che, a suo avviso, contrastavano gli interessi degli Usa.

Tali politiche hanno spinto numerosi altri Paesi a fare attenzione alla provenienza di alcuni beni ritenuti essenziali e a cercare di produrli in casa o acquistarli da nazioni politicamente vicine. In particolare si è cominciato a considerare quanto la competitività di un prodotto commerciato internazionalmente sia dovuta a sussidi pubblici ed a limitarne gli acquisti.

In sostanza il commercio internazionale non è più, e sempre, libero. Poiché lo stesso è stato uno dei fattori principali dello sviluppo negli ultimi decenni, dobbiamo sperare l’interesse generale prevalga e gli scambi crescano anche se qualche azienda, gruppo e nazione un poco ne soffre.

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