La manifestazione
Dieks, l'ibis eremita uccisa da un bracconiere a un passo dalla salvezza
Sarebbe diventata la fondatrice di una nuova colonia di Ibis eremita. Invece, il volo di Dieks si è interrotto per sempre nei boschi di Figline Valdarno. Cercava di raggiungere l'oasi nella terra della laguna, ma non è mai arrivata
FIGLINE VALDARNO. Sarebbe diventata la fondatrice di una nuova colonia di Ibis eremita. Invece, il volo di Dieks si è interrotto per sempre nei boschi di Figline Valdarno. Cercava di raggiungere l'oasi di Orbetello, dove con altri esemplari della sua specie avrebbe passato l'inverno, ma non è mai arrivata. Dieks è stata uccisa da qualche cacciatore, è morta dopo almeno due ore di sofferenza, ma per lei ci sarà forse giustizia: il corpo dell'animale è stato recuperato dai carabinieri della forestale e portato a Grosseto, dove si svolgerà l'autopsia.
C'è una denuncia penale che grava su qualche - forse ignaro - cacciatore, o bracconiere, che troverà sfogo come già accaduto nel 2017, quando ci fu una condanna per l'uccisione di una coppia di Ibis eremita, Jedi e Goja, anche loro abbattuti in Toscana nel 2015. «Questi esemplari sono stati reintrodotti in Europa dopo la loro estinzione, che era avvenuta nel Medioevo - spiega Laura Stefani, che fa parte del progetto Walldropteam - Ce ne sono solo 200, tutti monitorati e seguiti tramite Gps». I ricercatori di Walldropteam - che opera nell'ambito di un progetto dell'Unione europea (LIFE+ Biodiversità), con partner in Austria, in Italia ed in Germania - seguono attraverso questo strumento le rotte migratorie degli esemplari in tempo reale (c'è anche un'applicazione gratuita per il cellulare attraverso la quale tutti possono seguire gli Ibis: animal tracker).
«Ed è proprio dal controllo del Gps che ci siamo accorti che qualcosa non andava. Una delle nostre collaboratrici in Austria, che si occupa di monitorare tutti gli uccelli, ha capito che Dieks era in difficoltà, perché non si muoveva, la sua attività era molto ridotta ed era sempre nello stesso luogo. Capita a volte, ma il giorno successivo vediamo del movimento più importante, e ci tranquillizziamo». Questa volta no, questa volta Dieks era di passaggio in Toscana, e i ricercatori sanno che questa regione è molto pericolosa non solo per gli Ibis. Per il gruppo di lavoro sono state ore drammatiche, forse già con la sensazione che qualcosa era andato storto. La caccia era già iniziata, era il 26 settembre, e Dieks come sospettavano i ricercatori, stava morendo. «Probabilmente dopo ore di sofferenza», spiegano.
Un esemplare di solo un anno, che avrebbe dovuto dar vita a una nuova colonia, nei territori della Carinzia, in Austria, o sul lago di Costanza, in Germania, dove gli Ibis passano l'estate. Migrano da soli, o al massimo in coppia, quindi Dieks è morta in solitudine, soffrendo, in un bosco a lei sconosciuto. Aveva solo un anno, ed era la prima volta che passava dalla Toscana. Le è stato fatale. «Era trai primi esemplari che quest'anno avevano iniziato la migrazione - spiega Stefani - su 200, solo 60 per ora sono partiti, e non tutti sono arrivati ancora a Orbetello, perché il cambiamento climatico sta modificando i tempi delle migrazioni. Nell'ambito del progetto, noi insegniamo loro la rotta di migrazione e li monitoriamo una volta che la percorrono da soli».
L'unica soluzione consiste nell'introdurre la Toscana - o almeno una parte dei territori dove sussistono le rotte migratorie - nel Piano d'azione nazionale per il contrasto degli illeciti contro gli uccelli selvatici, varato nel 2017 dal Ministero dell'ambiente. Per adesso, le aree individuate a livello nazionale sono sette (chiamate black spot) ma la Toscana non è in questa "lista nera", tuttavia è riconosciuta come zona ad alta densità di cacciatori, e quindi pericolosa soprattutto sulla costa tirrenica. «L'oasi di Orbetello è molto importante perché molte specie vanno a svernare lì - spiega Stefani - e gli Ibis giovani, come Dieks, a volte restano anche due o tre anni, ripartono solo dopo che hanno raggiunta la maturità sessuale e possono iniziare a riprodursi e dare vita a una colonia». La minaccia più grande per la reintroduzione di questa specie in Europa è rappresentata dalla caccia: «Purtroppo il più grande ostacolo alla realizzazione del nostro progetto e alla conservazione dell'ibis eremita in Italia è il bracconaggio. Solo l'anno scorso sono stati uccisi 5 ibis eremita e tutti in centro Italia - dice Stefani - Noi speriamo che questo ennesimo caso possa finalmente attirare l'attenzione delle autorità competenti in modo da attuare misure efficaci per una lotta serrata contro questo crimine».
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