La manifestazione
La campagna vaccinale e la scia di Dio
Interroghiamoci per un attimo sul concetto di odio sotto vari aspetti: ontologico, filosofico, morale. Chi nasce prima e chi è più forte, l’odio o l’amore? L’uomo è naturalmente cattivo o naturalmente buono? Quale principio e quale forza tengono unito il mondo: il bene o il male? In questi tempi difficili in cui gli italiani e l’umanità intera soffrono per le conseguenze globali di un virus, è fondamentale la coesione sociale per affrontare le difficoltà e superarle.
Cosa accade invece? Per l’ennesima volta si sta creando una contrapposizione che genera odio sociale e che può sfociare in conflitto. La mattina del 12 ottobre scorso, e non è la prima volta, Il Tirreno, in prima pagina, comunicava ai lettori questa notizia a caratteri cubitali: Cisanello, lo sfogo della primaria: «Mi ritrovo 7 no-vax in corsia, ma hanno sospeso me per una svista». Trovo lecito pormi la seguente domanda: perché un direttore permette di attirare potenziali lettori con questi titoli? I giornali amano la notizia sensazionale, ma è corretto riferirsi a persone che in questo caso sono medici professionisti, gli stessi che insieme con gli infermieri si sono trovati in prima linea per curare i pazienti, e definirli no-vax? Riporto alcune affermazioni lette in questi ultimi mesi sul web e sui social: Matteo Bassetti, infettivologo: «Tutti i vaccinabili siano immunizzati con le buone o con le cattive»; Davide Parenzo, giornalista: «I rider dovrebbero sputare nel cibo dei no vax»; Eugenio Giani, presidente della Regione Toscana: «No vax fuori dai luoghi pubblici»; Selvaggia Lucarelli, opinionista: «Vorrei vederli ridotti in una poltiglia verdastra».
Queste sono solo alcune dichiarazioni, perché, se si digita la parola no-vax, sul web si apre un mondo. Come sta operando l’informazione assieme a una grossa parte della politica e della televisione? A mio avviso si sta alimentando un clima di scontro, favorendo persino odio e, infine, disinformando. Vorrei porre perciò un quesito: se dei medici e infermieri decidono in coscienza di non sottoporsi alla vaccinazione, sono dei visionari? Qualcuno non pensa che le loro ragioni possono essere fondate? Nessuno sa realmente quello che succede; ognuno in coscienza decide di agire nel migliore dei modi, senza per questo dover finire nel mirino di odiatori seriali sui social o in Tv.
L’incertezza che domina questo tempo sta amplificando la paura di coloro che non si allineano al pensiero unico, facendo nascere il bisogno di scaricare su determinate categorie (prima migrante o ebreo, gay o musulmano, disabile o nero, adesso anche no vax ) tutto l’odio e la rabbia repressa. C’è consapevolezza di quanto sta accadendo sui media? Il giornalismo dovrebbe indagare la verità e non allinearsi a un’opinione.
Il virus può essere curato, centinaia di medici hanno condiviso questa esperienza. Perché continuare la caccia alle streghe, ovvero i no-vax? Mi sembra quanto mai ardito attribuire l’etichetta di no-vax a medici che si presuppone abbiano competenze scientifiche, che fino a ieri hanno curato i loro pazienti e adesso vengono additati come criminali.
È un atto lesivo della dignità di persone che hanno il diritto di decidere della propria salute. E questo vale per tutti coloro che per ragioni personali hanno preferito procrastinare o soprassedere sulla scelta di sottoporsi alla somministrazione di un farmaco non privo di gravi effetti avversi e che, fra l’altro, è stato autorizzato dall’Ema sul presupposto, errato, dell’assenza di cure alternative.
Vorrei concludere ricordando una frase di Jean-Claude Juncker, ex presidente della Commissione europea: «Nella nostra Unione non può esserci spazio per la discriminazione, sia essa fondata su nazionalità, genere, origine razziale o etnica, religione o convinzioni personali, disabilità, età o orientamento sessuale ovvero diretta ai membri di una minoranza».
Bisognerebbe spingere le persone a riflettere invece di continuare a somministrare notizie tendenziose e fuorvianti che fanno più male che bene. I giornalisti hanno una grande responsabilità verso i lettori.
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