Il Tirreno

Toscana

CONTROCOPERTINA

La sfida di Paolo: restituire il sorriso con una parrucca

Alessandra Vivoli
Il parrucchiere e parruccaio Paolo Vignali nel suo salone con alcune delle sue creazioni
◗
Il parrucchiere e parruccaio Paolo Vignali nel suo salone con alcune delle sue creazioni

4 MINUTI DI LETTURA





Colorate e gonfissime: per le drag queen, per i loro spettacoli fuori dagli schemi. Castane, con i riflessi dell’autunno e un taglio scalato, che fa risaltare gli occhi: per le donne ammalate di tumore, quelle che affrontano il calvario della chemioterapia.

Le parrucche di Paolo Vignali sono un simbolo: sono la mano tesa per chi decide, attraverso i capelli, di rivendicare la propria libertà sessuale. E anche per chi vuole rivendicare la volontà di non cedere a una malattia terribile che ti porta via una parte della tua identità. La tua femminilità. I tuoi capelli.

«Quando ho messo una delle mie prime parrucche sulla testa, calva, di una cliente ho visto che le stavano scendendo le lacrime. L’ho sentita irrigidirsi, incurvare le spalle. Allora è stata questione di un attimo: ne ho presa un’altra di parrucche, rosa fluo, di quelle che faccio da sempre per le drag queen. A quella giovane donna che poco prima sembrava sul punto di cedere al dolore, sono riuscito a strappare un sorriso. Queste sono le soddisfazioni del mio lavoro».

Paolo Vignali, 52 anni portati con allegria, parla del suo mestiere con emozione. Della sua "mission" di parrucchiere (taglio, messe in piega e colpi di spazzola) e, da qualche anno, orgogliosamente, anche di quella di parruccaio: con tanto di attestato della più prestigiosa scuola di Milano.

Nel suo negozio, nel cuore di Marina di Massa, crea per tanti volti la cornice, quelle chiome preziose che la cura per il tumore spesso porta via con sè. Lasciando invece un carico di dolore e di brutti pensieri. «Ci sono passato anch’io - racconta Paolo - ho avuto un tumore e quando ero seduto, con la flebo della chemio sul braccio, mi trovavo accanto a donne disperate che piangevano per la perdita dei capelli. È vero, in quel momento si rischia di morire, ma non si può non pensare che uno dei segni della malattia, quello che ti rende vulnerabile ogni giorno davanti allo specchio, è proprio il rimanere calvi. Io ci ho pensato tanto e ho capito che dovevo fare qualcosa».

Paolo Vignali con forbici, spazzola e parrucche aveva già una lunga esperienza. A soli 25 anni cominciò a realizzare le prime "cofane", quelle esagerate, colorate e cotonate per gli spettacoli delle drag queen: «ho iniziato curando il look per una di loro, una mia amica, e non ho più smesso».

Quelle chiome tanto speciali nate per gli show esagerati hanno dato a Paolo l’input per creare altre parrucche questa volta per far sorridere le donne in cura per il cancro. Per farle sentire normali.

«Io non voglio sapere di storie - dice in tono perentorio Paolo - le donne a cui faccio la parrucca devono venire ogni settimana a fare la messa in piega. Ho creato per loro una postazione che assicura un po’ di intimità ma non è staccata dal salone. Non è nascosta. Non è giusto che lo sia perché non c’è proprio nulla di che vergognarsi».

Ed è proprio fra le quattro mura di quello che definire negozio sarebbe davvero riduttivo, che avvengono piccoli e semplici miracoli quotidiani. «Succede che alcune clienti, soprattutto quando fa caldo, decidano, spontaneamente, di non tenere il turbante in testa mentre metto in piega e sistemo la loro parrucca - racconta Paolo - Restano così, con la testa calva e chiacchierano serenamente con le altre signore che sono in attesa o in posa con il colore. Questi sono momenti importanti: la malattia in quel momento passa in secondo piano e vince la sensazione di normalità, quella che spesso è solo una chimera per le donne che stanno affrontando il percorso della chemioterapia». E la parrucca diventa anche un oggetto di scambio solidale: «Prima di tutto dobbiamo dirlo che la Regione Toscana fa molto per queste donne, con contributi importanti per l’acquisto dei capelli nuovi. Quando poi, e per fortuna, non ne hanno più bisogno io consiglio loro di donare la parrucca: rimessa a posto può diventare un aiuto importante per tante altre donne».

Così, con l’estro delle sue mani, Paolo ogni giorno affronta una sfida: dare un piccolo contributo alle donne alle prese con il cancro. «Ho vacillato solo una volta, quando mi hanno chiesto una parrucca per una bambina - ricorda Paolo - Non gliel’ho poi mai fatta quella parrucca, non è mai venuta nel mio salone ma, pensando a lei, ho deciso di rasare a zero le Barbie e metterle in negozio, con tante parrucche colorate. Perché per una bambina dovrebbero esistere solo il gioco e il colore. Non le parrucche».© RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Lutto

Addio a Fabio Vantaggiato, direttore generale di Gesam Reti

di Redazione Lucca